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Csm, bocciato lo stop ai processi. Berselli: "Mancino si dimetta"
Fri, 27 Jun 2008 06:21:00 Csm, bocciato lo stop ai processi. Berselli: "Mancino si dimetta"
La sesta Commissione del Csm ha approvato il parere sul decreto sicurezza
Affondo del presidente della Commissione giustizia del Senato
Il vicepresidente ai consiglieri: "Basta, si parli solo con atti ufficiali"
Domani al Cdm il "lodo Schifani bis", il 28 luglio in aula alla Camera
La sesta Commissione del Csm ha approvato a maggioranza il parere
sul decreto sicurezza, che ora passerà così al vaglio del plenum. Nel
documento votato non sarebbero state introdotte modifiche sostanziali
rispetto alla bozza
in cui si evidenzavano i punti critici della norma 'blocca-processi'.
L'unico voto contrario al parere è venuto dal consigliere laico del
centrodestra Michele Saponara.
Il voto, in pratica, conferma il "mancato rispetto" dell'articolo 111
della Costituzione (la ragionevole durata dei processi) e i dubbi sulla
"compatibilità" con l'obbligatorietà dell'azione penale (art.112 della
Costituzione) della disposizione che assegna la "precedenza assoluta"
ai procedimenti sui reati più gravi.
Pdl contro Mancino. "Chiedo
a Nicola Mancino di dimettersi da vice-presidente del Csm. Sarebbe un
atto dovuto, di elementare sensibilità istituzionale, non sarebbe un
atto eroico". Lo dice il presidente della Commissione Giustizia del
Senato, Filippo Berselli, dopo la fuga di notizie sulla bozza del
Consiglio sulla norma blocca-processi.
Mentre il tema della giustizia continua a infiammare il dibattito
politico, vengono ufficializzate le date del varo del "lodo Schifani
bis". Il disegno di legge per la sospensione dei processi per le più
alte cariche dello stato sarà domani all'ordine del giorno del
Consiglio dei ministri e il 28 luglio prossimo approderà in aula alla
Camera.
"La funzione di Mancino è di garantire almeno il principio elementare
di riservatezza. Delle indiscrezioni così irresponsabili - afferma
Berselli - mirano a mettere in grandissima difficoltà ed imbarazzo il
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e sono di enorme
gravità istituzionale e non possono passare sotto silenzio,
all'italiana".
Mancino chiede riservatezza. Dopo la diffusione della bozza di parere
lo stesso Mancino ha richiamato alla massima riservatezza i consiglieri
di Palazzo dei Marescialli, avanzando l'ipotesi di nuove regole e
sanzioni contro indiscrezioni e fughe di notizie.
In apertura del plenum di questa mattina, il vice-presidente ha
sottolineato: il Csm "parla solo attraverso i suoi atti ufficiali, non
con personali interpretazioni. Torno a chiedere riservatezza. Non se ne
può più di questa prassi di far dire ai nostri atti o ai nostri
documenti non il loro contenuto ma l'interpretazione che qualcuno vuole
loro dare".
Mancino ha dato poi incarico al presidente della II commissione di
Palazzo dei Marescialli Giuseppe Maria Berruti di stabilire delle
regole a tutela della riservatezza degli atti e del lavoro dell'organo
di autogoverno della magistratura, ed eventuali sanzioni da adottare i
caso di violazione.
Se la questione giustizia continua a infiammare la politica, un appello
alla distensione arriva dal leader dell'Udc, che auspica un ritorno al
dialogo fra maggioranza e opposizione. "A me dispiace - dice Pier
Ferdinando Casini in un'intervista al Gr-Rai - che non si trovi un
dialogo comune, anche perché c'è la possibilità, se esiste la buona
volontà, di trovare un'intesa". Secondo Casini, bisogna "evitare la
forzatura" della norma blocca-processi inserita nel decreto sicurezza,
ma, contestualmente, occorre dare a Berlusconi "la disponibilità di
affrontare questo tema come quello dell'immunità per le alte cariche
dello Stato". Per il leader dell'Udc, poi, occorre non lasciare solo il
capo dello Stato: "Se non vogliamo essere ipocriti, se non vogliamo
applaudire Napolitano (che sollecita ad un incontro e ad un'intesa fra
le parti politiche) per forma e poi contraddirlo nella sostanza,
abbiamo l'obbligo di riprendere questo dialogo". Mentre il ministro
della Giustizia del governo ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia, sgombra
il campo dai dubbi di chi ventilava un possibile accordo tra
maggioranza e opposizione: "Non c'è e non ci può essere nessuno scambio o incrocio tra la norma 'blocca processi' e il cosiddetto 'lodo
Schifani'".
(repubblica.it)
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