Finalmente il Cavaliere ha lo scudo anti processi-farsa che lo attanagliano da quando è entrato in politica: ora può misurarsi, lancia in resta, con le sfide che i tempi duri gli consegnano, e senza sconti o alibi di sorta. Per dirla con Dante, qui si parrà la sua nobilitate, se nobilitate c'è.
Disoccupazione, corruzione, fragilità del territorio, sicurezza; e poi prodotto interno lordo e sviluppo; e ancora, tempi certi per la giustizia, e ammodernamento dello Stato, cominciando dalla riduzione del numero dei parlamentari, e dei loro privilegi.
Mille provvedimenti da realizzare, possibilmente in una nuova collaborazione con i tradizionali oppositori, che ci auguriamo di vedere mediamente soddisfatti dopo le regionali. Un rivale scontento diventa invidioso e arrabbiato, e questo non giova alla costruzione di qualcosa di buono; speriamo che le tradizionali zone rosse non tradiscano le aspettative della sinistra: la Toscana, l'Emilia Romagna, le Marche, l'Umbria, e perfino la Liguria, dovrebbero bastare a mantenere gli equilibri di potere da far rimbalzare sul governo centrale; nessuno deve strafare, nessuno deve cercare il trionfo, se si vuole lasciare da parte ogni rivalsa.
Certo, ci piacerebbe che le regioni del Sud conoscessero tutte un altro modo di amministrare la cosa pubblica, rispetto alla filosofia dell'assistenzialismo e della moltiplicazione abnorme del sottobosco, politico e non; ma le variabili in politica sono tante, e le elezioni non sempre garantiscono veri cambiamenti. Accetteremo il responso delle urne, senza piangerci addosso.
Il legittimo impedimento è quindi foriero di nuova linfa per il governo: ne sappia approfittare, per non deludere chi si aspetta finalmente un soffio di aria fresca, e un respiro più ampio della politica.
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