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Home / Politica / Mumbai, terroristi legati ad al Qaeda: usato il metodo "Carlos"
Thu, 27 Nov 2008 17:25:00

Mumbai, terroristi legati ad al Qaeda: usato il metodo "Carlos"




Il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti. “La tipologia, l’organizzazione meticolosa messa in campo e le modalità operative di questi atti terroristici sembrano rendere altamente probabile che dietro gli stessi vi possa essere la mano di al Qaeda"



 

Dietro agli attacchi a Mumbai c’è la longa manus di al Qaeda. È questa l’opinione comune che prende sempre più piede tra i vertici delle intelligence occidentali, analizzati i primi dati giunti dall’India. I responsabili materiali delle azioni sono, come ha riferito il direttore generale del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) Gianni De Gennaro “formazioni jihadiste autonome, che rimandano a circuiti di al Qaeda”. Cioè sarebbero legate e ispirate alla rete terroristica di Osama bin Laden. A riprova di ciò, ci sono diversi elementi: gli attacchi sono avvenuti a pochi giorni di distanza da alcuni messaggi - che il medico egiziano Ayman al-Zawahiri aveva diffuso su internet -, in cui si minacciano nuovi attentati contro gli Stati Uniti e i loro alleati, e si esortano i fedeli a combattere la jihad (guerra santa) contro gli infedeli. E, a Mumbai, i terroristi hanno attaccato i luoghi a più alta concentrazione di occidentali. Non solo. I miliziani, una volta entrati nei due hotel (Taj Mahal e Oberoi), hanno concentrato la loro attenzione soprattutto sui cittadini statunitensi e britannici. A rivendicare le azioni sono stati i Mujahideen del Deccan, come ha riferito in un’informativa urgente alla Camera il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti. “La tipologia, l’organizzazione meticolosa messa in campo e le modalità operative di questi atti terroristici sembrano rendere altamente probabile che dietro gli stessi vi possa essere la mano di al Qaeda - ha spiegato -. Naturalmente, si renderà necessaria nei prossimi giorni un’analisi più approfondita sugli avvenimenti che ieri sera hanno preso di mira la capitale economica e finanziaria dell’India”.

A supportare le parole di Scotti, il fatto che un’operazione di questo tipo è stata pianificata con largo anticipo e che i terroristi dovevano conoscere nei dettagli i tempi di risposta delle forze di sicurezza locali. Una piccola e semisconosciuta formazione come i Mujahideen del Deccan da sola non sarebbe mai stata in grado di raccogliere le informazioni sufficienti, né tanto meno di affrontare lo sforzo logistico necessario all’operazione. Serviva necessariamente l’appoggio – anche esterno – di una struttura terroristica ben radicata e dotata di diverse cellule nell’area. Inoltre, fa pensare il modus operandi dei miliziani. Questi hanno usato tecniche tipiche della guerriglia venezuelana e del terrorismo degli anni’70 di Carlos Ilich Ramírez Sánchez, conosciuto anche come “Carlos lo sciacallo”. I terroristi sono arrivati su alcune barche. In prossimità della riva si sono trasferiti su dei gommoni e hanno attraccato davanti al monumento dei Cancelli d’India. Poi, hanno rubato dei veicoli, tra cui un furgone della polizia, e si sono divisi in tre gruppi per dare il via agli attacchi. Il primo è stato quello che si è occupato del “diversivo”. Cioè si è diretto al Cafe Leopold (a sud di Mumbai) e ha cominciato a sparare indiscriminatamente tra la folla. Appena la polizia ha cominciato a confluire nell’area, i terroristi si sono spostati a nord, nella stazione della Cst, trascinandosi dietro le forze di sicurezza locali.

Nel frattempo, gli altri due gruppi si sono diretti immediatamente al Taj Mahal e all’Oberoi, dove hanno dato il via ai raid, asserragliandosi poi all’interno dei due edifici. Appena entrati nelle hall dei due hotel, i terroristi hanno circondato gli ospiti degli alberghi e hanno chiesto chi di loro fosse cittadino britannico o statunitense. Dopo pochi minuti hanno preso in ostaggio numerose persone. Una volta che i due edifici erano stati “conquistati”, il primo gruppo si è trasferito prima al Cama hospital, dove ha continuato a creare il caos. E poi, infine, alla Chabad House, dove vivono diverse famiglie di religione ebraica. Come fece “Carlos” in diverse occasioni (vedi l’assalto al quartier generale dell’Opec a Vienna il 20 dicembre 1975), i miliziani hanno creato un diversivo, seminando il terrore con le granate e gli spari in mezzo alla folla, per poter invece in tutta tranquillità portare a termine i loro veri scopi: prendere in ostaggio il maggior numero possibile di cittadini statunitensi e britannici e ottenere la massima visibilità mediatica.

Secondo fonti della polizia locale, tutti i terroristi sono molto giovani. Presumibilmente sono ragazzi formati in qualche madrassa (scuola coranica) in India o nel vicino Pakistan. Proprio la loro età, e quindi la mancanza di esperienza, è un ulteriore elemento che fa pensare a una mano invisibile – ma presente – dietro a loro. Una conferma in questo senso l’ha data anche il premier indiano Manmohan Singh il quale in diretta televisiva ha affermato: “Appare evidente che il gruppo che ha lanciato gli attacchi, ha il suo quartier generale al di fuori dell’India ed è determinato a portare avanti un unico progetto: vuole portare la distruzione nella capitale finanziaria del Paese”. L’India, infine, come ha confermato lo stesso Scotti alla Camera “è sempre più nel mirino delle organizzazioni terroristiche. Dall’inizio dell’anno si è raggiunta la cifra di circa 800 vittime civili del terrorismo nel Paese (oltre duemila, se si includono forze dell’ordine e gli stessi terroristi). Gli attentati – ha spiegato il sottosegretario agli Esteri -, colpiscono di preferenza affollati centri urbani, caratterizzati dalla presenza di grandi minoranze islamiche e di forti tensioni tra queste ultime ed i bracci politici del fondamentalismo induista. La materia è già da mesi al centro del dibattito politico interno indiano. Il Partito del Congresso al potere è già da mesi sotto forte pressione da parte dell’opposizione nazionalista. Tale tema è destinato ad influenzare anche la campagna elettorale, già in corso per cinque importanti Stati che si recano alle urne da qui a dicembre”.


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