Fri, 12 Mar 2010 18:18:00 Intercettazioni: Dopo Bertolaso, nel mirino Berlusconi, Minzolini e Innocenzi
A partire da una semplice indagine della Procura di Trani sui tassi d'usura di alcune carte di credito "revolving", con il metodo dell'intercettazione "a strascico", di telefonata in telefonata si arriva ad ascoltare conversazioni che nulla hanno a che fare con l'inchiesta di partenza, ma che vedono protagoniste personalità ben più importanti e persino il presidente del Consiglio. GUARDA IL VIDEO
Ancora una volta si riattiva contro il premier il dispositivo mediatico-giudiziario, che dopo Bertolaso questa volta coinvolge il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e un commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi. A partire da una semplice indagine della Procura di Trani sui tassi d'usura di alcune carte di credito "revolving", con il metodo dell'intercettazione "a strascico", di telefonata in telefonata si arriva ad ascoltare conversazioni che nulla hanno a che fare con l'inchiesta di partenza, ma che vedono protagoniste personalità ben più importanti e persino il presidente del Consiglio. Le intercettazioni finiscono sui tavoli della redazione del giornale di Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, che getta subito nuova benzina sul fuoco del giustizialismo di Antonio Di Pietro.
Nelle telefonate intercettate il premier eserciterebbe, secondo quanto riferisce il quotidiano, "pressioni" per ottenere dall'Agcom l'apertura di procedimenti contro Annozero, la trasmissione condotta da Michele Santoro, e dal direttore del Tg1 servizi compiacenti. Secondo quanto riporta il quotidiano, Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Authority Innocenzi sarebbero ora indagati.
Un nuovo caso che rischia di estremizzare ancora di più la manifestazione di domani a Piazza del Popolo, a Roma, che vedrà riunite tutte le forze politiche del centrosinistra, e che intanto scatena la reazione inferocita di Di Pietro ("cacciare a pedate Minzolini e Innocenzi") e Luigi De Magistris (Berlusconi come il "tiranno più becero"). L'Idv annuncia un'interrogazione parlamentare, chiede l'intervento del presidente dell'Agcom Calabrò su Innocenzi e che si riunisca subito la Commissione di Vigilanza Rai, mentre Rosy Bindi, vicepresidente del Pd, chiede al Cda Rai di revocare la nomina di Minzolini. Ma il direttore del Tg1 replica: "Non so di cosa si parla, non ho ricevuto nessun avviso di garanzia". "E qual è il reato?", chiede Minzolini, che rivendica con fermezza i suoi normali rapporti con i leader politici: Berlusconi "mi avrà telefonato due o tre volte, non di più, e comunque quanto Casini e gli altri... Siamo alla follia - aggiunge - credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv".
Il direttore del "Fatto", Antonio Padellaro, fa sapere che non pubblicherà il "virgolettato delle intercettazioni, perché facciamo un lavoro prettamente giornalistico che consiste nel ricostruire fatti e circostanze", ma "non ci fermeremo qui", perché c'è da "raccontare una storia esemplare di come il potere politico agisca su un'authority indipendente per fare in modo che una trasmissione venga cancellata".
Il presidente Corrado Calabrò difende l'operato dell'Agcom, che "in tutte le occasioni nelle quali è stata chiamata in causa, a vario titolo", non ha mai esercitato "censure preventive". Inoltre, osserva, "parla attraverso i propri atti; e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio". E il commissario Innocenzi, intanto, annuncia di aver dato mandato ai suoi legali di predisporre denunce e querele contro Il Fatto Quotidiano, "necessarie alla tutela della verità dei fatti e della mia onorabilità". "Ancora una volta - denuncia il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti - spezzoni di ipotetiche intercettazioni, estrapolate da ogni contesto, vengono pubblicate con una palese violazione della legge, senza avere alcuna attinenza con i procedimenti dai quali derivano e senza avere alcuna rilevanza penale".
"Con le sue solite espressioni sguaiate e violente", commenta il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, Di Pietro "cavalca anche oggi la spazzatura che pubblica l'organo ufficiale del giustizialismo per cercare di colpire la libertà d'informazione" e "persiste meticolosamente a coltivare la politica della demonizzazione dell'avversario perché è un fattore essenziale della sua strategia eversiva che punta all'esasperazione dello scontro politico". Di Pietro vuole "imbavagliare" Minzolini, osserva il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, mentre il portavoce Capezzone, indignato per un'altra battuta di Di Pietro che chiede di cacciare Minzolini a calci nel sedere, parla di frasi "degne di uno squadrista", una vera e propria "semina di odio e di violenza, che dovrebbe fare paura ai veri democratici e ai veri liberali, ma ancora una volta, la sinistra, muta e obbediente, segue l'Idv".
I legali del premier - "Non risulta". Così, i legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo rispondono alla domanda se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risulti o meno indagato a Trani per le presunte pressioni sull'Agcom per bloccare le trasmissioni di "Annozero". "Premesso che se lo avesse fatto davvero - commenta Longo - sarebbe stato encomiabile visto che Annozero è di una noia insopportabile, ma quale sarebbe poi il reato contestato?". "E' chiaro che la qualificazione giuridica del fatto appartiene al magistrato - aggiunge Longo - ma non mi viene in mente quale potrebbe essere...". Tornando ad "Annozero", Longo sottolinea: "Quel programma è davvero noioso, proprio come quelle telenovelas in cui sembra che succedano grandi cose e in realtà non accade mai nulla. Eccezion fatta per Dallas e Dynasty dove invece succedeva di tutto ad ogni puntata...".
No comment dalla procura - Nessuna risposta il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Trani, Carlo Maria Capristo, ha fornito ai giornalisti che, mentre lasciava la procura, gli chiedevano se Berlusconi è indagato nell'ambito dell'indagine condotta dal pm Michele Ruggiero. "Non dico niente", ha ripetuto più volte, si è infilato in ascensore e ha lasciato il palazzo. Negli uffici della procura sono rimasti - chiusi ciascuno nella propria stanza - il pm inquirente, Michele Ruggiero, e qualche altro pm. Uno di questi, insieme col personale di segreteria, ha invitato i giornalisti a lasciare il corridoio della procura sottolineando che nessuno avrebbe risposto ad alcuna loro domanda.
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