Le vicende di queste ultime settimane cambieranno a mio avviso l’approccio del centro-destra verso le gerarchie ecclesiastiche e verso il mondo cattolico.
Al tempo stesso assistiamo ad un virulento attacco da parte di Famiglia Cristiana e del suo direttore Don Sciortino contro il nostro premier definito dall’autorevole settimanale come «indifendifibile» a causa delle sue presunte frequentazioni.
Il Quotidiano «Repubblica» getta benzina sul fuoco e ospita ogni giorno interventi di esponenti cattolici che biasimano la condotta di Berlusconi.
Il quotidiano romano invita le autorità ecclesiastiche ad esprimere un duro giudizio sulla condotta del presidente e viene ricordata la probità di Romano Prodi.
Franceschini si sta facendo paladino di questa nuova «campagna moralizzatrice» e, a mio avviso, assistiamo ad un ritorno del dossettismo in politica.
D’altro canto l’idea ispiratrice del Pd é proprio questa; ispirarsi a grandi figure del cattolicasimo italiano come Don Milani, La Pira e Dossetti per mettere d’accordo le due anime del paese: i cattolici e comunisti.
Sembra di tornare indietro di sessant’anni a quel clima di convergenze e di connivenze tra Togliatti e la sinistra demo-cristiana che in nome di un dialogo tra le masse lavoratrici cattoliche e comuniste, mise una cappa pesante nella società italiana nell’immediato dopo-guerra.
Furono i diktat americani a spezzare quel clima, imponendo a De Gasperi di scaricare i comunisti, sconfessando di fatto l’opera di Dossetti che abbandono’ per protesta la vita politica e si ritiro’ in convento.
Ci fu poi un ritorno del catto-comunismo nel 1968, l’anno della contestazione giovanile. E fu un cocktail esplosivo! Giovani cattolici, molti laureandi alla Cattolica di Milano, abbracciarono l’ideologia comunista dando vita alle Brigate Rosse e alla stagione piu’ buia della democrazia italiana.
Era l’epoca delle convergenze parallele, del compromesso storico, della solidarietà nazionale. I soli che seppero opporsi a questa deriva della democrazia italiana furono Bettino Craxi e Marco Pannella, oltre a Giorgio Almirante, che era escluso dall’arco costituzionale.
Pannella aveva ereditato la tradizione migliore del pensiero laico e liberale italiano che si rifaceva ad Ernesto Rossi, Marco Pannunzio e al gruppo del «Mondo». Pannella sconfisse i clericali nel 1974, vincendo la battaglia referenderia sul divorzio e aprendo una nuova stagione per i diritti civili e le libertà individuali.
I comunisti vedevano con molto fastidio le battaglie radicali, considerate come capricci di «borghesi annoiati» e bollarono Pannella di «radical-fascista».
Bettino Craxi ebbe il merito di rompere il consociativismo e aprire una terza via, riusci’ ad affermarsi a livello internazionale per la sua statura politica ma non fece attenzione alla corte che lo circondava.
Si comincio’ a parlare di nani e ballerine, delle notti «brave» di De Michelis e l’operazione «mani pulite» servi’ a regolare i conti con Craxi e il Partito Socialista fu spazzato via dalla geografia politica italiana.
Silvio Berlusconi ha provato in seguito a ripercorrere le orme di Bettino Craxi, di cui era amico ed estimatore, ma anche a lui una certa parte dell’ «intellighenzia italiana» ha riservato un trattamento rude ed ostile.
Furbescamente Berlusconi pensava che bastasse condurre una politica filo-clericale per essere al riparo da ogni minaccia; partecipare al Family-Day, favorire una discutibile legge sul testamento biologico, assicurare finanziamenti alle scuole cattoliche, assoldare Comunione e Liberazione, prendere le distanze da Pannella. Ma tutto cio’ non ha impedito l’esplodere di uno scandalo che é destinato a lasciare una ferita profonda.
Cio’ che Berlusconi fa fatica a capire é che il catto-comunista é una figura dura a morire nella società italiana. Il catto-comunista é contro le tecniche anti-concezionali, ama le feste parrocchiali e quelle dell’Unità, va a letto presto e va a messa la domenica mattina. Dice di odiare la pornografia, ma non disdegna di guardare un filmino di nascosto, e odia o fa credere di odiare il lusso, ama le vacanze in tenda e il cibo biologico.
I giovani militano rigorosamente nei boy-scout o in comunione e liberazione. Amano i campeggi, condannano le campagne pubblicitarie contro l’Aids per un sesso sicuro, ma sotto le tende in cui dormono, durante i campeggi, accadono cose inimmaginabili.
Le ragazze di solito sono le prime della classe, precisine e bravine a cui gli altri darebbero fuoco se non che a volte possono tornare utili per i suggerimenti. Fanno vita di parrocchia e ovviamente molto volontariato.
Odiano la società materialista ed edonista e sono sempre pronti a farti un sermone sulla morale. Oggi poi, davanti al dilagare dell’integralismo mussulmano in Europa, diffondono il cretinismo multi-culturale.
Il cretino multi-culturale difende l’impiegata che a Torino vuole lavorare indossando il velo islamico, giudica Oriana Fallaci una pericolosa estremista, non sa fare la differenza tra l’inopportunità delle vignette anti-islam e la violenza contro la libertà di stampa. Il cretino multi-culturale adotta un buonismo generico e dannoso ed é privo di una vera cultura repubblicana.
Nicolas Sarkozy nel discorso di Versailles ha ribadito l’importanza della laicità dello Stato, condannando l’uso del burqua islamico, considerato come segno di avvilimento e di sottomissione della donna.
Il cretino-multiculturale condanna il colonialismo ma tace sulle barbarie delle mutilazioni genitali, della lapidazione delle donne e sulla poligamia.
Sotto sotto non mi dispiace affatto che Mario Mauro sia stato trombato da Sarkozy e dalla Merkel per il posto di presidente del parlamento europeo. L’Europa si dimostra molto piu’ avanzata dell’Italia e respinge i candidati ultra cattolici come accadde con Buttiglione.
Gianfranco Fini ha dimostrato molto coraggio a smarcarsi da una politica troppo filo-clericale e la lettera che Pannella gli ha inviato spero sia l’inizio di un rapporto ritrovato con la parte migliore del liberalismo e dal laicismo italiano.
E’ ora di scrollarsi di dosso l’eredità del sessantotto. L’Italia é la laicità. L’Italia deve essere libertà di coscienza e di espressione. Questi valori non sono negoziabili.
L’Italia é una repubblica, una ed indivisibile dove il comunitarismo non deve trovare spazio.
Bisogna parlare di Nazione, di Repubblica, di Patria, riscoprire tutti quei valori che l’universalismo cattolico e marxista hanno affossato. A costo di riprendere a fare leggere «Cuore» di De Amicis nelle scuole.
L’Italia deve essere morale, ma non moralista!
Andrea Verde - Italia chiama Italia