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Mazzella scrive a Berlusconi: Caro Silvio, ti inviterò ancora
Wed, 01 Jul 2009 19:42:00 Mazzella scrive a Berlusconi: Caro Silvio, ti inviterò ancora
 Luigi Mazzella |
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''Caro presidente, l'amore per la liberta' e la fiducia nella intelligenza e nella grande civilta' degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco"
''Caro presidente, caro Silvio...''. Con una lettera aperta al premier Silvio Berlusconi il giudice della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella, garantisce all' ''amico di vecchia data'' che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall'Idv, non e' stata la prima e ''non sara' certo l'ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre liberta' personali''. Mazzella - in uno dei passaggi della missiva - esprime una certezza: ''l'amore per la liberta' e la fiducia nell'intelligenza e nella grande civilta' degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco''. Ecco il testo integrale della lettera aperta a Berlusconi scritta dal giudice costituzionale Luigi Mazzella. ''Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perche' cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorera' il contenuto, di averti inviato una missiva 'carbonara e piduista', secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto 'umano' di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei''
''Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civilta' e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena e' sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioe' possibili 'spioni', come li avrebbe definiti Toto'. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - e' sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La liberta' di cronaca e' una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori e' ben altra! Soprattutto quando il fine non e' proprio nobile''. ''Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sara' certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre liberta' personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non e' stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come e' giusto che sia, alte personalita' dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico''.
''Caro presidente - conclude la lettera -, l'amore per la liberta' e la fiducia nella intelligenza e nella grande civilta' degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuera' ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potra' invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto''.
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