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Sun, 04 Jul 2010 19:00:00

PdL, Gianfranco Fini e Pd sempre più vicini


LA VIGNETTA è del nostro Roby Pepe


Il presidente del Consiglio e quello della Camera appaiono agli occhi degli italiani sempre più distanti fra loro. L'Udc a questo punto ha il coltello dalla parte del manico: corteggiato da Berlusconi, Casini attende di capire se è possibile trovare la quadra. Intanto dall'opposizione si fanno sentire con forza: "Se il governo non è in grado di governare - dice il Pd - se ne vada a casa". E qualcuno, a sinistra, è già pronto a votare coi finiani contro il governo.

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Gianfranco Fini sarebbe pronto a una eventuale sfida con il Cavaliere. Oggi Repubblica riporta alcune frasi che sarebbero state pronunciate dal presidente della Camera, al telefono con alcuni amici e collaboratori: "Vogliono cacciarmi dal partito? Ci provino pure, in questa vicenda io sono piantato nella Costituzione, nella legalità, nelle linee fondanti del nostro partito e nel sentimento dei nostri elettori. E poi chi lo stabilisce il confine tra l'eresia e l'ortodossia in un partito che si dice liberale ed europeo? Io resto dove sono".

LE DICHIARAZIONI DI FINI L'ex leader di An avverte: "Nei prossimi quindici giorni ne vedremo delle belle. Sia chiaro che io non ho nessuna intenzione di andarmene dal partito che ho fondato, un partito che è anche il mio. Oltretutto la vedo un po' complicata se mi cacciano e resto presidente della Camera. Mettiamola così: non credo che il governo ne avrebbe una grande convenienza". E con Berlusconi come finirà? "Aspetto di vedere cosa vuole fare. Quando sta con i suoi, gente che fa sempre sì con la testa, fa propaganda, dice parole a vanvera per rassicurare i credenti che sono disorientati. Davvero vuole forzare la mano e far passare questa legge prima dell'estate, pur sapendo che tanto dovrà tornare al Senato? A me sembra solo un puntiglio contro di me, una cosa impensabile. Oltretutto il capo dello Stato è stato chiarissimo quando ha parlato di "punti critici" del disegno di legge e, nonostante questo, anche ieri il suo monito non è stato ascoltato".
 
Fini consiglia quindi ai suoi fedelissimi di stare a guardare cosa accade, perchè "possono succedere molte cose. E in una crisi di governo si sa come si entra ma non come se ne esce".  E poi, chissà se converrebbe davvero a Berlusconi andare ad elezioni anticipate: "Sono sicuro che Gianni Letta gli ha spiegato che, in caso di rottura del Pdl, noi non faremmo una An in sedicesimo, nascerebbe qualcosa di nuovo, c'è tanta gente alla finestra che aspetta. Siamo sicuri che gli converrebbe la nascita di un terzo polo come in Gran Bretagna?".

Da parte sua, il Cavaliere, secondo quanto racconta Fini ai suoi, starebbe contattanto uno per uno diversi deputati della minoranza: "Li chiama uno ad uno, persino quelli che l'hanno visto solo in fotografia, e gli dice: io e te dobbiamo parlare, vienimi a trovare. Può anche darsi che riesca a rosicchiare qualcosa, ma in caso di rottura sono sicuro che qualcosa si sfrangerebbe anche dalla sua parte".

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PdL, Il partito sempre più distante da Fini. E se pensassimo a Casini? - di Margherita Genovese

Gianfranco Fini pare proprio aver fatto il suo tempo all'interno del Popolo della Libertà. Il partito è sempre più distante dal presidente della Camera, "il traditore" del PdL, della patria, degli amici, e persino di se stesso. Forse è arrivato il momento di abbandonarlo e di pensare a riavvicinare l'Udc. Come? Senza abboccare alle finte proposte di emergenza nazionale, abbiamo una sponda più tranquilla da offrire al partito centrista: un tecnico riconducibile a Casini alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico. Se partissimo da qui per ricucire?

Italiani all'estero e Ctim, Menia nuovo Coordinatore. E adesso? - di Ricky Filosa
'Siamo contenti di sapere che Mirko Tremaglia non smette di credere nel Comitato Tricolore, nell'italianità che il Ctim rappresenta per tutti quelli che conoscono e vogliono mantenere vivo e unito il mondo degli italiani all'estero. Bravo Mirko, hai fatto la scelta giusta, quella di nominare qualcuno che si possa occupare del Ctim da vicino e in maniera concreta e fattiva. Sarà Roberto Menia questa persona? Sarà lui che farà tornare a volare alto il tricolore del Ctim?'

Istat, Un giovane su tre è senza lavoro
Tasso di disoccupazione in Italia fisso all'8,7% per il terzo mese consecutivo. Ma a preoccupare è l'eleveto tasso di disoccupazione giovanile, in crescita: un giovane su tre è senza lavoro. Il numero di occupati risulta in diminuzione dello 0,2 per cento rispetto ad aprile (quando era aumentato dello 0,2 per cento) e dell’1,1 per cento rispetto a maggio 2009.
LA STRATEGIA DEL CAV Ma il presidente del Consiglio non vuole soltanto "rosicchiare qualcosa": vorrebbe Fini fuori dai piedi e basta. Come raggiungere questo obiettivo? Ne abbiamo già parlato su ItaliachiamaItalia: portando avanti una politica che metta Fini e i suoi con le spalle al muro. Indicare chiaramente qual è la rotta del partito, e chi non è d'accordo è fuori. "In questo modo - scrive oggi Il Giornale - Fini sarebbe costretto a ingoiare un bel po’ di bocconi amari e non è detto che alla fine il suo stomaco riesca a digerire tutto. Quando non ce la farà più sarà obbligato a dire «stop», me ne vado. Ecco la strategia: provocare l’addio".

Ma un'altra ipotesi è sul tavolo: se Fini non dovesse essere disposto a lasciare il PdL per niente al mondo, allora sarebbe Silvio a mollare baracca e burattini, e a costruire un partito nuovo, tutto suo. E così, l'esperimento del PdL, la fusione cioè fra Forza Italia e Alleanza Nazionale, sarebbe definitivamente fallito. Un'ipotesi teorica, questa, ma "forse non troppo campata per aria", si legge ancora sul quotidiano di Vittorio Feltri, che spiega: "Un coup de théâtre berlusconianissimo: Fini non vuole andarsene? Allora me ne vado io. Berlusconi potrebbe lasciare all’ex amico il Pdl, il simbolo, il contenitore e fondare un nuovo partito. Fare una sorta di gruppone autonomo dove, chiaramente, non sarebbero invitati le Perina, i Briguglio, i Bocchino, i Granata e compagnia bella. Una sorta di «predellino 2» nato dalle ceneri di un’esperienza andata male per colpa dell’ennesimo politicante della Prima Repubblica. Fini sarebbe rappresentato come la sabbia nell’ingranaggio, il bastone tra le ruote da rimuovere, l’elemento di disturbo che ha frenato la marcia del governo del fare. Poi, alle prossime elezioni, saranno gli italiani a deciderne il peso effettivo".

IL PALLOTTOLIERE: CHI STA CON CHI Intanto torna l'incubo del pallottoliere. Da Repubblica: "Sottrazioni e addizioni per calcolare il reale peso dei finiani per le sorti della maggioranza. Perché un'eventuale scissione all'interno del Pdl rischia di mettere in affanno il governo. Almeno stando ai numeri. Che parlano. E dicono che alla Camera basterebbero 25 deputati per condizionare le mosse dell'esecutivo. E 13 senatori a Palazzo Madama. Cifre che, stando ai conteggi, Gianfranco Fini potrebbe facilmente mettere insieme se "messo alla porta" del partito di cui è stato co-fondatore.

Prima mossa, la costituzione di gruppi alla Camera (dove servono 20 deputati) e al Senato (necessari 10 senatori). Gli ultimi conti fatti risalgono ad aprile. Periodo tesissimo tra Berlusconi e Fini alla direzione del Pdl, tempo di litigi davanti alle telecamere. Tempo di riunioni e di conteggi. E allora le cifre delle truppe a disposizione di Fini parlavano di 45 deputati (50 a sentire i più ottimisti) e 14 senatori. Numeri che, a fronte del peso della maggioranza (Pdl e Lega Nord) preoccupano gli uomini vicini a Berlusconi".

"Attualmente - spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro - la maggioranza di governo è di 341 deputati e 175 senatori a fronte di una maggioranza necessaria, rispettivamente di 316 a Montecitorio e 162 a Palazzo Madama. Se si calcola che il governo, in due anni, è stato battuto già 50 volte a causa delle ripetute assenze tra le file di Pdl e Lega, l'eventuale scissione sarebbe un problema ancora più pesante per l'esecutivo. Costretto a fare "campagna" acquisti tra i gruppi parlamentari e mantenere canali di comunicazione aperti con l'Udc. Che conta 39 deputati e 3 senatori. Numeri che potrebbero mettere al riparo da eventuali scivoloni".

LA CORTE ALL'UDC Berlusconi starebbe infatti, in questi giorni, guardando più che mai all'Udc. Già da un paio di mesi, in realtà, sono in corso trattative. Ma Casini puntualizza: "Sia chiara una cosa. Io non so se, in passato, Fini abbia accettato di essere usato contro di me. Io non intendo certo farmi usare contro di lui. Le dinamiche interne alla maggioranza non mi interessano, problemi loro". E poi ammette: "Io ho fatto a Berlusconi in privato come in pubblico, da due mesi a questa parte, un discorso onesto. La questione non è aggiungere un posto a tavola, cosa poco dignitosa, sia per chi apparecchia che per chi va a mensa. Ma aprire una fase politica nuova, che superi la teoria. Il mio appello è rivolto ancora una volta a tutti, e alla maggioranza in primo luogo. Occorre una formula che coinvolga le forze più responsabili dell'opposizione".

LA POSIZIONE DI CASINI Casini, in un'intervista rilasciata a Repubblica, torna a parlare del "suo" Partito della nazione, "un progetto aperto a tutti. E lo dico anche rispondendo all'appello rivoltoci da Rutelli: noi dell'Udc non siamo solo disposti a metterci in discussione, ci siamo proprio azzerati. Ma guai a fare un'adunata di generali. In politica due più non sempre fa quattro. Quanto a Fini, certo, siamo disposti a costruire una pagina di politica nuova con chi ci sta. A patto che non sia basata sull'antiberlusconismo, che non paga, ma neanche sulla mitologia dell'uomo forte. Quella, oltre a essere stucchevole, è ormai tramontata".

Insomma, Pierferdinando in questo momento ha più che mai il coltello dalla parte del manico. Forse la soluzione prospettata dalla nostra Margherita Genovese (vedi box in questa pagina), che vorrebbe un riavvicinamento all'Udc da parte del premier, per salvare governo e maggioranza e abbandonare una volta per tutte al suo destino Gianfranco Fini, può essere quella giusta.

DALL'OPPOSIZIONE Intanto a sinistra si dicono pronti a votare insieme a finiani sulle intercettazioni: "Il gruppo del Pd  è pronto a una dura battaglia parlamentare per impedire l'approvazione della legge", dice Franceschini. "Lavoreremo, come nostro dovere, per limitare i danni e, anche per questo, sin dai lavori della Commissione, potremo votare a favore di quegli emendamenti presentati dai deputati finiani che tendono a migliore il testo o contenerne i danni".

Nell'opposizione non stanno certo con le mani in mano. Giocano la loro partita, consapevoli di avere un ruolo importante in tutta la vicenda; consapevoli del fatto che, se fra Fini e Berlusconi dovesse finire per sempre, potrebbero aprirsi scenari impensabili prima. "Se questo esecutivo non è in grado di governare la palla, passi al Colle; l'Italia in questo momento di crisi economica ha bisogno di essere governata". Così il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, in una intervista a Sky Tg24. "Nella maggioranza - sostiene Letta - stanno esplodendo tutte le contraddizioni: dal federalismo, alle intercettazioni, alla difficoltà a gestire la manovra economica con "refusi" sulle pensioni, scontro con gli enti locali e polemiche sulle tredicesime. Questa maggioranza è fatta per vincere ma non per governare. Noi siamo rispettosi - precisa il vicesegretario del Pd - del mandato elettorale, ma siamo anche rispettosi della Costituzione e se il governo non è in grado di andare avanti toccherà al capo dello Stato indicare sicuramente le soluzioni giuste". "Sono due mesi - protesta Letta - che il governo non ha un ministro dello Sviluppo economico e quel ministero lo stanno smembrando, nulla sta accadendo".

LA REPLICA DEL PDL A Letta replica subito Daniele Capezzone, portavoce del PdL: il Pd si metta il cuore in pace, non ci saranno ribaltoni. "Enrico Letta e il Pd possono mettersi il cuore in pace. Gli italiani hanno scelto un Premier, un Governo, una maggioranza, un programma. Il resto sono chiacchiere, vecchia politica e giochi di palazzo. Evocare ribaltoni e coinvolgere il Capo dello Stato sono due gravi autogol, che rinverdiscono la tradizione autolesionista del Pd".

Dopo il "ghe pensi mi" del Cav, il week end è stato di grande attesa. Si apre una settimana importantissima per il PdL, per il governo, per il futuro stesso del Paese. Mercoledì la direzione del partito. Aspettiamo...


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