Prendendo in prestito lo spettacolo che l'urlatore Grillo, sempre più a rischio ictus, propone a una certa fascia di giovani e meno giovani felici di liberarsi da tutte le paranoie e le sconfitte personali mandando a quel paese questo o quel personaggio, i due co-conduttori hanno riproposto gli stessi temi triti e ritriti, senza nemmeno l'alibi di un' inchiesta giornalistica con tanto di popolo arrabbiato.
Ma Sgarbi ha cominciato a menare colpi, a destra e a manca, regalando epiteti a un Travaglio quasi inebetito dalla sorpresa (abituato com'è alle prediche seguite in religioso silenzio!), e esplodendo con interruzioni pesanti ad ogni provocazione (o piuttosto diffamazione) ordita da Grillo. Che sbraitava, il crinito predicatore bilioso e sputacchiante? Berlusconi psiconano con parrucca cementata sulla testa, definito in studio da Travaglio il re dei ladri (ma non è vilipendio delle istituzioni?); Veronesi, losco individuo in odore di criminalità, legato alle mafie della sanità privata; il display gigantesco che certifica i finanziamenti pubblici ai quotidiani come latrocinio di Stato; e il vanitoso De Magistris, evidentemente recidivo nell'offrirsi in pasto ai media, che in collegamento video scambia complimenti e battute che hanno piuttosto il sapore dell'autocelebrazione reciproca.
Che pena, questi programmi! Dobbiamo tenerceli per non fare gridare alla dittatura e agli editti bulgari; ma, secondo noi, gli utenti sono arcistufi di queste manfrine e dei falsi moralisti. Santoro e Travaglio non hanno verve nemmeno nella difesa dagli attacchi di Sgarbi, si esprimono senza variazione di toni, sembrano in crisi d'apnea.
Leviamoceli di torno, al più presto! Non ci sembra giusto che siano pagati per annoiarci e per ripetere le stesse ingiurie alle stesse persone, con una morbosità patologica, sempre a contare i soldi degli altri, a scavare nella vita degli altri, a rivangare inutilmente storie passate e indifferenti alla maggioranza degli italiani.
Diteglielo, che la musica è cambiata: che il popolo non vuole più i masaniello, che ha riscoperto il valore della partecipazione responsabile, e che vuole guardare al futuro. Possibilmente, senza di loro.
Margherita Genovese – Italia chiama Italia