Popolo della Libertà PdL, aspettando domenica. Capezzone: "Chi risarcirà Dell'Utri, Berlusconi e il buon nome dell'Italia?" - di Gabriele Polizzi
Qualcuno già obietta che non ci si poteva certo aspettare che due "uomini d'onore" confermassero le rivelazioni di un pentito, o aspirante tale. Fatto sta che nelle deposizioni rese oggi, in videoconferenza dinanzi alla seconda sezione della corte d'appello di Palermo, Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro smentiscono le ricostruzioni di Gaspare Spatuzza, cui qualche giorno fa era stato permesso in un'aula di tribunale - pur senza alcun riscontro oggettivo, e nemmeno quello dei suoi boss, alla luce di quanto sentito oggi - di chiamare in causa Silvio Berlusconi in una presunta trattativa dello Stato con i boss del quartiere di Palermo Brancaccio. Un'accusa che aveva ovviamente fatto il giro del mondo e che ancora non trova il minimo riscontro. "Spatuzza è un pentito e Graviano no", fa prontamente notare Massimo D'Alema. "Spetta ai magistrati accertare il pentimento, ma se un pentito fa una rivelazione sul capo mafia è difficile che l'altro lo confermi". E se Graviano avesse confermato, è lecito chiedersi, ci si sarebbe ricordati che non è un pentito ma un capo mafia, con qualche motivo quindi per destabilizzare le istituzioni?
Nel 2004, ha raccontato Spatuzza, quando fece ritorno al carcere di Tolmezzo, dopo un colloquio investigativo con il procuratore antimafia Vigna svoltosi a Roma, parlò di quell'incontro al suo boss, Filippo Graviano, che gli avrebbe detto: "Se non arriva niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati". Una frase che confermerebbe implicitamente l'esistenza di una trattativa in corso tra Stato e mafia, ma che Graviano ha smentito in modo deciso ("Non ho detto mai quelle parole a Spatuzza"), facendo anzi riferimento alle pressioni ricevute in interrogatori precedenti perché confermasse questa versione: "Me lo hanno chiesto già quattro cinque volte".
"Questo discorso - ha insistito Graviano - non c'è stato e non poteva esserci stato. Non c'era nessuno che aveva da promettermi qualcosa, perché non avevo problemi allora... Non c'era bisogno di chiedere aiuto a chicchessia per risolvere problemi che non esistevano", perché all'epoca, nel 1994, quando i fratelli Graviano furono arrestati, e secondo Spatuzza avrebbero ottenuto assicurazioni da settori della politica, Graviano doveva scontare "solo quattro mesi di carcere". "Perchè avrei dovuto chiedere aiuto?". E in ogni caso, "se avessi dovuto consumare una vendetta" a causa di promesse non mantenute, "l'avrei già fatto, non avrei aspettato tanto... Non è che abito in un hotel". Né il procuratore generale né la difesa hanno ritenuto di rivolgere a Graviano la domanda secca che invece gli ha rivolto il presidente della Corte: "Ha mai avuto in precedenza, prima del processo e delle vicende in cui è stato coinvolto, rapporti con Dell'Utri?". Graviano risponde: "Assolutamente no". "Né direttamente né indirettamente?". Graviano ribadisce: "No".
Anche Cosimo Lo Nigro, collegato in videoconferenza, ha smentito Spatuzza, dicendo di aver conosciuto solo in carcere, "da detenuto", i fratelli Graviano, mentre Spatuzza aveva affermato che Lo Nigro fu testimone di un incontro a fine '93. Ha anche escluso di essere mai stato nel luogo in cui si sarebbe svolto quell'incontro, a Campofelice di Roccella ("Non lo conosco e non ci sono stato mai"), puntualizzando di aver già risposto in proposito in precedenti interrogatori. Secondo quanto dichiarato da Spatuzza nella deposizione fatta a Torino, proprio a Campofelice di Roccella, sul finire del 1993, Giuseppe Graviano avrebbe sottinteso, alla presenza dello stesso Spatuzza e di Lo Nigro, ad una trattativa con la politica. Durante la deposizione di Filippo Graviano il presidente della Corte ha ripreso un paio di volte il procuratore generale Antonino Gatto, non permettendogli di divagare con domande non pertinenti al processo dell'Utri. Una prima volta quando il procuratore ha chiesto a Graviano di confermare l'"interesse" di Spatuzza per la religione, sostenendo che fosse pertinente "ai fini dell'attendibilità" del pentito avere conferma del suo "percorso religioso". Una seconda volta quando ha rivolto a Graviano una domanda sul coinvolgimento di altre persone. Domande che il presidente non ha ritenuto pertinenti con i motivi che lo hanno indotto a riaprire il dibattimento, cioè le rivelazioni di Spatuzza.
Sull'esito delle tanto attese deposizioni il commento tranciante ("Qui siamo alle comiche, ma come si fa... Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità") di un sorridente Silvio Berlusconi, che ha invece esortato il capo dello Stato a intervenire sull'uso politico della giustizia. E lo sfogo del senatore Marcello Dell'Utri che prima se l'è presa con la puntata di ieri sera di Annozero ("Dopo 15 anni, sono stanco"), annunciando la presentazione di un "esposto formale" contro la trasmissione di Santoro; poi si è detto "meravigliato della dignità e della compostezza" di Filippo Graviano, a differenza di Spatuzza un "vero pentito", che sembra impegnato in un "percorso di ravvedimento". "Una grande attesa e oggi tutto questo si è sgonfiato - ha inoltre commentato Dell'Utri ospite a Il Fatto del giorno, su RaiDue - È rimasto lo sputtanamento del Paese, dell'Italia, del governo, il tentativo di coinvolgere Berlusconi in una cosa indegna". (Velino)
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