Thu, 27 Nov 2008 20:23:00 Bipartitismo, una prospettiva messa in forse da fragilità Pd - di Daniele Capezzone
 Daniele Capezzone, direttore de Il Velino e portavoce di Forza Italia |
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"I destini del Pdl sono anche legati a condizioni oggettive esterne. E il centrodestra non ha motivi particolari per gioire degli errori e dell’incredibile autolesionismo di Veltroni"
di Daniele Capezzone
Il cammino di Forza Italia, di An e delle altre formazioni più piccole che hanno deciso di confluire nel Pdl è ormai spedito e irreversibile: entro metà marzo, è infatti previsto il primo congresso del nuovo soggetto politico, e già a dicembre, in diecimila piazze d’Italia, ci sarà l’elezione popolare di una quota molto rilevante della base congressuale. A ben vedere, con le elezioni dello scorso 13 aprile, l’Italia aveva compiuto un passo deciso verso il bipartitismo. Oltre il 70% degli elettori aveva infatti scelto i due maggiori partiti (Pdl e Pd), e oltre l’80% aveva quanto meno optato per le due minicoalizioni (Pdl+Lega oppure Pd+Idv). Si era dunque vicini a un risultato storico: quello di abbandonare un confuso bipolarismo, basato su cartelli elettorali larghi e rissosi, utili a prevalere nelle urne ma inservibili per governare, per approssimarci al tendenziale bipartitismo proprio dell’esperienza anglosassone e anche, a ben vedere, di alcune realtà europee.
A onor del vero - e questo è un tema politico che meriterà un serio approfondimento nei prossimi mesi - sarà bene che Pdl e Pd si attrezzino (elettoralmente, organizzativamente, culturalmente e mediaticamente) per evitare che Lega e Di Pietro si trovino nella condizione di godere di tutti i “dividendi” dello stare insieme, ma anche di tutte le “royalties” del preservare la propria identità. Ma il problema più serio, per il Pdl, per quanto la cosa possa apparire paradossale, deriva proprio dalla fragilità del Pd. Sarebbe stato e sarebbe quanto mai importante avere entrambi i “cantieri” politici sicuri e operosi. Purtroppo, sul lato del centrosinistra, le cose non stanno così, ed esiste il forte rischio che il Partito Democratico subisca una erosione, avvantaggiando non solo Di Pietro, ma anche consentendo ai “nanetti” di rifarsi vivi alle prossime elezioni europee. Il che non sarebbe tanto rilevante per gli equilibri a Bruxelles (figurarsi), ma rialimenterebbe un circuito politico e mediatico italiano basato su un multipartitismo frazionato e litigioso. Esattamente ciò che gli elettori volevano e vogliono ancora archiviare. Sta qui il fallimento di Veltroni, che – in questi mesi – ha quasi sempre detto la cosa giusta, salvo poi fare quella sbagliata. Aveva detto che sarebbe andato da solo, e invece ha imbarcato l’Idv, che ora lo dissangua; aveva lanciato il Governo ombra, che sarebbe stato utilissimo per stimolare l’Esecutivo oltre che per semplificare i meccanismi della comunicazione, ma non è stato minimamente in grado di animarlo e di renderlo credibile. Come si vede, i destini del Pdl sono anche legati a condizioni oggettive esterne. E il centrodestra non ha motivi particolari per gioire degli errori e dell’incredibile autolesionismo di Veltroni.
Daniele Capezzone* - Italia chiama Italia
*direttore de Il Velino e portavoce di Forza Italia
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