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Thu, 02 Jul 2009 10:30:00

Partito Democratico: una telenovela con sorpresa finale?


Debora Serracchiani, deputato Pd a Strasburgo: ieri, con alcune sue dichiarazioni a Repubblica, ha scatenato un vespaio di polemiche tuttte interne al Pd


"Preoccupa che neppure i quarantenni riunitisi al Lingotto abbiano saputo suggerire qualche criterio per la selezione dei dirigenti e dei parlamentari"




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"Preceduta da una meritoria resa dei conti fra Veltroni, che ancora adesso non ha capito quanto la sua cavalcata dell’estate 2007 abbia indebolito il governo Prodi, e l’ex-Primo ministro, al quale nessuno evidentemente ricorda che è colpa sua non avere mai voluto diventare leader del Partito Democratico, è iniziata la telenovela dell’elezione (per favore, NON delle primarie!) del prossimo segretario del PD. In quindici anni, mentre la leadership del centro-destra rimaneva invariata, sono venuti e passati cinque segretari del PDS-DS-PD e cinque ex-Primi ministri e candidati alla carica. Non basterà al PD riempire le pagine dei giornali estivi con il confronto fra Franceschini e Bersani, fra vecchi, mezz’età e giovani, fra “antichi” e “novisti”. Non servirà a nulla, come fece il commesso viaggiatore Veltroni, propagandare un programma bellissimo che, dall’opposizione, non ha nessuna probabilità di essere attuato. En attendant il terzo uomo o più probabilmente la terza donna, la Direzione Nazionale ha già posto dei paletti costrittivi che danno troppo potere ai non molti iscritti al partito e lo tolgono a coloro che, invece, dichiarandosi elettori del PD, vorrebbero anche eleggerne il leader". A scrivere è Gianfranco Pasquino, in un articolo pubblicato sul Velino, agenzia nazionale diretta da Daniele Capezzone.

"In una efficace divisione del lavoro - continua Pasquino -, le politiche dovrebbero essere formulate dai gruppi parlamentari del Partito Democratico, anche tenendo conto di quello che il governo in carica, fa, non fa, fa male. I candidati alla segreteria del PD dovrebbero, più appropriatamente, rispondere alle domande che riguardano l’organizzazione del partito, la sua presenza sul territorio, le modalità di selezione del personale politico, l’elaborazione di una cultura politica, la costruzione delle alleanze Finora l’unica risposta chiara, ma assolutamente da sottoporre a verifica, è che, appoggiati anche da esponenti provenienti dal partito altro rispetto alla loro tradizione, sia Franceschini sia Bersani segnalano l’avvenuta, non sappiamo quanto positiva, contaminazione. Davvero poco, se né l’uno né l’altro dicono in che modo questa contaminazione si trasferisce sulla inesistente cultura politica del PD. Meno di niente se non si sa che tipo di partito verrà fuori: federale, da “combattimento”, con modalità flessibili, che non vuole dire depotenziate, di adesione?"

"Preoccupa - si legge ancora sul Velino - che neppure i quarantenni riunitisi al Lingotto abbiano saputo suggerire qualche criterio per la selezione dei dirigenti e dei parlamentari e, eventualmente, anzi, necessariamente, per l’esclusione di una parte ampia di loro (sarà il caso di ricordare che qualcuno, oltre a Veltroni, porta la responsabilità delle sconfitte elettorali). Infine, “correre da soli” è stato un azzardo pagato a caro prezzo, un po’ meno dal PD, un po’ molto dalle sparse membra della sinistra. Che i dirigenti della sinistra “antagonista” siano andati in dorata pensione non provoca nessun dolore. Che gli interessi, le preferenze, gli ideali di molti dei loro elettori siano rimasti senza rappresentanza dovrebbe preoccupare il prossimo segretario del Partito Democratico. Non soltanto senza l’apporto di quegli elettori il Partito Democratico rischia di rimanere all’opposizione per qualche legislatura (non un problema per dirigenti che si cooptano), ma il sistema politico italiano non riuscirà ad avere un’opposizione decente. Allora, non pungolato da critiche e controproposte credibili, neanche il governo funzionerà al meglio. Ecco perché la telenovela su chi sarà il segretario del PD riguarda un po’ tutti".


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