A Napoli, dinanzi a un decreto governativo che vuole ristabilire l'ordine e fare rispettare lo Stato in un territorio storicamente alieno dalla legalità, si ritrovano i soliti noti a cavalcare la tigre della rivolta popolare, giustificando le violenze e tifando di fatto per l'indebolimento della linea strategica del Premier.
I dibattiti televisivi hanno riscoperto la Sinistra Arcobaleno e nei tiggì incombono le dichiarazioni di Russo Spena e di Migliore, che credevamo di avere oscurato con il nostro voto.Tant'è.
Il caro Veltroni, del resto, non disdegna aperture a destra e a manca, nel tentativo di portare acqua al suo mulino: ci piace ribaltare le parole di un tale Di Pietro, affermando con lui, ma a ruoli capovolti, che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sempre soft, sempre pacatamente, il leader del Pd non risparmia stoccate al governo; dalla posizione favorevole di chi non deve prendere decisioni anche impopolari, aspetta nell'ombra, magari soltanto leggendo i giornali, per attaccare e colpire con eleganza sui temi più caldi. Se si tratta di tasse e di lavoro, facile promettere la qualunque, non avendo potere decisionale; se si tratta di rifiuti e di discariche, altrettanto facile fingere disapprovazione per uno Stato interventista, e trasformare a parole i capipopolo di Chiaiano in cittadini depositari di diritti calpestati.
Dovrebbe affermare con determinazione invece, che con la violenza e le barricate non si risolvono i problemi e che la diossina e la peste, i napoletani, ce l'hanno già sotto casa, non serve che si smantelli Chiaiano. Cogliere in contropiede l'ineffabile gentleman dell'opposizione-ombra, è quanto mai difficile: del resto, il ruolo che si è cucito addosso è l'unico che può portare avanti, con quella faccia e quella storia personale a metà tra l'America radicalchic e l'Africa missionaria.
Eppure, qualche lapsus freudiano può capitare nel fiume di parole che scorre tra una riunione e l'altra. Per esempio, la sorprendente veemenza con cui assicura di continuo i suoi sul fatto che "tra cinque anni governeremo noi!". Frase infelice, che rivela una volontà di rivalsa più adatta allo scontro che all’incontro. Pensi Veltroni a non ostacolare il percorso appena iniziato per il ripristino della legalità e della responsabilità personale nei comportamenti umani e istituzionali. E in primis certifichi la distanza da Bassolino e da tutti quei sindaci del suo partito che mantengono un atteggiamento colpevolmente complice con il popolo dell'intifada, delle barricate con i bambini e delle minacce alle forze dell'ordine.
Gabriele Polizzi – Italia chiama Italia