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Home / Politica / Regione Lazio: anche l’Ufficio Elettorale respinge la lista Pdl a Roma
Tue, 09 Mar 2010 21:00:00

Regione Lazio: anche l’Ufficio Elettorale respinge la lista Pdl a Roma




Lazio, di nuovo non ammessa la lista Pdl. Berlusconi: scendiamo in piazza. Una campagna elettorale lancia in resta, prendendo il centrosinistra in contropiede giocando proprio sul 'pasticcio romano' delle liste regionali e trasformandolo in 'arma elettorale' per la sfida del Lazio.

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L'ufficio elettorale del tribunale di Roma ha deciso di respingere nuovamente la lista regionale presentata dal Pdl per la provincia di Roma.
 
A deciderlo l'Ufficio elettorale circoscrizionale presieduto da Anna Argento che si è espressa sulla lista Pdl presentata ieri in seguito all'approvazione del decreto legge salva-liste.

Per la notifica è arrivata in Tribunale una delegazione del Pdl formata dal coordinatore romano Gianni Sammarco, dal deputato del Pdl Marco Marsilio e il presidente del XIX Municipio Alfredo Milioni. I tre preso atto della decisione hanno abbandonato piazzale Clodio senza rilasciare alcuna dichiarazione.

''Siamo al pasticcio dei pasticci. Ora il Pdl potra' fare ricorso al Tar, poi ci puo' essere un'impugnazione al Consiglio di Stato. Certo il Tar ha gia' preso una posizione ieri''. Lo ha detto all'ADNKRONOS il costituzionalista Cesare Mirabelli dopo che l'ufficio elettorale non ha ammesso la lista Pdl per Roma e provincia.

Intanto, il premier Silvio Berlusconi pensa alla piazza. Ha invitato il Pdl a una grande mobilitazione, perché ora è il momento di pensare solo alla campagna elettorale e ai programmi. Silvio Berlusconi, stanco di carte bollate, tribunali e liste sbagliate, sarebbe dunque determinato ad andare avanti.

Rientrato a Roma, il Cavaliere si chiude a palazzo Grazioli e riunisce i vertici del Pdl per dettare la linea, che sarà tutta all'attacco. All'incontro prendono parte i coordinatori del Pdl Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, la candidata nel Lazio Renata Polverini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Popolo della libertà.

Aspettare il pronunciamento di questo o quel tribunale, sarebbe stato il ragionamento fatto durante il summit, disorienta la gente, crea solo confusione e dà un'immagine della maggioranza allo sbando. I legali del partito continueranno a lavorare, perché la battaglia legale non può finire così, ma il partito è un'altra cosa. Il premier è preoccupato dagli ultimi sondaggi arrivati sul suo tavolo e sa che l'unico modo per rilanciare la coalizione e galvanizzare i suoi e ripartire con più forza di prima. Gli italiani vogliono sapere cosa è successo e spiegherò loro come è nato il caos delle liste, avrebbe detto il presidente del Consiglio. Berlusconi, dunque, si impegnerà in prima persona e ci metterà la faccia anche questa volta. Quanto al nodo del rinvio del voto, sembra che l'orientamento sia ormai deciso: niente slittamento delle elezioni.

Una campagna elettorale lancia in resta, prendendo il centrosinistra in contropiede giocando proprio sul 'pasticcio romano' delle liste regionali e trasformandolo in 'arma elettorale' per la sfida del Lazio. Silvio Berlusconi ha deciso di passare al contrattacco perche' la 'pratica del ricorso' non porta da nessuna parte. Durante la riunione di questa sera a palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl il premier ha dettato la linea, indicando la strategia politica da seguire nei prossimi giorni in vista del voto.

Il Premier sta anche pensando a una grande manifestazione nazionale del Popolo della libertà. Location e data ancora non sono state decise, ma la kermesse si potrebbe tenere il 20 marzo, probabilmente a Roma. L'obiettivo potrebbe essere quello di mettere sullo stesso palco tutti e 13 i candidati-governatore ma non ci sono conferme al riguardo.

In Lombardia, invece, la quarta sezione del Tar, presieduta da Adriano Leo, ''ha accolto i ricorsi e annullato gli atti impugnati dichiarando ammessa la lista 'Per la Lombardia''' dell'attuale Governatore Roberto Formigoni. Leo ha voluto precisare: ''Non abbiamo affatto discusso del decreto interpretativo perché l'esame della questione si è svolto prima della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e pertanto il collegio nel suo esame e nella sua decisione non ne ha tenuto conto''.

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