Da semplice cittadino sento il bisogno di consigliare a Di Pietro un controllo alle corde vocali, in quanto mi sembra che soffra di raucedine e, pertanto, la sua voce è soggetta ad alti e bassi.
Rammento come da pm baldanzoso alzasse la voce in tribunale accompagnandola al tintinnio delle manette, lasciandosi andare, forse preso dalla frenesia e dal desiderio di protagonismo, anche ad espressioni per nulla corrette. Quando però le parti si sono invertite ed è toccato a lui essere oggetto di interrogatori ha balbettato, tremato, bofonchiato e, rispondendo alle serrate domande del pm, si è giustificato affermando: "Sono un uomo". Certo siamo di fronte ad una persona tutta d'un pezzo, baldanzoso quando interroga e poi quasi fantozziano quando deve rispondere.
Durante il suo periodo da Ministro, tranne che per qualche scaramuccia con Mastella, si è distinto solo per dire che "manifestare contro il Governo è un reato", poi pressoché totale silenzio: la raucedine è fastidiosa.
Ora che è all'opposizione sembra miracolato: che abbia fatto qualche viaggio a Lourdes? I suoi proclami infatti si sprecano, la piazza e la tv sono diventati il suo campo di battaglia e non disdegna neanche il Parlamento ed i vari teatri per insultare l'attuale maggioranza e fare pesanti critiche all'operato del Capo dello Stato che, secondo lui, è un Presidente da impeachment. Figura nettamente migliore, soprattutto sotto il punto di vista democratico, è stata fatta da quei politici che, pur con un groppo in gola, hanno definito la firma del decreto da parte di Napolitano come "atto istituzionale". Costoro, anche se con l'amaro in bocca, hanno avuto l'onestà di accettare che in una democrazia il popolo è sovrano e che le regole scritte sono come tutte le cose da interpretare in modo ragionevole e non con il paraocchi. Il Pd, comunque, proprio perché partito democratico, preferisce scendere in piazza e glissare sulle gravi affermazioni dell'alleato. Ma fino a quando?
Leonardo Cecca - ItaliachiamaItalia