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Home / Politica / Maroni contro il gip di Verona. "Un errore scarcerare i rom"
Thu, 03 Jul 2008 06:34:00

Maroni contro il gip di Verona. "Un errore scarcerare i rom"




Il ministro dell'Interno boccia la decisione di non convalidare il fermo dei nomadi accusati di costringere i loro figli a rubare: "Vanifica l'operazione della polizia"



La scarcerazione dei rom decisa ieri dal gip di Verona è un "errore": il ministro dell'Interno Roberto Maroni non usa mezzi termini e attacca - dopo la decisione del magistrato Giorgio Piziali di non convalidare il fermo di otto nomadi accusati del reato di sfruttamento di minori - dicendosi "rammaricato" per un'ordinanza che "ha vanificato un'operazione di polizia" contro un reato odioso.

Conversando con i cronisti alla Camera sulla scarcerazione dei nomadi che avrebbero costretto i loro figli a rubare, Maroni continua: "Continueremo a indagare anche se mi sembra strano che non si sia ravvisato il pericolo di fuga per delle persone che sono state arrestate mentre scappavano, è un errore. Controlleremo ma di più non possiamo fare, siamo nelle mani della giustizia".

Intanto, dopo la discussa motivazione con cui ieri il gip veronese ha rimesso in libertà i due nomadi accusati di costringere almeno sei minori a rubare, sono arrivate oggi da parte dei giudici di Torino, Vicenza e Alessandria le conferme alle richieste di fermo per gli altri rom implicati nella vicenda. Le convalide sono arrivate ad Alessandria per i cugini Branko e Marko Sulic e a Torino per un minorenne. I tre erano stati catturati mentre si dirigevano in camper verso il confine italo-francese di Ventimiglia. Poche ore prima a Vicenza il giudice confermava il provvedimento di custodia cautelare per un altro membro della famiglia Sulic, Dragan.

Nell'inchiesta sono state sottoposte a fermo in tutto otto persone, tre delle quali in Piemonte, quattro in Veneto e una già detenuta nel carcere di Vicenza. Per due di quelle bloccate in Veneto, ieri, il Gip di Verona Giorgio Piziali non aveva convalidato il fermo ritenendo che non ci fosse il concreto pericolo di fuga e parlando di "istituto del fermo piegato a fini lesivi delle regole costituzionali". Per gli altri due, però, lo stesso Gip aveva disposto comunque la custodia cautelare in carcere ritenendo ci fosse il rischio di reiterazione dei reati.

A due delle donne fermate in Veneto sono stati tolti i figli anche se poco più che neonati. Si tratta dei bambini di di sei e otto mesi di Vesna Dordevic, moglie di Milo Sulic, unico fra gli arrestati ad essere stato effettivamente scarcerato, e di Veselinka Radulovic. Nel dare la notizia, Luciano Bason, legale delle arrestate e dello stesso Sulic, ha parlato di "un atto di violenza nei confronti delle due donne". "Ci sono strutture, anche in Veneto - ha aggiunto - perfettamente attrezzate per tenere madri e figli piccoli. Non si capisce perché, in questa circostanza, si è deciso di allontanare dalle madri dei bambini piccolissimi, impedendo loro di accudirli e nutrirli".

Anche il sindaco di Verona Flavio Tosi aveva attaccato la decisione di non convalidare i fermi per i rom, definendo "sconcertanti i tecnicismi della giustizia, anche se supportati da norme di garanzia costituzionale". Secondo il primo cittadino veronese si tratta dell'ennesima dimostrazione di come il nostro sistema giudiziario non funzioni. ''Quel che sorprende - aggiunge Tosi - sono i giudizi espressi nell'ordinanza del magistrato che vedrebbero nel lavoro della procura della Repubblica e della polizia di Verona l'influenza di un generalizzato interesse pubblico per vicende come quelle al centro dell'inchiesta. Giudizio smentito dal fatto che l'inchiesta era iniziata ben prima delle elezioni politiche e ben prima che il dibattito politico ponesse fra i suoi temi più urgenti la questione del controllo dell'identità dei nomadi''.

(repubblica.it)

















































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