Santoro, quello di “Annozero”, sembra animato da una forma speciale di anarco-cretinismo. Finalmente il presidente della Rai Claudio Petruccioli è intervenuto sulla puntata di «Annozero» che Santoro giovedì ha dedicato a Beppe Grillo. «A nessuno, quindi neppure a Michele Santoro - ha detto il presidente della Rai - è consentito confondere la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l'appalto, di fatto, della Tv Pubblica a Terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente». Parole sante. E ancora Petruccioli : “Beppe Grillo dagli schermi della Rai ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltre che ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi. Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili”. Perfetto, con amarezza e disgusto, anche rabbia.
Santoro adesso dice di «attendere fiducioso» le iniziative che Petruccioli intenderà intraprendere. In ogni caso non ritiene che «esse potranno continuare a consentire ai leader dei partiti di dire quello che vogliono nella televisione pubblica, proibendo invece a un unico soggetto politico, Beppe Grillo, di esprimere il proprio pensiero». E ancora: La Rai - ricorda Santoro - appartiene infatti al pubblico e non ai partiti e la libertà d'espressione è tutelata dalla Costituzione Repubblicana».
Ecco la questione stimolante, quasi pungente. Si dice che ci troviamo dinanzi a una «gogna mediatica» ispirata «più all’amore per l’audience che all’amore per la verità». Richiamo respinto da Santoro come «una censura pubblica, generica ed immotivata». Allora: se la Tv è del pubblico e non dei partiti, fissiamo tre ore alla settimana di TV di TUTTI, un programma dove ciascuno va e dice quello che vuole, per almeno 5-10 minuti, senza conduttore, senza regia, solo una bella sala e microfoni: si va, si esterna in libertà il proprio pensiero, si rilascia la copia del documento di identità e via. Ecco la Tv del pubblico, di tutti, e poi ciascuno risponde davanti alla legge se dice cose diffamatorie o ingiurie gravi, sempre su eventuale azione della parte lesa. Una sorta di piazza, vera e aperta a tutte le istanze senza alcuna censura, spontanea, dove il tema è libero e si dice e fa di tutto. Vi ho dato una bella idea Signori Rai, e rinuncio ai diritti di autore a favore dei bimbi poveri del Sud Italia.
Ma veniamo a noi. Basta con questo Grillo, siamo alla nausea. Grillo copre un vuoto? Sciocchezze. Interpreta un malumore e lo aizza. Lo usa. È un barbaro, incapace di dare risposte alla questione Italia, di elaborare un programma per realizzare la riforma del sistema. Non ha la risposta, ma la protesta. È il giocoliere-saltimbanco che cavalca la tristezza dei nostri tempi. Non un buffone, ma un allegro e accattivante cantastorie.
"La parola ai cittadini", è il suo slogan preferito. Da una parte Grillo propone soluzioni sensate per moralizzare il parlamento, ma dall'altra la sua aggressività e i suoi discorsi hanno una forte componente demagogica. Come Santoro, “la Rai ai cittadini”, e avanti a cavalcare ondate di offese verso il Presidente della Repubblica e altre figure importanti della società civile.
È uno degli effetti di quel Colpo di Stato strisciante che fu l’operazione “Mani Pulite” del ’92. La morte di alcuni grandi partiti storici (Pci e Dc) ha comportato anche la fine dell'idea classica di rappresentanza politica; e il “nuovo e lo sforzo per uscire dalle difficoltà” venne affidato a soggetti terzi rispetto a quelli che solitamente dovevano mediare fra Stato e cittadino. Ecco allora che ci si affida alla società civile, a manager di successo, ai girotondini, e ai movimenti. E adesso si diffonde il Grillismo, una sorta di vomito emozionale che una parte di noi fa per liberarsi dalle frustazione e dal balletto di una politica ingessata nell’ardente-glaciale voglia di fare tutto e il contrario di tutto. Si imbarbarisce il confronto in tv, e Santoro guida una straordinaria gogna mediatica dagli effetti devastanti. Siamo in continuo sbandamento. Il clima di odio si impadronisce della mente di giovani forse frustrati, emarginati; di fronte all'inquietante fatto di Verona con la morte del giovane Nicola, osserviamo un clima culturale politico nel quale si vanno affermando principi di intolleranza e di odio verso i più deboli, l’affermazione di una sottocultura di violenza gratuita. Una prepotenza senza degna causa. Tutti noi dobbiamo adoperarci per togliere la maschera alla falsa idea che il farsi giustizia da soli sia un atto eroico. Dobbiamo tutti collaborare perchè non torni un clima di violenza politica e di insicurezza; ma Grillo e Santoro, non ci aiutano a superare il diffondersi di un pericoloso clima, quello classico anarco-insurrezionalista. Qualcuno dica loro che le prossime vittime peseranno amaramente sulle loro coscienze.
Ermanno Filosa - Italia chiama Italia