La vicenda è legata alle frasi e al gesto con il dito alzato da Bossi durante il congresso della Liga Veneta-Lega Nord a Padova
Umberto Bossi sarà perseguito per il reato di vilipendio, per le offese all'inno di Mameli, ma dalla magistratura ordinaria. Sono le conclusioni del procuratore aggiunto di Venezia Mastelloni al tribunale dei ministri sull'episodio nel quale Bossi mostro' il dito medio alzato riferendosi all'Inno d'Italia. Per il magistrato, la competenza e' dell'autorita' giudiziaria di Padova in quanto l'ipotesi di reato si riferisce ad una attivita', un comizio, distinta da quella di ministro.
La vicenda, che aveva suscitato un vespaio di polemiche e prese di posizione a livello politico, è legata alle frasi e al gesto con il dito alzato da Bossi durante il congresso della Liga Veneta-Lega Nord a Padova. In quell'occasione, il leader della Lega aveva offerto alla platea dei militanti leghisti un passaggio dal forte valore polemico su quella parte dell'inno di Mameli che parla dell'Italia «schiava di Roma». «Non dobbiamo più essere schiavi di Roma - aveva affermato Bossi - L'inno dice che »L'Italia è schiava di Roma...' Toh! dico io«. E aveva accompagnato le ultime parole con il 'gestaccio'. Un atto che non era passato inosservato e che aveva portato la Digos patavina a inviare una apposita segnalazione alla Procura della Repubblica di Venezia ravvisando l'ipotesi di reato 'ministeriale.'
Da qui, l'apertura di un fascicolo come 'atto dovuto', ma anche l'impossibilità di compiere atti istruttori in quanto la competenza per le ipotesi di reati ministeriali è dell'apposito Tribunale. Il 6 agosto scorso Mastelloni aveva tratto le prime conclusioni trasmettendo il fascicolo al Tribunale del ministri, che ha una delle sedi a Venezia, e ora ha fatto pervenire le sue richieste finali. A sostegno delle sue tesi, il magistrato ha ribadito che l'inno di Mameli deve essere considerato inno nazionale e che è emblema dello Stato: un brano che rappresenta un momento di comunione tra il pubblico e i rappresentanti delle istituzioni civili e militari nel corso anche di cerimonie che onorano la memoria dei soldati e di tutti coloro che sono morti in nome e in onore dell'Italia.
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