Non occorre che adesso, con la scusa dello sdoganamento della destra, Alemanno si metta subito a fare il garantista più garantista degli altri pierini primi della classe ed a correre a denunciare per primo il razzismo, la xenofobia di un intero quartiere, solo perché tre deliquentelli hanno rotto qualche vetrina ad un bengalese!
Lasciamo al solito bravo ed intraprendente giornalista (che ha intervistato uno che passava lì per caso e pare che abbia visto nei "tumulti" una svastica da qualche parte) di titolare sul Corriere di Roma: "Italiani contro extracomunitari. Scoppia la guerra del Pigneto."
Nonostante, infatti, sia stato chiarito il giorno dopo e sconfessato da tanti politici di tutte le tendenze che parlare di azione razzista è stato come lanciare una sonora bufala nel mercato mediatico nazionale (ed internazionale, in questo momento già in tensione contro di noi) è stato organizzato il solito corteo, con l'appoggio dei soliti mestatori di piazza, con i soliti cartelli già stampati e pronti all'uso, inneggianti al martirio perpetrato dal popolo italiano contro le minoranza etniche. Sono riusciti persino a paventare le notti dei lunghi coltelli nazisti (più deficienti di così...).
L'importante è che il neo sindaco non cada con tutte le "ciabatte" in queste trappole: condanni l'azione come una normale azione teppistica, criminosa e mafiosa a cui sono sottoposti giornalmente anche moltissimi italiani. Non faccia proclami in difesa di alcuna etnia, altrimenti dopo sarebbe costretto a condannarne un'altra: dica semplicemente che tutti gli atti criminosi vanno condannati.
Se il giornalista impegnato che si erge più a censore od a giudice, in realtà, avesse invece scavato col fine di indagare le reali cause che hanno portato a questa forma di reazione inconsulta ed abnorme, avrebbe fatto più appropriatamente il proprio mestiere di giornalista, in quanto, da quanto risulta dalle interviste, appare molto più semplicemente che quei bottegai, oggetto di avversione, sono portati a rispettare poco le regole locali degli orari di scarico e carico, di parcheggio, di pulizia, di frastuono notturno... Questi, infatti, tramite un notevole accorpamento di etnie omertose e di clan chiusi in se stessi, attuano un'occupazione di un territorio, trasformato in una sorta di zona franca, privo dei normali controlli che uno Stato serio dovrebbe imporre. Se le precedenti quindicinali amministrazioni hanno permesso tali "buonismi", Alemanno se ne dissoci ed imponga le regole sicure valide per tutti gli abitanti e commercianti di Roma, come Berlusconi sta imponendo regole a livello nazionale per tutti gli italiani.
Insomma, si sarebbe rotto un equilibrio millenario di vita vissuta dalla gente del luogo, essendo stato stravolto quel certo ritmo romanesco, tramutato in un chiassoso, insopportabile bazar di lingue, odori, e suoni prepotenti. Più che parlare di integrazione dello straniero, qui, si dovrebbe parlare di occupazione ed esproprio dei vecchi abitanti locali da parte degli stranieri!
Caro Sindaco, cerchiamo ora di non trasformare quegli abitanti da già cornuti, anche in mazziati!
Roberto Pepe – Italia chiama Italia