|
 |
la tua e-mail per ricevere le notizie più importanti
|
|
|
Home /
Politica /
Berlusconi contro l'opposizione barricadera
Mon, 08 Mar 2010 09:36:00 Berlusconi contro l'opposizione barricadera
Ancora proteste contro il decreto. Di Pietro: ''Critiche ipocrite, in piazza per la democrazia''. Il Premier: da sinistra solo insulti.
Italia chiama Italia
Non si placano le polemiche sul decreto ''interpretativo'' con cui il governo e' intervenuto sull'esclusione della lista del Pdl nella provincia di Roma e di quella di Roberto Formigoni, governatore uscente, in Lombardia.
Nel week-end ci sono state manifestazioni del cosiddetto ''popolo viola'' in molte citta': Napoli, Firenze, Ferrara, Campobasso, Reggio Calabria, Bari e Pescara. A Roma migliaia di persone si sono ritrovate a piazza Navona.
Ieri e' stata riammessa dal Tar della Lombardia la lista di Formigoni, mentre per oggi e' atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sul ricorso del Pdl. Nel primo caso non e' stato necessario avvalersi dell'interpretazione fornita dal decreto del governo. Piu' difficile - dicono gli esperti - non farlo nel secondo caso, dove la lista non e' stata accettata dagli uffici competenti perche' consegnata fuori tempo massimo.
Esterino Montino, presidente della giunta regionale del Lazio, ha intanto annunciato il ricorso alla Corte costituzionale per ''conflitto di attribuzioni''. Silvio Berlusconi ha parlato della vicenda del decreto in un collegamento telefonico nel corso di una manifestazione elettorale a Napoli: ''Anche questa volta gli elettori sono di fronte a una scelta di campo tra un governo e un Pdl che risolvono le emergenze e una sinistra che sa solo insultare e criticare''.
Il premier invita il proprio elettorato a mobilitarsi: ''Se tornasse al governo la sinistra rimetterebbe l'Ici sulla prima casa, aumenterebbe dal 12.50% al 25% le tasse su Bot e Cct e introdurrebbe la patrimoniale, perche' e' in questo modo che vuole ridurre il deficit pubblico''.
Le contestazioni contro il decreto riguardano anche il ruolo del presidente Giorgio Napolitano che ha controfirmato il decreto del governo. Antonio Di Pietro, Idv, che sabato aveva annunciato addirittura di voler verificare le condizioni per avviare le procedure di impeachment contro il presidente della Repubblica, non indietreggia: ''Insisto nel sostenere che il comportamento del capo dello Stato nell'avallare questo decreto golpista e' stato inutile e dannoso. Ritengo che e' stato fatto un decreto che viola le leggi, viola il rispetto fondamentale di un gioco democratico''. Il presidente Napolitano aveva precisato sul sito internet del Quirinale, rispondendo a due lettere di cittadini che gli chiedevano spiegazioni sul suo comportamento, che l'esclusione delle due liste non era sostenibile: da un lato c'erano le norme da rispettare, dall'altro il diritto dei cittadini di scegliere attraverso il voto fra schieramenti e programmi diversi. Addirittura l'ex Presidente Scalfaro è sulla stessa posizione....
Alcune indiscrezioni apparse sui quotidiani relative ai colloqui tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica ricostruiscono un clima molto aspro, in cui si e' sfiorata la collisione istituzionale. La prima ipotesi avanzata da Berlusconi e scartata da Napolitano era quella di rinviare di quindici giorni la scadenza delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo.
Nel frattempo e' partita la macchina organizzativa del Pd che ha indetto una manifestazione contro il decreto del governo per sabato prossimo a Roma, alla quale hanno aderito l'Idl e il ''popolo viola'', ma prende le distanze dalle posizioni di Di Pietro contro il Quirinale. Precisa Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: ''Se Di Pietro pensa di trasformare la piazza di sabato prossimo in una giornata di attacchi al capo dello Stato, si sbaglia di grosso. Come si fa a non capire che in un momento cosi' delicato il Colle resta la suprema garanzia per tutti noi?''. Anche il segretario Pierluigi Bersani distingue tra le responsabilita' del governo e la posizione del Quirinale. Alla manifestazione di sabato prossimo non aderisce l'Udc. Pier Ferdinando Casini chiarisce: ''Non scendiamo in piazza per costume politico e istituzionale. Non polemizziamo con il capo dello Stato, ci inchiniamo come sempre al rispetto delle leggi anche quando ci sembra una pagina non bella della democrazia quella che si e' disegnata''.
Piccolo giallo in Vaticano infine sulle dichiarazioni di monsignor Domenico Mogavero, responsabile della Conferenza episcopale per gli affari giuridici che ai microfoni di Radio vaticana aveva detto: ''Cambiare le regole del gioco mentre il gioco e' in corso e' un atto altamente scorretto. La democrazia e' una realta' fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo piu' a orientarci''. Le dichiarazioni di Mogavero sono state poi rettificate in una nota del portavoce della Conferenza episcopale italiana, monsignor Domenico Pompili: ''Le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica. Considerata questa connotazione, la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo''.
E così è iniziata la nuova settimana di belligeranza...politica!
Italia chiama Italia

|
|
|
 |