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Mon, 06 Sep 2010 16:30:00

Gianfranco Fini, il tramonto di un leader - di Andrea Verde


Il presidente della Camera Gianfranco Fini durante il suo intervento di ieri a Mirabello


'Ora che Fini deve navigare in mare aperto, rischia di ritrovarsi solo nella tempesta. Non é affatto scontato che Casini voglia allearsi con lui; con Berlusconi e con la Lega ha chiuso e non puo' certo immaginare un accordo elettorale con Bersani. Chissà quali alchimie gli proporranno i "consigliori" che lo aiutarono a scrivere il libro "il futuro nella libertà"...'

di Andrea Verde







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Ero tra quelli che attendevano con impazienza il discorso che Gianfranco Fini avrebbe pronunciato domenica 5 settembre a Mirabello, a chiusura della festa di Futuro e Libertà. Dopo la rottura consumata il 29 luglio scorso con Berlusconi, che ha causato la creazione di gruppi parlamentari autonomi, ci si aspettava che Fini delineasse uno scenario politico alternativo al tanto criticato berlusconismo, prospettando programmi, alleanze, idee nuove.

Sapevo per contro che non avrebbe proferito parola sull'"affaire" della casa di Montecarlo, lasciata in eredità dalla contessa Colleoni, per "la giusta causa", né tantomeno sulle presunte pressioni rivolte a dirigenti Rai per "raccomandare" il cognato; Fini si é limitato ad accusare Feltri di aver compiuto un linciaggio contro la sua famiglia, degno delle peggiori tradizioni islamiste.

L'accostamento di Feltri ad un talebano fa sorridere; certo é che, talebani o no, qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare ad un'opinione pubblica attonita, come ha potuto una famiglia nullatenente come quella dei Tulliani, accumulare in pochi anni, un favoloso patrimonio stimato a venti milioni di euro.

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L'opposizione sognava da tempo un momento del genere: il centrodestra allo sbando. Berlusconi e Fini che litigano fra loro da ormai molto, troppo tempo. Il partito ne soffre, ma ne soffre soprattutto il Paese. Ma per Pd e Idv lo scontro interno al PdL è pura libidine.
E tralascio tutte le considerazioni legate alla distrazione del patrimonio di Lucianone Gaucci, la tele-novela della schedina vinta all'enalotto, la svendita del patrimonio di Alleanza Nazionale, le società off shore in odore di evasione e quant'altro; sono state il tormentone dell'estate e probabilmente sarà la giustizia a dover sbrogliare tutte queste matasse; speriamo al piu' presto.

Il discorso di Fini é stato, nel complesso, assai deludente; da consumato politico qual é, sa benissimo di essersi infilato in un vicolo cieco, e a forza di lasciare andare i suoi pasdaran a ruota libera, si é creato il vuoto intorno; i sondaggi non gli danno scampo e gli applausi che "Repubblica" e la sinistra gli tributano da quasi due anni, si stanno trasformando in un boomerang.

Il Fini di Mirabello é un generale senza esercito, abbandonato dai suoi colonnelli e dal suo popolo; un generale che, per la prima volta in vita sua, deve far fronte ad un feroce attacco mediatico, di quelli che di solito venivano riservati al Cavaliere, e che tanto divertivano il Presidente della Camera.

Lui era l'uomo delle istituzioni, il leader della nuova destra, quella per bene ed europea, contrapposta a quella impresentabile di Berlusconi. A dare questa patente di rispettabilità a Fini erano stati i giornali dell'ingegner De Benedetti che hanno trasformato in vere e proprie star gli "intellettuali" di area finiana, specializzatisi in attacchi quotidiani a Berlusconi; sconosciuti professorini sono diventati "maitre à penser" del centro-destra italiano; Sofia Ventura, Flavia Perina, Alessandro Campi per mesi hanno bacchettato il Cavaliere, ricevendo paginate di elogi e decine di inviti televisivi.

E cosi' i professorini ci hanno spiegato che il velinismo era sbagliato, che i cine-panettoni fanno schifo, che l'attitudine di Berlusconi offendeva la dignità delle donne, che sarebbe stato opportuno un governo tecnico alternativo a Berlusconi e, dulcis in fundo, che non sta bene avere amicizie pericolose con Gheddafi e Putin.

E mentre i professori passavano da un convegno all'altro, da una trasmissione televisiva ad un forum con i lettori di "Repubblica" denunciando i mali del berlusconismo, in parlamento, Granata, Briguglio e Bocchino si davano da fare per scardinare il gruppo del Pdl, seguendo l'esempio siciliano.

Berlusconi poteva continuare a tollerare questo atteggiamento? Quale altro leader europeo avrebbe tollerato una situazione simile? Alcuni ricordano l'esempio di Sarkozy che scalzo' Chirac alla testa dei gollisti francesi. Sarkozy, tuttavia, non fece scissioni, condusse la sua battaglia all'interno del suo partito, senza cercare l'appoggio della sinistra, che tra l'altro lo detestava, e vinse.

Fini si é trovato nella scomoda posizione di dover fare il cavallo di troia contro Berlusconi, appoggiato dalla sinistra, dai giornali di sinistra e da intellettuali vetero-comunisti come Paolo Flores D'Arcais. Siamo arrivati al paradosso che la sinistra, in piena crisi esistenziale, per compensare i propri vuoti programmatici si sia messa a tifare per la destra "buona" di Fini contro la destra "cattiva" di Berlusconi.

I caporali che hanno seguito Fini in questa folle rincorsa agli applausi dell'avversario, hanno talmente esagerato da aver azzoppato questo "cavallo di Troia"; i pensatori finiani si sono rivelati degli autentici dilettanti allo sbaraglio.

E questa volta Fini non é riuscito ad aggiustare le cose con le sue capacità tribunizie; gli appelli per l'unità d'Italia, le critiche al federalismo e alla Lega, gli ammiccamenti ai precari e ai giovani, i richiami alla legalità, le critiche a Gheddafi, non hanno potuto nascondere un immenso vuoto programmatico.

Nonostante lo sforzo, Fini non é riuscito a convincere di avere idee e programmi; un conto é fare esternazioni ed interviste televisive, un conto é gestire una squadra di governo, affrontare la crisi economica, prendere decisioni vitali per il Paese, indicare una classe dirigente.

Ora che Fini deve navigare in mare aperto, rischia di ritrovarsi solo nella tempesta. Non é affatto scontato che Casini voglia allearsi con lui; con Berlusconi e con la Lega ha chiuso e non puo' certo immaginare un accordo elettorale con Bersani.

Chissà quali alchimie gli proporranno i "consigliori" che lo aiutarono a scrivere il libro "il futuro nella libertà". Ora deve solo sperare che Berlusconi non faccia saltare il tavolo e porti il Paese ad elezioni che segnerebbero la morte politica del delfino di Giorgio Almirante; ma dovrà mettere la museruola ai suoi cani sciolti ed impedirgli di fare altri guai. E sperare che col tempo si possa riaggiustare il rapporto con il Cavaliere e non far pensare ai suoi detrattori che, in fondo, aveva ragione Bettino Craxi quando diceva che Fini rappresentava "il vuoto incartato".

Andrea Verde - ItaliachiamaItalia


















































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