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Impronte ai minori, stop del prefetto Mosca
Fri, 04 Jul 2008 06:28:00 Impronte ai minori, stop del prefetto Mosca
Portavoce Maroni: nessuna banca dati sui rom
Tre mesi di tempo per il censimento dei
nomadi nella capitale, ma dalla prefettura emerge che ai bimbi non
saranno prese le impronte, a meno che la polizia non si trovi in una
situazione per cui questo tipo di identificazione sia richiesta dalle
indagini. Per i minori si potrebbero utilizzare altri sistemi, come le
foto. Per l'emergenza rom ai prefetti è stata lasciata la possibilità
di scegliere il sistema più adeguato a patto che sia univoco e
l'accordo deve ancora essere trovato. Le posizioni di Roma, Milano e
Napoli sono ancora distanti. «Il prefetto di Roma è una persona molto
seria, ho una grande stima per lui. È un grande conoscitore della
legge. Sicuramente ha a cuore tutta la legalità, tutta la sicurezza ma
anche tutte le persone». Così Mario Marazziti, portavoce della Comunità
di Sant'Egidio, ha commentato la presa di posizione del prefetto di
Roma Carlo Mosca sulle impronte ai bambini rom.Dal ministro
dell'Interno arrivano le precisazioni: per i rom in Italia non sarà
istituita nessuna banca dati. Le misure previste dalle ordinanze del 30
maggio prevedono un vero e proprio censimento che terminerà il 15
ottobre tra le 700 comunità nomadi in Italia, nelle quali sono presenti
esponenti della comunità rom di Romania ma anche cittadini italiani e
nomadi che provengono da paesi extracomunitari. Arcivescovo di Crontone: servono per identità
L'arcivescovo di Crotone, mons. Domenico Graziani non è d'accordo con
la posizione presa da Famiglia Cristiana sulla proposta di rilevare le
impronte digitali ai bambini rom. Il giornale si era detto contrario
alla proposta. Mons Graziani afferma che in una intervista ad un sito
indipendente di ispirazione cattolica, afferma che l'iniziativa serve,
invece «per dare un'identità a bimbi che spesso non ce l'hanno». L'intervista è apparsa sul sito della Milizia di San Michele Arcangelo,
in una rubrica intitolata Vatispy, da oggi online a cura del
vicedirettore di Petrus, Bruno Volpe, il quale ha spiegato di volervi
raccogliere e diffondere voci fuori dal coro e dall' ufficialità
nell'ambito della Chiesa cattolica. «In linea teorica, ma solo
teorica - afferma l'arcivescovo di Crotone nell'intervista - Famiglia
Cristiana parla bene», ma «in concreto le impronte servono per dare
un'identità a bimbi che spesso non ce l'hanno. Non possedendo dati
documentali si prestano al commercio degli organi, a delitti su
commissione da parte di bande di adulti senza scrupoli. Insomma - fa
appello Graziani - tutti noi chiediamo collaborazione alla polizia e
alle forze dell'ordine». Per questo - conclude l'arcivescovo - «è
necessario dare un'identità a questi bimbi, proprio nel loro interesse
e per stroncare traffici criminali».Lunedì dibattito a Strasburgo. La
plenaria del Parlamento europeo discuterà lunedì nel tardo pomeriggio,
della proposta di istituire una banca dati sui rom avanzata in Italia.
La richiesta è stata avanzata dai socialisti, dai Liberal democratici,
dai Verdi e dal Gruppo delle sinistra europea (Gue), che presenteranno
una risoluzione in proposito. La risoluzione sarà votata fra martedì e
mercoledì. Ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva detto
che nella procedura di identificazione dei minori nomadi che vivono nei
campi rom, «non c'è nessuna violazione di nessuna norma»: né «delle
norme europee», né «delle carte dei diritti dei minori».
(ilmessaggero.it)
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