'T'a vo' fa fa' na foto? Si potrebbe chiedere al parlamentare che vorrebbe fare il saluto con la manina'
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L'insistenza con cui alcuni parlamentari, Di Pietro in testa, reclamano la diretta televisiva ad ogni piè sospinto, intendo dire ad ogni testa sospesa (sul patibolo dei farisei!), non può stupire chi è cittadino del mondo da più di mezzo secolo: la classe politica è lo specchio della società, uno specchio più deformante che riflettente. Ma sempre illuminante.
Dal proscenio delle sceneggiate di questi attori da strapazzo, si offrono agli spettatori le diverse tipologie della commedia umana, che in Italia assume tinte particolarmente brillanti e vivaci. Non proprio teatro di Eduardo, piuttosto cabaret di periferia.
Dei seicentotrenta deputati, fatta la tara dei furbi presenzialisti di tawlkshow, arrabbiati di professione e abili manipolatori, e dei pochi onesti che lavorano in silenzio al servizio del Paese, almeno cinquecento sono perfetti sconosciuti, se non perfetti imbecilli.
Quale occasione migliore per farsi vedere accanto al segretario del partito o mentre si stringe la mano al capogruppo oratore, e magari conservare la registrazione della giornata storica ad uso e consumo di amici e familiari, a testimonianza di una presenza quanto meno reale? Io c'ero, è l'unica preoccupazione di costoro. Se poi esserci voglia dire partecipare, la questione è irrilevante.
T'a vo' fa fa' na foto? Si potrebbe chiedere al parlamentare che vorrebbe fare il saluto con la manina: e siamo sicuri che la fotografia di gruppo sia una delle ritualità più gradite in molti consessi, italici e internazionali.
I cittadini più assidui nella lettura della pagina politica dei quotidiani sanno riconoscere il vergognoso spettacolo delle menzogne che vengono vendute per verità, dei rimpalli nell'attribuzione delle responsabilità, delle analisi sofistiche a giustificazione dei maneggi e dei giochi di potere; ma gli altri? gli elettori poco attenti, distratti e distrutti dalle incombenze del quotidiano, quelli che si interessano di politica solo quando vanno a votare, e sentono parlare di questo o di quel deputato solo al momento delle promesse e per interposte persone che fanno da portaborse e raccoglivoti?
Come arrivare a consapevolizzare gli indifferenti? In quale modo un mezzo se vogliamo strettamente tecnologico e impersonale può condizionare le loro menti e le loro scelte? Si fa tanto per togliere al premier le sue aziende televisive, imputandogli messaggi più o meno subliminali, ma a noi pare che la Rai e Sky, e La7, siano molto più pressanti e organizzate nella difesa dei loro potentati.
Forse è da qui che dovrebbe cominciare il Cavaliere: basta alle tivvù commerciali, attente soltanto all'audience più sfrenata e rimbecillente, basta alla De Filippi e alla Marcuzzi che ottenebrano le menti; e se proprio non se ne può fare a meno, si lasci comunque uno spazio più autorevole e prolungato ai telegiornali di rete, si cerchino nuovi volti e soprattutto nuovi direttori di testata.
Per dirne una, consideriamo troppo ristretto il campo per Minzolini in una Rai lottizzata. Coraggioso provocatore, tifiamo per una sua presenza più efficace. Con lui al Tiggì 5, il governo potrà soltanto guadagnarci.
Margherita Genovese - Italia chiama Italia