Politica: altre notizie
Francamente la Bonino mi è sempre stata simpatica, con quell’aria da innocente fustigatrice dei malanni della politica e paladina delle libertà dello Stato di Diritto, avendo, tra l’altro, svolto un buon lavoro a livello internazionale europeo ed ONU.
Diciamo che, pur sopportando le intemperanze frastornanti dei Radicali, si è sempre riconosciuto in quella forza politica una certa dose di ideologia basata sulla libertà, giustizia e liberismo puro ed utopico, che ha reso accattivante lo sforzo di tutte le battaglie di quei militanti. Ovviamente quando si idealizza troppo si cade in eccessi di protagonismo caricaturale, ma la buona fede è sempre stata riconosciuta nella Bonino e nel suo Guru Pannella. Fin tanto, però, che il “Radicalismo” si ispirava a principi liberali e laici, anche gli eccessi erano ben accetti, ma quando si incominciarono a chiamare “compagni” personaggi con i quali i Radicali non dovrebbero avere nulla da spartire, solamente per allearsi per contrastare Berlusconi, la cosa cambiò nettamente.
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Il fatto che i Radicali, ora, concorrano con Di Pietro che è l’espressione congenita di Boss partitico, potendo, questi, essere sia un ducetto di estrema destra che un commissario bolscevico, e bramino di andare al potere essi stessi, vuol dire semplicemente che si sono impantanati in una palude putrida, dalla quale fino all'altro ieri volevano restare sempre lontani (per condannarla). E’ una legge di natura: chi fa da sempre il guardiano, il poliziotto e il giudice che condanna le manchevolezze umane e fa l’ideologo asceta, non è in grado fisiologicamente di gestire pragmaticamente la politicaccia di tutti i giorni, nella quale bisogna, purtroppo, sottostare a certi compromessi…
La dimostrazione è nell’intemperanza dimostrata dalla Bonino nella gestione del “fattaccio” provocato dai supporters della Polverini ed avversari del PdL. Il voler stravincere facilmente a priori ha cancellato per sempre la vecchia immagine della Bonino, drogandola con l'idea della "poltrona" e tramutandola in una burocrate bizantinesca alla ricerca del timbro, col cronometro in mano, anziché riaprirle la mente alla “substantia” concettuale politica che non poteva far accettare, comunque e nonostante tutto…, l’idea di estromettere dalle votazioni la probabile maggioranza di cittadini del Lazio.
Che sia chiaro, la Polverini con i suoi affiliati e sostenitori non se lo meriterebbero per la superficialità ed il pressappochismo dimostrato, ma pur tuttavia, rappresentano un sistema di vita, anche se traballante, sempre mille volte migliore da quello proposto dai “compagni” bersanizzati e Radicali imborghesiti, ingrillati con i Dipietristi.
Addio Emma, ti sei giocata la "promozione".
Roberto Pepe - ItaliachiamaItalia