Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ospite di Vespa a Porta a Porta. Insieme a lui in studio, fra gli altri, anche Renato Schifani, presidente del Senato.
Diversi i temi affrontati durante il corso della puntata: formazione del prossimo governo, equilibrio politico all’interno del parlamento, riforme, il futuro di Alleanza Nazionale e attualità.
Gianfranco Fini ad inizio puntata, replicando ad una domanda di Bruno Vespa sull’ultimo ponte che Fini ha trascorso secondo una sua vecchia passione, quella delle immersioni subacquee, ha detto di non rinunciare al suo privato: “Non rinuncio al mio privato per nessuna ragione. Sono onorato della carica cui sono stato chiamato, ma quando ero ministro degli Esteri mi sono comportato cosi' e cosi' ho fatto anche quando ero all'opposizione". Chiarisce che la sua vita non sara' stravolta dalla presidenza di Montecitorio. "Le immersioni sono le medesime di prima", aggiunge. "Io sono rispettoso delle istituzioni e dei regolamenti, ma sempre con il sorriso sulle labbra, senza prendersi troppo sul serio. Di solito, anche quando il presidente della Camera dice una banalita' si usa la formula 'severo monito' o 'dura reprimenda' -ha spiegato Fini- Non prendiamoci troppo sul serio, cerchiamo di fare il nostro dovere sapendo che anche essere uomini di parte significa essere coscienti del rispetto delle regole".
Sul tema delle riforme, “la riforma della legge elettorale la metterei alla fine e non all'inizio del cammino delle riforme: prima facciamo l'architettura istituzionale e poi la riforma della legge elettorale". "E' vero - ha aggiunto - che c'e' il referendum che incombe, ma quello e' un altro problema". Fini ha detto di essere "ottimista sul fatto che nella dialettica tra maggioranza e opposizione non ci sara' su questo tema delle riforme, un motivo di conflitto preventivo. Forse mi illudo - ha concluso - ma sono ottimista".
Schifani, da parte sua, auspica un ritorno allo spirito bicamerale: "Mi auguro fortemente che questa sia una legislatura costituente, abbiamo cominciato con la Bicamerale dove molte norme erano condivise". "Ora vi e' tanto lavoro portato avanti, abbiamo tante scelte condivise, e' dovere del Parlamento, di maggioranza e opposizione, mettersi attorno a un tavolo e riesumare i principi condivisi e smussare gli angoli del federalismo per rassicurare una parte del Paese. E' un'occasione che il Parlamento non puo' e non deve mancare", ha aggiunto il presidente del Senato.
E riguardo quelle formazioni politiche che sono rimaste fuori dal parlamento? "Se vogliamo far bene il nostro compito dovremo ascoltare, con le commissioni e con le audizioni, coloro che sono nella societa' civile ma non sono in Parlamento". E’ l’opinione di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera ha fatto presente che il Parlamento e' "di chi viene eletto". Fini ha sottolineato: "il Parlamento raffigura quello che hanno deciso gli elettori, semmai c'e' da chiedersi il perche' di quel comportamento, per quel che mi riguarda e' stato il richiamo del voto utile".
Gianfranco Fini ha anche annunciato che domenica si dimetterà da presidente di An: “Domenica ho convocato l'assemblea nazionale di An, rassegnerò le mie dimissioni. In questi giorni sono impegnato nella transizione, proporrò un comitato di reggenza guidato da Ignazio La Russa, probabile ministro della Difesa sempre che il presidente Berlusconi gli darà l'incarico”.
Sui recenti episodi di violenza neonazista, “tolleranza zero” contro i neonazi che hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. «Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà». Però, rispetto a questo episodio, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino (durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane, ndr).
Sull'episodio di Verona interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani: «Tolleranza zero, ma anche certezza della pena: davanti a questi gesti di violenza lo Stato sarà rigorosissimo». «Sono giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio - aggiunge Schifani - giovani che chiedono di essere rieducati. È come se ci fosse un pezzo della gioventù italiana che non riesce a trovare un suo percorso e la severità della pena va coniugata con la funzione rieducativa».
Gabriele Polizzi - Italia chiama Italia