Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico, arriva a Montecitorio intorno alle ore 15. La piazza di Montecitorio è chiusa al pubblico, non si può passare. Di fronte alla Camera dei Deputati è in corso una manifestazione di un gruppo di lavoratori che difendono il loro posto in fabbrica. Si fanno sentire parecchio: tamburi, petardi, slogan urlati.
Mostrando il tesserino alle forze dell'ordine, i giornalisti hanno semaforo verde. Ci avviciniamo così all'attuale leader del Pd, insieme a un folto gruppo di cronisti.
Bersani, il Pd è nel caos, come dice il centrodestra e una parte dell'opposizione? "Questa cosa mi fa sorridere", dichiara. "Noi portiamo avanti le nostre vicende all'aria aperta, bisogna che l'Italia si abitui. Quando è ora, siamo tutti insieme a combattere. Queste vicende che interessano l'appuntamento regionale, secondo me stanno dimostrando che noi non staremo in una riserva indiana rispetto al centrodestra. Noi saremo competitivi: stiamo attrezzandoci ad avere candidati e schieramenti competitivi".
"Basta con questi temi che non interessano agli italiani", continua Bersani. "Lavoro, famiglia, reddito, scuola: di questo si deve parlare. Questa è la nostra bandiera e di questo discuteremo".
E se le Regionali dovessero andare male, Bersani si dimetterebbe da segretario del Pd? Sorride: "E' una cosa che non considero. Io ho una cosa in testa, l'alternativa. Ci saranno dei passi lenti, difficili, ma ci arriveremo. Il passaggio delle elezioni regionali forse riserverà qualche sorpresa".
Ricky Filosa - Italia chiama Italia
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