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Il predellino, la destra e il Popolo della LibertÃ
Mon, 08 Feb 2010 09:35:00 Il predellino, la destra e il Popolo della LibertÃ
Alcuni stralci dai dibattiti televisivi per ripercorre la storia dei rapporti all'interno del centrodestra.
a cura di Riccardo Rudelli
GIANFRANCO FINI: "Berlusconi è un impolitico. Però Berlusconi è un un uomo che in diverse occasioni vede più lontano degli altri. Mi spiego. Io non sopporto il termine 'sdoganare'. Non perché è riferito alla mia persona, ma perché è riferito alle merci più che agli uomini. Berlusconi, quando disse a Casalecchio di Reno che avrebbe votato per me qualora si fosse trovato a Roma, lo disse perché si dava il caso che in quel momento io rappresentassi l'unica alternativa possibile ad una coalizione di sinistra che appoggiava Francesco Rutelli alla carica di sindaco di Roma. Berlusconi aveva preso atto di quello che gli elettori avevano già deciso: perché dopo la fine della Dc, dopo lo spappolamento del pentapartito in molte città d'Italia l'unica alternativa possibile a sindaci appoggiati dalla sinistra - e da buona parte del vecchio centrosinistra - era rappresentata da candidati della destra pre Fiuggi, io ero ancora segretario del Movimento sociale. Quindi l'alleanza con la destra italiana l'hanno fatta quegli elettori che, contro ogni previsione, misero me in condizione di sfidare Rutelli, misero la Mussolini in condizioni di sfidare Bassolino. Non dimentichiamoci che Forza Italia nasce dopo che gli elettori avevano già eletto, in tantissime città, sindaci di destra. E Berlusconi ebbe poi la capacità di federare la destra e la Lega." L'Infedele, La7, 31 gennaio 2007
GIANFRANCO FINI: "Voglio innanzitutto spiegare perché Alleanza nazionale non può entrare nel nuovo soggetto politico di Berlusconi. In mille occasioni ho detto che il centrodestra doveva trovare delle forme di maggiore aggregazione. […] Per mesi ho parlato di federazione, rassemblement. […] Nel momento in cui di dice: 'io il partito l'ho fatto, chi vuole entrare entri' è evidente che si pone una condizione che non può essere accolta. Perché un partito è tale quando ha dei valori di riferimento, quando ha un programma, quando ha delle regole.
Al di là delle modalità dell'annuncio di Berlusconi - che in qualche modo è l'aspetto più formale - voglio andare alla sostanza. […] Nel nuovo partito di Berlusconi quando si parla, ad esempio, di sicurezza si sottolinea e si vota l'indulto assieme al Partito democratico o si ritiene che se le carceri sono piene di delinquenti anziché metterli fuori se ne fanno delle altre? Allora, senza banalizzare: quali sono i programmi di questo partito? quali sono i valori di riferimento? quali sono le regole? Sono pronto a discutere con il nuovo partito esattamente come ero pronto a discutere con il vecchio, cioè con Forza Italia". Porta a porta, Rai1, 20 novembre 2007
PIERFERDINANDO CASINI: "Il centrodestra che si è costruito in Italia quindici anni fa invece di evolversi progressivamente verso il centro è diventato una destra populista. L'idea stessa di creare un partito dal predellino di un'auto dicendo 'questo è il partito chi ci sta ci sta e chi non ci sta è fuori ed è un parruccone' [fece dire] giustamente a Fini: 'siamo alle comiche finali'. Poi si vede che alle comiche si è trovato così bene che lui ci è andato a fare una parte. Io sono rimasto di quell'idea". Annozero, Rai2, 31 marzo 2008
GIANFRANCO FINI: "Io sono convinto che in molti casi la destra sia un passo avanti alla sinistra. Io sono impegnato in una azione politica e culturale per dimostrare che non è vero che la destra è incapace di capire il futuro e quindi in qualche modo a guidarlo. Per me destra è: innovazione, riformismo, guardare avanti. Destra non è nostalgia. Il che non vuol dire non avere delle radici: perché tra il senso di appartenenza ad una storia, ad una comunità, ad una patria e la 'nostalgia del bel tempo che fu' c'è una grande differenza. C'è una sinistra molto attenta al tema delle identità. Io credo che il tema delle identità, il tema delle coordinate culturali di un popolo sia un tema che la cultura di destra può affrontare con la stessa qualità di analisi della sinistra. E in molti casi ancor di più. E' chiaro che per farlo la destra non può apparire come custode di un museo di identità statiche. L'identità è in evoluzione. L'identità è tale - anche per un popolo - in base alle contaminazioni. […] Io ho della destra una concezione che è certamente legata a valori che sono valori delle tradizioni, ma che guarda avanti. Destra vuol dire gerarchia, ma non la gerarchia della caserma, non la gerarchia del 'io comando, tu esegui', non il capo che si affaccia dal balcone… ma la gerarchia dei valori. La gerarchia basata sulla qualità, basata sul merito… questi sono i valori di destra che vanno portati nella società. […] Questa è la mia sfida: destra e sinistra sono delle etichette. Io voglio guardare ai contenuti. Ad una buona politica basata sui valori. Non a come ci definiamo" L'Infedele, La7, 31 gennaio 2007
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