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Tue, 03 Nov 2009 19:30:00

Berlusconi: Non sono ricattabile da nessuno


Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e leader del PdL


Ulteriori anticipazioni dal libro di Bruno Vespa, mentre i legali chiedono il rinvio per il processo sui diritti tv. GUARDA IL VIDEO




 

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Silvio Berlusconi parla ancora tramite il nuovo libro di Bruno Vespa . "Nessuno dispone di armi di ricatto' nei miei confronti". Cio' vale per oggi come per il passato in quanto "non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, ne' mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare". " Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie mi sono subito rivolto all'autorita' giudiziaria", ha sottolineato il premier. Intanto i legali di Berlusconi hanno presentato un' istanza di legittimo impedimento per l' udienza prevista il 16 novembre del processo a Mediaset sui diritti tv, che vede il premier imputato.

I DETTAGLI (dal Velino) Rinvio dell’udienza processuale per legittimo impedimento. È la richiesta avanzata oggi dai difensori del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ai giudici del tribunale di Milano circa l’udienza del 16 novembre sui diritti Tv di Mediaset dove il premier è imputato di frode fiscale. Berlusconi, spiegano i legali, sarà infatti impegnato quel giorno al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma alla presenza di numerosi capi di Stato e di governo. Nell'istanza con cui viene chiesto il rinvio, la difesa spiega che il presidente del Consiglio "intende partecipare a ogni udienza dibattimentale". Intanto Berlusconi ribadisce che non esiste nessun arma di ricatto puntata contro di lui. Lo ha rimarcato rispondendo a una domanda postagli da Bruno Vespa nel libro “Donne di Cuori”. “'La risposta – spiega il premier - vale per oggi come per il passato, in quanto io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, né mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie (vedi il caso Zappadu, nda), mi sono immediatamente rivolto all'autorità giudiziaria”. Berlusconi ha quindi spiegato che la riforma della giustizia resta una priorità dell’esecutivo: “Ogni capitolo del nostro programma di legislatura – dichiara il premier - è stato liberamente sottoscritto da tutti coloro che lo sostengono. Questo vale per la giustizia come, ad esempio, per il federalismo. Sono due materie caratterizzanti, due priorità del nostro progetto politico di trasformazione profonda dell'Italia. Sulle quali ogni parlamentare della maggioranza e' impegnato a pieno titolo”.

Entrando nel merito della riforma giustizia, Berlusconi spiega: “Si tratta di istituire due ordini distinti tra loro per gli avvocati dell'accusa e per i magistrati giudicanti, con due distinti Consigli Superiori, ovviamente mantenendo l'indipendenza della magistratura”. Riforma che investirà anche il Consiglio superiore della magistratura. “In un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell’accusa – rileva il premier - non avrebbe alcun senso un Csm come quello che esiste oggi”. E alla domanda di Vespa se queste modifiche avverranno prima delle elezioni dell'anno prossimo per il rinnovo del Csm, Berlusconi risponde con un “Sì, spero proprio di sì”. Un passaggio del libro è quindi dedicato alla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, vicenda sulla quale il premier commenta: “Quando la Corte bocciò il Lodo Schifani, non accennò alla necessità di sostituirlo con una legge di rango costituzionale. Bocciando il Lodo Alfano la Consulta ha smentito sé stessa e la propria giurisprudenza”.

Nel libro Berlusconi rievoca anche la questione legata al Lodo Mondadori, dal premier definita “una intollerabile estorsione”. Con il Lodo di Ciarrapico, ricorda il presidente del Consiglio, “dovetti subire una imposizione politica da parte dei due più importanti leader del tempo (Craxi e Andreotti, scrive Vespa). Mi dissero: hai tre reti televisive, non puoi mantenere anche la proprietà di Repubblica, dell'Espresso e dei 18 giornali locali. Devi scegliere. Fui costretto ad adeguarmi e scelsi naturalmente le televisioni. Quindi ‘obtorto’, anzi ‘obtortissimo collo’, fui costretto a subire quella transazione nella quale De Benedetti si prese tutto ciò che era politicamente influente ed economicamente più redditizio. A noi restarono i libri e le riviste della Mondadori del tutto ininfluenti sul piano politico”. Aggiunge Berlusconi: “Gli uomini della Cir si alzarono dal tavolo facendo salti di gioia. Io faticai ad alzarmi perché ero sconfortato, deluso, abbattuto. Mi sentivo come uno che aveva subito una intollerabile estorsione”. E sulla recente sentenza del risarcimento di 750 milioni da parte della Fininvest, il premier taglia corto: “È un'ipotesi così assurda che non riesco a prenderla in considerazione. Lei pensi che ai prezzi di borsa del 21 ottobre 2009, tutta la partecipazione Fininvest in Mondadori vale 432,8 milioni”.

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