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Giustizia, salta Matrix con Berlusconi: "Basta gossip, oscura azione governo"
Fri, 04 Jul 2008 06:23:00 Giustizia, salta Matrix con Berlusconi: "Basta gossip, oscura azione governo"
Oggi si saprà se il decreto sulle intercettazioni sarà inserito nell’ordine del giorno del cdm. Il premier dice no a Mentana: "Il pettegolezzo ammorba il dibatitto politico". Donadi: "La Lewinsky sarebbe diventata ministro?". Latorre (Pd): "Ripartiamo dal dl Mastella"
Per uscire dalla tenaglia, così, come
preannunciato a Bruxelles, due settimane fa, e confermato ieri ad
Acerra, Berlusconi, nel momento più alto dello scontro sulla giustizia,
aveva scelto di rivolgersi direttamente agli italiani. Nel pomeriggio,
però, la retromarcia. "Avevo detto che non sarei più andato in
televisione ma ora - ha spiegato ieri ad Acerra - ho accettato perché è
necessario che i cittadini sappiano dal loro presidente del Consiglio
cosa si cerca di far succedere in Italia in questo momento". Nel primo
pomeriggio, però, il cambio di programma. Niente puntata speciale di Matrix. "La puntata di stasera con ospite Silvio Berlusconi non si farà": lo ha annunciato Enrico Mentana.
La puntata avrebbe dovuto avere come tema la giustizia e le intercettazioni telefoniche.
No al gossip Da Palazzo Chigi arriva una spiegazione
ufficiale: "Il governo ha lavorato tanto e benissimo in
questi primi due mesi di attività. Non mi pare opportuno e producente
intervenire sui temi proposti da Matrix (giustizia e intercettazioni)
che
farebbero passare in secondo piano le tante cose realizzate dal governo
per cedere il passo ad argomenti e gossip negativi che inquinano
e ammorbano il dibattito politico e parapolitico di questi giorni,
deviando l’attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati
dell’azione di governo".
Decreto Oggi si saprà se il decreto sulle intercettazioni sarà
inserito nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani. Appare peraltro scontato almeno un suo primo esame
domani. Ed è spuntata l’ipotesi di proporre con urgenza solo la
materia della privacy. Il premier Silvio Berlusconi, che
staserà sarà in video a Matrix, sembra determinato a fare il
possibile per bloccare lo stillicidio delle intercettazioni. Ma
il leader del Pd, Walter Veltroni, lo attacca: "Quello delle
intercettazioni è il problema centrale di una persona sola e
non di milioni di italiani".
Pressioni a Berlusconi jr "Anch’io ho ricevuto segnalazioni
per qualche personaggio da parte di amici ma mai pressioni
pesanti". Piersilvio Berlusconi è convinto che "le segnalazioni esistano in tutti i lavori, non solo nello
spettacolo". Il numero due di Mediaset non ha però voluto rispondere a una
domanda più diretta sulla situazione politica attuale e sul
fenomeno delle intercettazioni.
La frenata di Fini Solo oggi si saprà se il decreto
sulle intercettazioni sarà ufficialmente inserito nell’ordine del
giorno del prossimo Consiglio dei ministri di domani. Ma appare ormai
scontato quanto meno un suo primo esame in cdm, come annunciato questa
sera da Niccolò Ghedini. E spunta l’ipotesi di proporre con urgenza
solo la materia della privacy. Silvio Berlusconi intanto riflette ma
non sembra intenzionato a recedere. Una presa di posizione che sta
creando forti tensioni politiche e istituzionali. Tant’è che, al di là
delle proteste dell’opposizione, la linea netta scelta dal Cavaliere
non convince nemmeno i suoi alleati. Nel corso di una colazione di
lavoro a Montecitorio,sarebbe stato proprio Gianfranco Fini ad
esprimere al Cavaliere le sue perplessità in maniera chiara e diretta.
Ancora irritato per l’interpretazione che Berlusconi ha fornito ieri
della nota di Napolitano sul Csm, il presidente della Camera avrebbe
posto l’accento sulle difficoltà pratiche di approvare il decreto in
tempo, tenuto conto della pausa estiva e dell’oggettivo ingorgo
legislativo in cui versa il Parlamento. "Così - ha argomentato Fini -
questo dl rischia di essere un decreto a perdere". Infine il leader di
An avrebbe esortato il premier a ricreare un clima di "concordia
istituzionale", evitando altri conflitti con il Colle.
Le perplessità del Carroccio Perplessi anche gli
esponenti della Lega. Il capogruppo a Montecitorio, Roberto Cota, fa
notare i tempi strettissimi visto che "il calendario parlamentare è
ormai già fitto". È noto, del resto che i lumbard, si pensi all’invito
alla calma di Umberto Bossi, vedano lo scontro sulla giustizia un
intralcio sulla strada delle riforme, tema a loro assai caro. Il
Cavaliere, però tira dritto. E proprio nel corso dell’incontro con
Fini, a quanto si apprende, avrebbe ribadito tutta la sua
determinazione. Se succede qualcosa, avrebbe sottolineato, stavolta ci
vado io in piazza perché i cittadini sono come, altro che Veltroni. E
mentre alla Camera continuano a fioccare indiscrezioni, le più diverse,
sui contenuti di presunte nuove clamorose intercettazioni ai suoi
danni, Berlusconi prepara meticolosamente la sua partecipazione
televisiva a Matrix.
Ghedini: "Ora è emergenza" "Sarà il consiglio dei ministri a
valutare collegialmente se sulle intercettazioni si procederà per
decreto legge. Si potrebbe estrapolare e trasformare in decreto
solo la parte che riguarda il divieto di pubblicazione. L’emergenza c’è: i
giornali continuano a pubblicare intercettazioni". Niccolò
Ghedini, deputato del Pdl e avvocato di Silvio Berlusconi, spiega
in una intervista alla Stampa, sottolinea come la situazione di
allarme, a livello di informazione, sia ormai "sotto gli occhi di
tutti".
Secondo Ghedini permane "una situazione anti-giuridica". "Il
Csm non ha rispettato le indicazioni del Capo dello Stato, nè
il ruolo che la Costituzione gli assegna - conclude - Fini e Schifani sono
andati da Napolitano, e questo mi pare fisiologico. Il Capo dello
Stato ha spiegato che la lettera al Csm è stata autonoma,
maturata prima di quel colloquio".
L'attacco dell'Idv "E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo? Il dirimente tra pubblico e privato
nella politica nel caso di un capo di governo è molto labile. Credo che l’informazione debba prevalere".
Così Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera, commenta a Radio Radicale
l’ipotesi della pubblicazione di nuove intercettazioni
del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che coinvolgerebbero,
secondo indiscrezioni di stampa, alcune ministre. "Io sono rispettoso
al massimo della privacy dei cittadini italiani - dice Donadi - ma
credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce
ne debba essere molto poca. Se poi quest’uomo politico riveste cariche
istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei
cittadini ad essere informati. Negli Usa Bill Clinton è stato al centro
di una bufera mediatica per vicende sessuali con Monica Lewinsky -
aggiunge il deputato Idv -. Credo sia stato giusto che gli americani
abbiano potuto conoscere la morale del loro massimo rappresentante
politico".
Carfagna sdegnata Il ministro per la Pari opportunità,
Mara
Carfagna, non entra nel merito delle polemiche per le intercettazioni e
bolla tutto come "gossip". A chi le chiede un parere sul dibattito
politico la Carfagna a Napoli risponde: "Non mi occupo di
intercettazioni, di gossip, di stupidaggini.
Non fanno parte della delega del mio ministero, e quindi non me ne
occupo".
Latorre cauto Nicola Latorre, vicepresidente dei
senatori
del Pd e da sempre vicino a Massimo D’Alema, è convinto che le
intercettazioni siano uno strumento indispensabile al lavoro dei
magistrati,
ma ritiene il sistema attuale "un autentico schifo, perché le
intercettazioni sono soltanto uno strumento di lotta politica e basta".
Conversando con alcuni giornalisti alla buvette di palazzo Madama,
Latorre (che fu intercettato per la vicenda Unipol-Bnl) premette: "Sia
chiaro, le intercettazioni sono indispensabili e il loro uso non va
circoscritto soltanto ad alcuni reati. Però - è la precisazione - vanno
disciplinate e io sono per un intervento drastico, non da fare
attraverso un decreto".
Latorre è favorevole "a sanzioni più severe, non per i giornalisti
però, ma per chi diffonde le intercettazioni - ha aggiunto - come
possono
essere i magistrati o la polizia giudiziaria". A suo giudizio può
essere colpita anche la pubblicazione di intercettazioni, ma nella
figura degli
editori e non certo dei giornalisti i quali fanno il loro mestiere
pubblicando le notizie di cui vengono a conoscenza.
Per il parlamentare del Pd si deve prevedere un budget ad hoc destinato
alle intercettazioni. "In questo modo si responsabilizza ogni
singola procura: il procuratore sa di poter spendere 100 e allora sarà
rimessa alla sua valutazione la decisione su quali reati concentrare la
spesa per intercettazioni". Oltre al limite di spesa, Latorre
suggerisce di attivare un centro unico di ascolto come soluzione per un
uso più
razionale delle risorse. "In ogni caso - è la sua conclusione - dopo
aver detto no al decreto legge, mi sembra che il ddl Mastella della
precedente legislatura
sarebbe una buona base di partenza per riprendere il lavoro in
parlamento". (ilgiornale.it)
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