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Pdl, Verdini: nessun cesarismo, alle Europee al 47%
Tue, 02 Dec 2008 07:36:00 Pdl, Verdini: nessun cesarismo, alle Europee al 47%
 Denis Verdini, coordinatore nazionale Forza Italia |
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Secondo il coordinatore di FI, “la tendenza all’innovazione portata da Berlusconi ha contagiato anche la sinistra"
“Forza Italia confluisce nel Pdl, non si scioglie. L’anima di Forza Italia è quello che rappresenta la rivoluzione berlusconiana che dal ‘94 ha cambiato un po’ questo Paese”. Queste le parole di Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, intervistato da Maurizio Belpietro durante la trasmissione “Panorama del giorno”.
Secondo Verdini quello che porterà FI nel Pdl “è un processo lungo, difficile, unico nella storia del Paese. Però - sottolinea - dipende dal risultato del 13 aprile. Gli elettori hanno riconosciuto con grande forza la tendenza bipartitica del Paese, perché il 70 per cento ha votato il 38 per il Pdl e il 32 per il Pd. Hanno chiesto quindi la semplificazione della politica, un chiarimento, una modernizzazione del Paese facendo riferimento alle grandi democrazie occidentali”. E sulle “resistenze nei due partiti principali, Forza Italia e An” Verdini dice che “è un po’ una storia comune nella storia dei partiti. Gli elettori per la prima volta hanno indicato questo simbolo, creato da Berlusconi, con l’adesione dei partiti ancora partiti cioè Alleanza nazionale, Forza Italia e gli altri piccoli che hanno aderito al Pdl. Gli elettori naturalmente hanno una forza straordinaria nell’innovazione della politica, poi ci sono le classi dirigenti che abitualmente gestiscono il consenso ricevuto. In Italia l’introduzione di una leadership carismatica, forte come quella di Berlusconi, ha portato a questa innovazione che ha condizionato anche gli altri partiti, nei nomi e nei simboli”.
Secondo il coordinatore di FI, “la tendenza all’innovazione portata da Berlusconi ha contagiato anche la sinistra. All’interno dei due partiti, Forza Italia e Alleanza nazionale - prosegue -, non ci sono problemi a livello nazionale di partito perché stiamo lavorando gomito a gomito con Ignazio la Russa e con gli altri dirigenti per risolvere i problemi, che naturalmente esistono”. “Quale resterà dei due coordinatori?” domanda poi Belpietro. “Questo verrà deciso - risponde Verdini -. C’è una Commissione statutaria, ci sarà un congresso a metà marzo e lì sarà deciso”. E sui rischi di cesarismo paventati dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, il parlamentare di FI ribatte: “Non penso Fini si riferisse a noi anche perché egli ha aderito con entusiasmo già nei mesi precedenti al 13 aprile. Ricordiamoci che nel 2006 con la discontinuità, con le tre punte non è che noi del centrodestra abbiamo fatto un bel risultato”. Una stagione, sottolinea, “archiviata con 14 milioni di voti”. Dunque “una democrazia moderna si esprime con due partiti principali, Pdl da una parte e Pd dall’altra”?. Sì secondo Verdini perché “se si guardano le grandi democrazie occidentali, gli Stati Uniti, la Spagna, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, con leggi elettorali diverse fra loro e diversa dalla nostra tendono tutte a un bipartitismo che è semplificazione perché la modernità sta nell’alternanza”. E se è vero che non sempre “le somme di due partiti fanno il doppio dei voti”, Verdini non ha dubbi: “Questa volta no. Il 13 aprile è il punto di svolta perché mai nella storia dei partiti due più due fa quattro, invece in quel caso il Pdl ha fatto quattro, anzi 4 virgola qualcosa e l’area di riferimento del Pdl è talmente vasta che noi possiamo puntare al 50 per cento del Paese. Qualche giorno fa - aggiunge - quattro istituti hanno fatto dei sondaggi che alle elezioni europee ci danno in media al 47 per cento”. Appuntamento, dunque, a marzo “per il congresso e per la nascita ufficiale del nuovo partito”.
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