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Home / Politica / Rinunciare al Centrodestra e al Centrosinistra - di Mario Galardi
Thu, 01 May 2008 07:40:00

Rinunciare al Centrodestra e al Centrosinistra - di Mario Galardi


Mario Galardi, editorialista e collaboratore di Italia chiama Italia, dal Venezuela

"Sarebbe bene smettere di usare le dizioni “centrodestra” e “centrosinistra”, e avere finalmente il coraggio e la franchezza, nel riferirsi al PdL e al PD, di dire “destra” e “sinistra” tout court"

di Mario Galardi



In un suo recente intervento a Porta a Porta, l’on. Scajola, quando uno dei presenti si è riferito alla vittoria della destra, ha tenuto a precisare “centrodestra”, provocando un ben dissimulato imbarazzo all’on.Ronchi, che era al suo fianco e che fino a quel momento aveva anche lui parlato semplicemente di “destra” (dopo di che, nel corso della trasmissione, è stato attento a dire sempre “centrodestra”).

Differenziazioni analoghe si fanno nel lato opposto, quando si parla di sinistra e di centrosinistra (arrivando alla assurda e bizantina disquisizione se si debba, o meno, usare un trattino).

Le denominazioni centrodestra e centrosinistra vengono da molto lontano, in Italia risalgono ai tempi di Cavour, e poi sappiamo che si sono radicate nella storia politica degli ultimi cinquant’anni, ad iniziare dal primo governo Fanfani di centrosinistra del 1962.

E’ però evidente che, nell’uso contemporaneo delle definizioni “centrodestra” e “centrosinistra”, esiste un’illogicità insita e insanabile. Il “centro”, infatti, per essere veramente “centro”, può essere uno ed uno solo. Siccome invece ce ne sono due, è evidente che uno dei due centri sta un po’ più a destra e l’altro sta un po’ più a sinistra, e gli stessi interessati non vogliono certamente negarlo.

Crediamo che sia giunto il momento, dopo il terremoto e la semplificazione dello schieramento politico che l’elettorato con il suo voto ha provocato, di renderci conto che è necessario apportare una semplificazione anche nel linguaggio della politica e in quello del giornalismo.

Il Popolo della Libertà e il Partito Democratico, i due partiti che ora occupano quasi interamente lo spazio politico, hanno finalmente dato al nostro Paese un assetto simile a quello delle altre principali democrazie occidentali. Rappresentano la destra e la sinistra moderate, perchè il primo non ha nulla a che vedere con i movimenti che si richiamano a esperienze autoritarie e illiberali (e non sarà certo un Ciarrapico a dimostrare il contrario), e il secondo, dobbiamo dargliene atto, ha completato la sua separazione dalla storia comunista, che i precedenti “strappi”, e i successivi cambiamenti di sigla, non erano finora stati in grado di dimostrare.

Oggi pertanto non è più necessario ricorrere alla foglia di fico della parola magica “centro”, e l’UDC ha fallito proprio perchè ha avuto la velleità di occupare un centro ormai inesistente e innecessario.

Chi invece dovrà continuare ad aggiungere una notazione al proprio nome, saranno piuttosto i partiti che hanno voluto mantenere le loro collocazioni più laterali, da un alto l’estrema destra, che ancora si rifiuta di rinnegare il fascismo, e dall’altro l’estrema sinistra (che sarebbe bene non chiamare più sinistra radicale, perchè dobbiamo riconoscere che i Radicali hanno qualche ragione nel chiedere una certa esclusiva sul nome), o sinistra comunista, visto che i loro dirigenti e simpatizzanti perseverano ostinatamente a richiamarsi esplicitamente alla più tragica e fallimentare ideologia che la storia abbia mai conosciuto.

Ora che i due principali partiti sono finalmente avviati a rinunciare alla demonizzazione dell’avversario, le parole destra e sinistra dovrebbero aver perso le loro valenze negative, a cui ci eravamo abituati nel corso delle contese politiche.

Sarebbe quindi bene smettere di usare le dizioni “centrodestra” e “centrosinistra”, e avere finalmente il coraggio e la franchezza, nel riferirsi al PdL e al PD, di dire “destra” e “sinistra” tout court. Non pretendiamo certamente che questo scritto possa influenzare gli addetti ai lavori, ma probabilmente sarà la realtà delle cose, se non un soprassalto di logica, a convincerli o ad obbligarli.


Mario Galardi – Italia chiama Italia


















































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