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Antonio Di Pietro “avrebbe ragionissima” a dire che non sta bene che un alto magistrato inviti a casa propria il capo dell’esecutivo, proprio, magari, quando ci sono parecchie pratiche in corso che riguardano lo stesso Premier.
LA LETTERA Mazzella scrive a Berlusconi: Caro Silvio, ti inviterò ancora
“Avrebbe…”, in un serio Stato di Diritto, in un paese chiamato Brigadoom e non Italia, dove nell’ambito della magistratura esistono le corporazioni politiche che si eleggono con i pesi e contrappesi del sistema partitico.
Perché, infatti, il tribuno ex magistrato Di Pietro non se la prende con gli attivissimi magistrati iscritti a Magistratura Democratica? Questi, infatti, non certo secondo un sacro principio superiore di Giustizia, ma secondo la legislazione di compromesso italiana del dopoguerra “non” sono dichiaratamente e volutamente “uguali” di fronte al popolo, potendo iscriversi, manifestare e propagandare l’appartenenza ad un partito.
I magistrati, in quel tempo, proprio per difendersi a vicenda da ciò che poteva avverarsi di lì a poco, avevano la possibilità di suddividersi in sindacati diversi e, quindi, di vagheggiare alcuni, vivente il Partito Comunista, l’avvento di un sistema bolscevico che ha dimostrato, tra l’altro, di essere il più vessatorio contro il cittadino che non si adegui ai propri principi istituzionali.
Quell’accorpamento dichiaratamente di sinistra, ricordo, è l’unica associazione corporativista sindacale che non ha cambiato nome, neanche dopo la Caduta del Muro di Berlino, come ha fatto, almeno il PCI.
E il populista Di Pietro che fa? Se la prende ovviamente con un Magistrato che va a cena con Berlusconi! Quando egli stesso, non aveva smesso la toga (ce lo ricordiamo tutti quel giorno che si spogliò platealmente in pubblico) che già sproloquiava sentenze politiche contro questo o quello. Questa è la forma più pericolosa di utilizzazione della magistratura.
Dobbiamo arrivare ad una legge che vieti ai magistrati di iscriversi a partiti, di manifestare in pubblico la loro fede politica (ed anche calcistica), secondo l’esempio dei militari. E quando, poi, ad un magistrato venga la voglia di fare il politico, sia costretto a dimettersi da qualsiasi incarico, attendendo almeno due-cinque anni prima di essere eletto a qualsiasi carica politica.
Il magistrato deve sottostare in pratica al principio, secondo il quale, "anche la forma, in legge, é sostanza".
Roberto Pepe - Italia chiama Italia