Come volevasi dimostrare. In effetti, le cose sono proprio andate come Il Velino, con Vittorugo Mangiavillani, vi aveva raccontato per tempo, all’inizio di questa settimana.
Tre dei magistrati del Csm (Pepino, Fresa, Roia) in procinto di valutare la controversia tra il presidente Berlusconi e la giudice Gandus sono a loro volta firmatari della lettera/appello anti-Berlusconi della magistrata milanese.
E per di più, due di loro (Pepino e Roia) sono anche relatori sugli emendamenti Pdl al Senato, in altra commissione del Csm, la sesta, che oggi ha espresso parere contrario alla norma salva processi.
E proprio loro, ieri, hanno predisposto la bozza che si spinge al punto di tacciare di incostituzionalità le norme che la nuova maggioranza si prepara a varare in Parlamento.
È un caso da manuale di conflitto di interessi, che si aggiunge al “solito” (ma non per questo meno grave) sconfinamento del Csm, che quasi punta a sostituirsi a Governo, Parlamento e perfino Consulta.
Su tutto questo, l’Anm e i suoi vertici, solitamente così prodighi di dichiarazioni, ammonimenti e richiami, tacciono. Silenzio di tomba. Sono proprio sicuri che sia questo il modo migliore di difendere la credibilità della magistratura?
Daniele Capezzone* - Il Velino/Italia chiama Italia
*direttore de Il Velino