Gianfranco Fini è stato eletto Presidente della Camera dei deputati. Chi lo avrebbe detto negli anni ‘70-‘80? Il presente in quegli anni ci presentava un Fini come un politico emarginato, dirigente in uno schieramento partitico escluso dall’«arco costituzionale», addirittura «nella fogna». Nel milanese la stessa apertura di una sezione del MSI veniva considerata una “provocazione e un attentato alla Costituzine, un oltraggio ai valori della resistenza”. Salto temporale: l’ex-missino Fini in veste di Presidente della Camera viene ricevuto dal Capo della Stato Napolitano ex-comunista di ferro. Quando si dice che la politica è argento vivo, un flusso in divenire mutabile, metamorfosi perenne, si ha l’occhio rivolto alla Storia.
Formidabili quegli anni novanta italiani. Il tentato Colpo di Stato strisciante avviato con la operazione Mani Pulite nel `92, e nel 1993 «lo sdoganamento» di Fini e del Movimento sociale da parte di Silvio Berlusconi quando disse: «Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini». Ed ancora il nostro Cavaliere non aveva annunciato il proprio ingresso personale e diretto in politica.
Un uomo politico di razza? Certo. Freddo e tenace, astuto e calcolatore. Fini è stato sempre più avanti del partito che rappresentava, guidato da una trepidante volontà di riscatto e riconoscimento democratico; nota la sua posizione di rottura sulle famiglie di fatto o sulla tematica della fecondazione assistita, e la clamorosa e quasi-storica sua battuta sul “ male assoluto” riferita alle leggi razziali, per poi ad arte essere estesa a tutto il mondo del fascismo. Insomma una umanità che cerca il lavacro, una sottile volontà di superamento, una quasi purificazione per fatti che non lo hanno coinvolto personalmente ma che pesano sul suo iter di sviluppo di uomo politico. Una vera e propria purgazione laica ha fatto nascere un lider dal profondo del futuro storico, e ci ha consegnato un uomo sano e non perso dietro le maciullate illusioni del passato.
È stato anche l’uomo delle sbavature comportamentali. Ci ricordiamo l`asprezza dialettica sulle «comiche finali», sul «demolitore della Casa delle libertà» e quella invocazione del generale tempo quando afermò «io ho vent’anni di meno». Non minacce, non ingiurie, ma solo garbati allettamenti per chi ha orecchie per intendere la musica. Non sempre le impuntature dialettico-politiche ci conducono infatti sulla strada sbagliata; a volte sono una forma per sollecitare attenzione sul proprio ruolo e stimolare gli altri a riflettere. Lo ripeto, è difficile essere Fini, ma lui so sa fare bene. Buon lavoro Presidente!
Ermanno Filosa – Italia chiama Italia