Il quotidiano online di tutti gli italiani






la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
'Generazione Italia' nasce per unire o per dividere?
Per dividere, non c'è dubbio
Per unire, è giusto confrontarsi anche all'interno del partito
E' l'inizio di un nuovo partito di Fini: mi piace l'idea
Fini sogna palazzo Chigi? Prima o poi si sveglierà
Home / Politica / Immigrati, Fini: Nuova legge su cittadinanza. Cota: Non serve
Tue, 03 Nov 2009 19:59:00

Immigrati, Fini: Nuova legge su cittadinanza. Cota: Non serve




Secondo il presidente della Camera, “una vera integrazione può essere favorita da una nuova legge sulla cittadinanza, destinata ovviamente a quegli immigrati che si sentano realmente coinvolti nella vita della nostra società






Continua il dibattito all’interno della maggioranza sul tema della cittadinanza agli immigrati. A dare la stura sono state alcune anticipazioni del libro-lettera di Gianfranco Fini alla generazione del 1989, dal titolo “Il futuro della liberta”. Per il presidente della Camera, “il ruolo dell'educazione scolastica” sarà “fondamentale” nel processo di integrazione degli immigrati. “Una delle partite decisive – ha scritto - si gioca proprio sugli immigrati di seconda generazione”. Fini ha ammonito che è “nel cuore del sistema formativo, che maturerà o fallirà l'italianizzazione dei discendenti dei primi immigrati. Un fallimento non ce lo possiamo permettere, con buona pace degli xenofobi nostrani”. Secondo il presidente della Camera, “saremo tanto più nazione quanto più riusciremo a integrare le comunità di immigrati legali nel nostro tessuto culturale e civile”. Ma, ha ricordato, “l'integrazione è cosa ben diversa dall'assimilazione, che non rispetta l'immigrato nella sua identità di origine e punta a omologarlo nella cultura dominante del paese che lo accoglie. Ma non favorisce l'integrazione neanche l'errore opposto, quello di un certo multiculturalismo ingenuo e dogmatico che punta a congelare lo straniero nella propria identità”.

Quindi, secondo Fini, “una vera integrazione può essere favorita da una nuova legge sulla cittadinanza, destinata ovviamente a quegli immigrati che si sentano realmente coinvolti nella vita della nostra società; penso in particolare a quei bambini che già studiano nelle nostre scuole. I minori stranieri sono 868 mila. Di questi, ben 520 mila sono nati in Italia. Occorre già da oggi preparare il loro futuro di nuovi italiani. Anche il voto alle elezioni amministrative – ha concluso - potrebbe promuovere l'integrazione, ma solo nella prospettiva della nuova cittadinanza e se è chiaro il principio che ai diritti corrispondono i doveri”. Il tema è stato affrontato anche nel convegno su "Identità nazionale, libertà e responsabilità", promosso dalla fondazione Magna Carta per presentare un manifesto sulla cittadinanza. Durante il convegno, il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ha precisato la sua idea sul tema, contraria a un tipo di cittadinanza “burocratica”, segnata da fattori quantitativi: “Oggi troppo spesso si commette l'errore di parlare di cittadinanza in termini sociologici, dimenticando che nella nostra tradizione giuridica e politica essere cittadini italiani implica l'appartenenza a una comunità nazionale. Dunque, il rapporto tra cittadinanza e idea di nazione è ineludibile”. 

Per Quagliariello, “mettere in guardia nei confronti di facili automatismi nella concessione della cittadinanza, o addirittura di percorsi abbreviati non significa porre in discussione i diritti degli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia, che sono comunque garantiti ad eccezione del diritto di voto attivo e passivo. Significa riconoscere che se la nazione, come dice Renan, è un plebiscito che si rinnova ogni giorno, è impensabile che tale plebiscito possa compiersi fra le mura di un ufficio che attesta burocraticamente il trascorrere del tempo. Sotto questo aspetto, un punto di contatto con la legge Granata-Sarubbi consiste nello spostamento del baricentro valutativo per la concessione della cittadinanza dal profilo burocratico-quantitativo a quello valutativo-qualitativo. Ma qualsiasi discussione - ha concluso il vicecapogruppo Pdl al Senato - non potrà prescindere dal concetto di interesse nazionale: una nazione democratica, fondata su radici etno-culturali ben definite, può cessare di esserlo quando si intaccano i vincoli stessi che tengono unita la sua struttura sociale e quando viene meno il senso di reciproca appartenenza storica”.

 Sul tema della cittadinanza è intervenuto con una nota anche il presidente dei deputati della Lega Nord, Roberto Cota. “Andando tra la gente – ha osservato - non sento nessuno dire che c'è la necessità di modificare la legge sulla cittadinanza per dare la cittadinanza facile agli immigrati. Ti dicono di continuare a lavorare su altro e ti dicono che bisogna considerare i diritti dei nostri che faticano a trovare un posto di lavoro o una casa popolare”. Per Cota, “questa esigenza è un qualcosa di artificiale e non è nemmeno un'esigenza degli immigrati. Ad ogni modo, nel contesto che stiamo vivendo, se qualche norma va introdotta è sicuramente in senso restrittivo. Apprezzo che molti parlamentari la pensino come noi. Ben vengano quindi i dibattiti, ma - conclude Cota - il nostro pensiero è questo”. (Velino)


Italia chiama Italia


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.