Già nel novembre 2006 scrissi a molti giornali che pubblicarono la lettera (Il Giornale, Libero, la Padania, Il Corriere della Sera), prospettando di denunciare il Sindaco Cacciari per non aver predisposto per tempo tutti quegli interventi atti ad eliminare il fenomeno dell'acqua alta, procurando danni e disagi alla cittadinanza, qualora avessi avuto l'acqua alta in casa. Eccoci qui esattamente due anni dopo con l'opera del Mose ancora da realizzare per il 50%.
Sarà ancor più contento Pecoraro Scanio, come d'altronde Tommaso, il nipotino turbolento del sindaco Cacciari. Hanno avuto ciò che volevano: perpetuare all'infinito il gioco di distruzione della mia casa a Venezia in nome dell'habitat incontrastato delle Folaghe in laguna. D'altronde tutto quel variegato fronte del "NO Mose" combinato dal mondo cultural-chic- radical-nobiliare affratellato con gruppettari-antimilitaristi, ecocompatibili pargoli vagabomndi che non hanno altro da fare che rompere i coglioni alla gente che lavora o che vive di pensione, insomma tutta quella tribale gente omologata nell'impegnata sinistra estremista venezianofona più egocentrica e cittàcentrica dei più accaniti leghisti della Val Brembana, hanno fatto aprire un procedura d'infrazione contro l'Italia perché il cantiere Mose ha fatto disattendere la normativa sulla salvaguardia degli uccelli in laguna!
Se me lo dicevano, a casa mia, bilocale a pianterreno ereditato dai vecchi, per il quale pago l'Ici (come seconda casa) ospitavo qualche gabbiano, visto che è entrata l'acqua per una ventina di centimetri. Se le previsioni, che erano state fatte a 120, fossero state giuste, avrei potuto allertare i miei parenti, ma anche quel servizio di previsione si è dimostrato gestito da dilettanti pressapochisti.
Invito alla fine il Sindaco Cacciari a non fare troppo il saccente spiritoso, dicendo che non è il caso di decretare lo stato d'emergenza, perché egli abita ai piani "alti" e tramuta la disgrazia dell'alluvione in un giochetto per bambini deficienti che si può superare premunendosi di stivaloni. Poi si lamentano che i veneziani se ne vanno via da Venezia, città che si tramuta sempre più in una Venezialand da parco giochi. Io rappresento, per esempio un veneziano di ritorno, che vorrebbe ritornare nella cità natale, ma come caspita si fa in queste condizioni!...
A commento sull'importanza del progetto Mose porto la testimonianza di Indro Montanelli, che dopo l'alluvione del 1966 (durante la quale ebbi l'acqua dentro casa per circa mezzo metro) scrisse (Venezia, caduta e Salvezza - Sansoni):
"Salvare la laguna (della Serenissima Repubblica)significava rendere permanente l'equilibrio precario fra terra e mare... Il compito fu affidato ai "Magistrati delle acque" investiti di poteri quasi assoluti, ma anche di responsabilità altrettanto assolute... Costoro presero decisioni da far tremare chiunque. La Laguna era in pericolo di morte: i tre fiumi- il Piave, il Brenta e il Sile- la stavano lentamente colmando col loro limo. Venezia sembara avviata alla sorte di Ravenna. I Magistrati decisero di deviare i fiumi e farli sboccare in mare fuori dalla laguna. Discussioni e polemiche andarono avanti per decenni. Molti ritenevano irrealizzabile, coi mezzi di allora, il progetto. Come dimensioni, in effetti, l'impresa era simile allo scavo del canale di Panama. Ma i Magistrati tennero duro e, assumendone piena responsabilità, diedero il via ai lavori. Quanti decenni, quanti miliardi (di allora) e quante vite umane siano costate, non so. So solo che quel miracolo fu dovuto in parti uguali all'abnegazione del popolo, alla sagacia dei governanti e alla coscienza di una burocrazia che per il proprio dovere sapeva rischiare non soltanto il "posto" ma la pelle (i veneziani di allora erano gente seria e avevano la forca facile).
Salvata dalla minaccia della terra,... i veneziani risolsero il problema (del mare) con vari accorgimenti. Anzitutto costruirono una serie di difese a mare, dalle palificate ai "murazzi" per impedire che il mare si aprisse altri ingressi travolgendo lo sbarramento naturale dei "lidi" ... tra Chioggia ed il Lido. I murazzi erano costruiti come scalinate che spingevano i loro ultimi gradini per parecchi metri dentro il mare.... Per il mantenimento di questo delicato equilibrio, Venezia non badava a spese né a castighi... E un decreto del Senato del 1505 comminava cento ducati di ammenda (cifra colossale) a chiunque, non essendo professore o savio alle acque, si occupava della laguna. Insomma era proibito perfino parlare" (per non creare false illusini o paure eccessive).
Roberto Pepe - Italia chiama Italia