Di Pietro parla di 'impeachment'; il popolo viola è pronto a scendere in piazza, e anche il Pd si sta organizzando. Al leader Idv replica la maggioranza con Cicchitto e Capezzone in prima linea: 'Bersani, Bonino, Di Pietro, visto che non sono stati capaci di rispettare i loro avversari, dovrebbero almeno sforzarsi di rispettare gli elettori'. GUARDA IL VIDEO
Ieri sera il presidente della Repubblica ha firmato il decreto legge varato dal Governo, il così detto "decreto salva-liste", che rimette in gioco nel Lazio il Pdl e Formigoni in Lombardia.
Il decreto in pratica obbliga i giudici a sanare quei vizi di forma che tagliano fuori Formigoni. Mentre nel caso di Roma, ad accettare la lista del delegato Pdl che si era assentato per mangiare, secondo quanto egli stesso ha dichiarato, un panino.
"Vogliamo ridare il diritto di voto agli italiani", ha detto Berlusconi. Ma l'opposizione non ci sta: Di Pietro è molto duro verso il Quirinale e parla di "impeachment", e anche l'Udc di Casini si fa sentire.
“Ieri sera - dichiara il leader dell'Idv in un comunicato - appena ho saputo che Napolitano aveva firmato la legge salva Pdl, che permette a chi ha violato la legge di essere riammesso alla competizione elettorale, ho pensato tra me e me, come già è avvenuto per le altre leggi ad personam, che il Presidente della Repubblica si era comportato da Ponzio Pilato, lavandosene le mani. Poi, stamattina, dalla lettura dei giornali ho appreso che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo. Se così fosse sarebbe correo visto che, invece di fare l’arbitro, avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta”. “Allora - continua Di Pietro - c’è la necessità di capire bene il ruolo di Napolitano in questa sporca faccenda onde valutare se non ci siano gli estremi per promuovere l’impeachment nei suoi confronti per aver violato il suo ruolo e le sue funzioni. Lo dico con tutto il rispetto per la sua funzione ma anche con il dovere che spetta ad una forza politica presente in Parlamento che deve salvaguardare la democrazia. Da subito ci attiveremo per mobilitare i cittadini onesti con una grande manifestazione a difesa della Costituzione contro quest'ennesima legge ad personam”.
A Di Pietro replica la maggioranza con Cicchitto e Capezzone in prima linea. “Il decreto approvato ieri sera, e controfirmato dal Presidente della Repubblica, ha il piccolo obiettivo di consentire a tutte le forze politiche significative, nel Lazio e in Lombardia, di potersi presentare alla competizione elettorale. Di conseguenza, coloro che alzano la voce, parlano di colpo di mano, addirittura di Pinochet e di golpe o parlano a vanvera, da quei piccoli demagoghi che sono, o non sanno di cosa parlano”: così Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che aggiunge: "Fino a prova contraria i golpe e i colpi di mano sono fatti per annullare le elezioni o per falsarle. In questo caso, prova a falsarle chi, con forzature e cavilli, sta cercando di evitare che, in due regioni assai importanti, le liste del maggior partito non vengano presentate. Davvero una bella democrazia quella della Bonino-Pannella, di Di Pietro e dello stesso Bersani, che non riesce a svolgere un ruolo autonomo”.
Daniele Capezzone parla di un Di Pietro "pericoloso", che "scherza col fuoco": “Gli insulti, le minacce, le evocazioni cupe che vengono dal signor Di Pietro confermano la pericolosità e l'ambiguità della linea politica dell'Italia dei Valori e di tutta la sinistra, che - da Bersani a Bonino - non osa dissociarsi dall'ex pm”: dura l'analisi del portavoce del Popolo della Libertà. "Fallito il tentativo di privare milioni di italiani del diritto di voto, ora qualcuno – continua Capezzone - vorrebbe alzare i toni, agitare le piazze, minacciare il capo dello Stato. Spero che tutti ricordino che la semina di odio contro Berlusconi ha prodotto i fatti di Milano del 13 dicembre, e l'attentato di Tartaglia. A qualcuno non è bastato? Si vuole ancora scherzare col fuoco?”.
Capezzone invita la sinistra a rispettare gli elettori e il Capo dello Stato: "Ora, Bersani, Bonino, Di Pietro, visto che non sono stati capaci di rispettare i loro avversari, dovrebbero almeno sforzarsi di rispettare gli elettori, a cui viene restituita dal decreto la possibilità di esercitare il loro diritto di voto, e il Quirinale, che si è mosso con scrupolo e senso di responsabilità”. “È addirittura indecente – conclude Capezzone - che Di Pietro parli di impeachment. Anche stavolta il Pd resterà silenzioso? Ma davvero la sinistra sperava di buttare fuori gara i suoi antagonisti e di correre in beata solitudine, offendendo 15 milioni di italiani?”.
Ma l'opposizione è pronta comunque a scendere in piazza.
Il popolo viola - La prima reazione è stata un sit-in autoconvocato del popolo viola sotto il Quirinale. Circa cento persone, a poche ore dal varo del decreto salva-liste da parte del Consiglio dei ministri e dalla conseguente controfirma da parte del Capo dello Stato, si sono sedute e sdraiate nella piazza del Quirinale con lumini e candele accese. Alcuni manifestanti hanno imbracciato cartelli. Su uno di questi la frase, ormai tardiva, "Presidente non firmare". E oggi si replica. Su Facebook, nel gruppo del popolo viola, sono stati fissati due appuntamenti, a Roma e Milano.
Pd in piazza - Anche il Pd sta lavorando, in contatto con gli altri partiti del centrosinistra, per organizzare una manifestazione contro il decreto approvato ieri sera dal governo per riammettere le liste del Pdl escluse dalle regionali. E' quanto si apprende da fonti del partito.
La reazione di Fini - "La prima cosa che non bisogna fare è tirare in ballo, in nessun modo, il Capo dello Stato": ha replicato subito il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che sul decreto ha aggiunto: "La via del decreto mi sembra il male minore, e tutto quello che e' stato detto e che si sarebbe verificato in mancanza di una interpretazione autentica della legge".
IL PROFESSORE DI DIRITTO COSTITUZIONALE Sbailò (università Enna): Dl era necessario, ecco perché
Un provvedimento nient’affatto incostituzionale e necessario a scongiurare “un voto dimezzato”. Così Ciro Sbailò, professore di diritto costituzionale comparato all’università Kore di Enna e autore di numerosi studi sui sistemi parlamentari, si esprime sul decreto-legge interpretativo varato sera dal governo e subito firmato dal presidente della Repubblica. Sbailò sintetizza in cinque punti le ragioni a favore del decreto volto a sanare i casi della lista del Pdl nella provincia di Roma e del listino Formigoni in Lombardia. Innanzitutto, “occorreva scongiurare l’eventualità di un voto dimezzato. Non importa, qui, di chi sia stata la colpa del ‘pasticcio’. Il diritto del cittadino elettore – sottolinea il giurista - è, costituzionalmente, più ‘pesante’ della responsabilità dei suoi rappresentanti politici. Il governo aveva il dovere di intervenire. Le norme scritte sono ‘mezzi’, non ‘fini’”. A proposito di un rilievo fatto da Pier Luigi Bersani, Sbailò osserva: “E’ vero che la sovranità popolare, come ricorda il segretario Pd, va esercitata ‘nelle forme e nei limiti della Costituzione’, ma ciò vuol dire, essenzialmente, due cose: che l’esercizio della sovranità popolare non può mettere in discussione i diritti fondamentali e che la nostra è una democrazia rappresentativa. Inoltre, grazie alle riforme federalistiche, le elezioni regionali sono decisive nel rapporto tra governati e governanti”.
ItaliachiamaItalia
