Il 60% degli elettori di An ritiene che le recenti proposte di Fini, anche se in parte non le condivide, rappresentino comunque un tentativo di portare 'serietà' nel dibattito politico. Ha dunque ragione Alessandro Campi quando scrive che "il 'finismo' non è che il 'berlusconismo' preso sul serio"?
Non vedo traccia di un progetto politico, di un contenuto civile e culturale nelle posizioni di Fini; solo un tentativo - attraverso tatticismi di breve respiro - di rimarcare la sua autonomia da Berlusconi, di svincolarsi dalla provenienza di destra, e di raccogliere elogi nella stampa e tra gli interlocutori del fronte avverso. La diagnosi si aggrava se commisuriamo la posizione di Fini alla sua biografia e alla sua statura politica e alla sua assenza di contenuti e di strategia. Fini da sempre è stato lo speaker e non il leader della destra; sul piano dell'agire politico ha sempre operato nel solco di Almirante, poi di Tatarella e di Berlusconi. L'unica sua scelta fu l'Elefantino con Segni e si rivelò un disastro.
In ogni caso, la domanda sull'ipotesi di voto indica che proprio i più critici sono gli ex-An. Ad agosto ancora un terzo lo considerava per un ipotetico partito, ora nessuno. Questo tipo di sondaggi non danno certo una stima millimetrica, ma un dato del genere è una chiara tendenza. Eppure le posizioni di Fini erano palesi anche prima. E' sufficiente rileggersi l'intervento del congresso di scioglimento di An, le tesi quasi erano tutte esposte. Qual è il meccanismo?
La virata di Fini negli ultimi mesi ha dato un'accelerazione e una visibilità clamorosa a tesi che erano già timidamente esposte, controbilanciate da altre di segno contrario, e ancora implicite, nell'atto di eutanasia di An. E' difficile sottoporre il proprio elettorato ad uno choc permanente, prima in ordine al giudizio sul fascismo, poi alla sensibilità cattolica e ai valori della vita, quindi all'opinione pubblica conservatrice, legata a valori nazionali e tradizionali. Diventa difficile dare credibilità ad un leader che definisce razzista una legge di cui è stato primo firmatario poco tempo fa...
Recentemente Lei ha scritto che "la destra 'ideale' di Fini non ha corpo elettorale. Ovvero ha una testa, prestata dalla sinistra, ma non ha un corpo. Chiamatemi populista ma io credo impossibile una posizione politica senza popolo." Il fatto che, come emerge dal nostro sondaggio, il 37% degli ex elettori di An consideri di centrosinistra le recenti posizioni di Fini è una dato che conferma la sua analisi?
Certo, ho sostenuto quell'analisi avendo la precisa cognizione del bacino elettorale e politico della destra, dei suoi umori e malumori. E la perdita dei due terzi di quell'elettorato non è compensata dall'arrivo di un nuovo elettorato. A sinistra Fini raccoglie stima e considerazione in chiave antiberlusconiana, ma non consensi. Sono consensi labili e strumentali, che non si trasformano in passaggio di voti.
La dinamica 'vincitori' e 'vinti' esposta nel suo libro "I Vinti" può essere una chiave per leggere i sentimenti degli elettori - e dei militanti - di An ora confluiti nel Pdl?
Non credo che si tratti di una rivendicazione della nobiltà della sconfitta; penso piuttosto che prevalga tra gli elettori di destra un mix di sentimenti, che potremmo definire da un verso la dignità della coerenza e dall'altra il riconoscimento della vittoria grazie a Berlusconi. La posizione di Fini sembra pregiudicare ambedue, la nobiltà della sconfitta e il piacere della vittoria.
Nella puntata de "L'Infedele" del 31 gennaio 2007 Fini disse: "Berlusconi, quando disse a Casalecchio di Reno che avrebbe votato per me qualora si fosse trovato a Roma, lo disse perché si dava il caso che in quel momento io rappresentassi l'unica alternativa possibile ad una coalizione di sinistra che appoggiava Francesco Rutelli alla carica di sindaco di Roma. Berlusconi aveva preso atto di quello che gli elettori avevano già deciso: perché dopo la fine della Dc, dopo lo spappolamento del pentapartito in molte città d'Italia l'unica alternativa possibile a sindaci appoggiati dalla sinistra - e da buona parte del vecchio centrosinistra - era rappresentata da candidati della destra pre Fiuggi, io ero ancora segretario del Movimento sociale. Quindi l'alleanza con la destra italiana l'hanno fatta quegli elettori che, contro ogni previsione, misero me in condizione di sfidare Rutelli, misero la Mussolini in condizioni di sfidare Bassolino. Non dimentichiamoci che Forza Italia nasce dopo che gli elettori avevano già eletto, in tantissime città, sindaci di destra. E Berlusconi ebbe poi la capacità di
federare la destra e la Lega." E' d'accordo con questa ricostruzione storica?
Fini sa che non sarebbe andato da nessuna parte se non fosse sceso in politica Berlusconi. E' stato Berlusconi a saldare Lega e Msi-An, è stato lui a collegare quei partiti di opposizione con le forze provenienti dal pentapartito, democristiani e craxiani in testa. Ed è stato soprattutto lui a vincere le competizioni elettorali. Fini è stato per una fase un prezioso vicario, poi un buon megafono, infine un frondista o comunque un tiepido sostenitore (penso soprattutto alle elezioni del 2006). Oggi rema contro, ma con prudenza. Che Berlusconi non abbia creato dal nulla ma solo messo in forma politico-elettorale un sentimento diffuso di destra, di anticomunismo e di cattolicesimo moderato, è fuori discussione. Ma nessuno sarebbe riuscito a farlo con quei risultati. Dire che l'alleanza l'hanno fatta gli elettori è un modo retorico per sminuire coloro che a quell'unione hanno lavorato: politici tessitori e registi lungimiranti, stampa vicina alla destra e intellettuali di area. E, sopra tutti, Berlusconi. Non ho ancora sentito da Fini una critica al berlusconismo di qualche consistenza; materiale non mancherebbe, anche se mi rendo conto quanto sia difficile essere suoi alleati per sedici anni e poi criticare il berlusconismo. Ma sarebbe l'unica critica giusta e necessaria e riguarderebbe stile, scopi e contenuti del modello berlusconiano. Mettere invece in dubbio i meriti effettivi di Berlusconi nel far nascere, amalgamare e vincere la coalizione che ha permesso a Fini di diventare Presidente della Camera, è solo un'ingrata menzogna.
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