Il Garante per la privacy ha deciso di chiedere
informazioni alle autorità competenti e in particolare ai Prefetto di
Roma, Milano e Napoli, nominati Commissari straordinari di governo per
la cosiddetta "emergenza rom", sull'eventuale ricorso a forme di
rilevazione anche biometriche - cioè di impronte digitali - estese ai
minori. Questo tipo di schedatura che secondo il Viminale deve essere
attivata per identificazione o di censimento delle comunità di nomadi
sarebbe per il Garante lesiva della dignità personale e discriminatoria
in particolare se applicata nei confronti di minori. Anche il Capo
di Gabinetto del ministro per le Pari Opportunità, Simonetta Matone, ex
giudice minorile, sembra disoociarsi dall'iniziativa annunciata dal
ministro dell'Interno, il leghista Roberto Calderoli. Intervendo
all'incontro per i 21 anni di Telefono Azzurro la Matone dice infatti:
«Troppo spesso il pregiudizio ideologico frena la tutela e la difesa
dei bambini. Con i piccoli rom si violano spesso tutti i diritti.
Prendere le impronte digitali è una prassi consolidata da sempre negli
uffici giudiziari minorili. Da noi in tribunale abbiamo pacchi così di
impronte digitali di piccoli rom». E ha aggiunto: «Ho letto oggi sui
giornali un sacco di sciocchezze sulle impronte digitali ai piccoli
rom. La verità è che nel nostro paese la tutela dei minori è solo
apparente, c'è ancora un grave scollamento».
L'ex ministro
della Solidarietà sociale Paolo Ferrero non esita a paragonare la
pratica di prendere le impronte ai bambini rom alla stregua delle
discriminazioni che mise in atto il nazifascismo, sessant'anni fa. «La
schedatura su base etnica di bambini, cittadini italiani o esteri che
siano, rom o meno che siano, è infatti una proposta barbara,
inaccettabile, indegna di un Paese civile. Mi metterò in fila anch'io,
per farmi schedare dal ministro Maroni, e spero che così come me
faranno tanti altri cittadini e genitori».
Gli ex aennini e i
leghisti sono pronti a fare barricate per difendere questa disposizione
annunciata dal Viminale. Li esprime il presidente dei senatori del Pdl
Maurizio Gasparri, il quale s'impegna a sostenerla «con convinzione». E
la difende in nome di una «tutela di tutti quei bambini vergognosamente
sfruttati da genitori che li educano al furto ed all'illegalità». Per
Gasparri è «dovere di un paese civile e democratico garantire le
migliori condizioni soprattutto per i più piccoli, favorendone la
scolarizzazione e il giusto inserimento in società. ciò vale per gli
italiani e deve anche valere per gli immigrati, verso i quali è nostro
dovere soprattutto impedirne lo sfruttamento». E per questo i bambini
rom vanno presi e messi sotto una particolare "tutela", quella che li
identifica già come possibili criminali, anche se non hanno mai
commesso alcun reato. Solo perché rom. «Al fine di garantirne le
migliori condizioni di permanenza», come dice Gasparri.
Alessandra
Mussolini che oggi presiede la Commissione Bicamerale per l'Infanzia
sostiene che non è una questione di schedatura ma che «molto spesso
quando si chiude un campo rom molti bambini spariscono da lì». Per
spiegare questa strana, inaccettabile, consuetudine del fuggi-fuggi di
fronte a chi ti caccia, la Mussolini dice che chiederà l'audizione del
Sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano perchè riferisca «su che
fine fanno i bambini rom quando un campo viene smontato». Insomma,
anche secondo lei si tratta di una schedatura a fin di bene.
(l'unità)