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Siamo alla resa dei conti. Si parla già di un documento pronto, che servirà a mandare via Gianfranco Fini dal Popolo della Libertà. Oggi Libero e Il Giornale, quotidiani vicini al centrodestra, avvertono il premier: occhio Silvio, Gianfry vuol fare marcia indietro, ma ormai è troppo tardi.
E' troppo tardi anche per noi. Gianfranco Fini deve andarsene. L'ex leader di An se la fa sotto perchè ora si è reso conto che il Cav è pronto a mandarlo a casa sul serio. E Bossi è stato chiaro: non è detto che si vada per forza a elezioni. Potrebbero esserci ugualmente i numeri per governare.
Non bisogna abboccare alla finta resa. Al contrario, è il caso di fare in fretta e sistemare il fedifrago, proprio nel momento in cui vengono fuori le sue magagne personali e la disinvolta gestione del patrimonio di An. Siamo alle corde da mesi, e l'astuta retromarcia non può convincere.
Anche se tacesse per un pò, e la cosa è quanto mai improbabile in un soggetto parossisticamente vanesio, verrebbero fuori a settembre le questioni aperte sul tavolo, dalla riforma della giustizia al tema dell'immigrazione e della cittadinanza facile. Quello di oggi è un Fini che, su questi temi, ha fatto dichiarazioni talmente spinte che gli sarebbe difficile giustificare l'ennesimo cambiamento.
Lasciamo che Gianfry, è proprio il caso di dirlo, tolga il disturbo; sarà anche lui più sereno, come la logorroica ma ormai soddisfatta Veronica, che ha smesso con le interviste e il presenzialismo sulla stampa; diamogli quello che vuole, un suo scettro e una sua piccola corte di adulatori (è lì che gli salta la mosca al naso, nel confronto numerico con quelli che chiama yesman, e che vorrebbe dalla sua parte!). Facciamolo andare da Santoro, dalla Dandini, dal novello Mentana, a comiziare, senza leggere uno spartito come fa di solito, sulla bontà delle sue proposte. Potremo goderci lo spettacolo, e sorridere delle sue giravolte, finalmente liberati dal disgusto e dalla rabbia.
Ricky Filosa - ItaliachiamaItalia
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