Urso, Ronchi, e Scalia lasciano Futuro e Libertà nel giorno in cui il vicepresidente del partito finiano, Italo Bocchino, ha nominato ai sensi dello statuto l'ufficio di presidenza di Fli, di cui fanno parte il coordinatore nazionale Roberto Menia, i capigruppo in Parlamento nazionale ed europeo Benedetto Della Vedova, Cristiana Muscardini e Mario Baldassarri, il presidente dell'assemblea nazionale Salvatore Tatarella. Tra i nominati ci sono Giulia Bongiorno, Carmelo Briguglio, Antonio Buonfiglio, Giuseppe Consolo, Umberto Croppi, Fabio Granata, Chiara Moroni, Manfredi Palmeri, Flavia Perina, Enzo Raisi e Giuseppe Valditara. Fanno inoltre parte dell'ufficio di presidenza il segretario amministrativo Nino Lo Presti e il coordinatore di Generazione Futuro Gianmario Mariniello.
Per Bocchino la scelta di Urso, Ronchi e Scalia è una "non-notizia". Fra gli altri, ha commentato la notizia anche Giorgio Conte, vice presidente del Gruppo parlamentare di FLI alla Camera dei Deputati: "Finalmente un'operazione di chiarezza, ma mi chiedo: perché hanno atteso tanto tempo? È da parecchi mesi che Urso, Ronchi e Scalia manifestano posizioni e scelte politiche in netta distinzione, a volte in contrapposizione, rispetto alla linea del partito e chi in questi mesi ha voluto rappresentare Futuro e Libertà come un partito spaccato, può oggi rilevare che si trattava evidentemente di dichiarazioni espresse a titolo personale".
Dice la sua anche Gianni Alemanno, il quale spera "che la scelta di Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pippo Scalia sia circondata dal massimo rispetto da parte di tutti. Credo che nessuno si possa permettere di dare una lettura strumentale e personalistica di questa scelta politica". Il sindaco di Roma parla di una "logica e coerente conseguenza di chi ha sempre detto in ogni circostanza di voler rimanere comunque all’interno del centrodestra e di non essere disponibile ad uscire da questo schieramento a prescindere dalle diverse appartenenze politiche".
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