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Home / Sesso e Salute / Tumore all’ovaio, la prevenzione inizia dalla pillola
Tue, 15 Jul 2008 05:10:00

Tumore all’ovaio, la prevenzione inizia dalla pillola




Secondo uno studio inglese pubblicato da Lancet la contraccezione ormonale ha evitato 200.000 casi di cancro ovarico. E potrebbe prevenirne 30.000 l'anno. Ma in Italia si usa poco, a causa dei troppi pregiudizi

di Adele Sarno



La pillola protegge le ovaie, riducendo il rischio di tumore. E così l’uso dell’anticoncezionale non solo previene gravidanze indesiderate ma anche il carcinoma dell’ovaio, una malattia che in Italia colpisce una donna ogni 97. Secondo una ricerca condotta da un gruppo di epidemiologi dell’Università di Oxford e pubblicata su Lancet, il contraccettivo ormonale infatti ha un’azione protettiva dell’ovaio tanto che può salvare 30 mila vite l’anno e negli ultimi 50 anni ha evitato 100 mila morti e 200 mila malati. “Lo studio condotto da Valerie Beral – afferma il professor Gianbattista Melis, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica all’Università di Cagliari – arriva a un importante risultato ma rappresenta soltanto una conferma. Gli studiosi infatti da anni insistono sugli effetti vantaggiosi del contraccettivo. La novità piuttosto è che la ricerca inglese quantifica per la prima volta il beneficio. Nonostante ciò, ancora oggi, l’uso della pillola è ostacolato da troppi tabù: c’è chi pensa che faccia ingrassare e chi crede che favorisca la formazione del cancro alla mammella e di quello della cervice uterina”.

Lo studio britannico. Secondo la ricerca grazie all’uso della pillola il rischio di contrarre il cancro alle ovaie si riduce del 20% ogni 5 anni e si dimezza se l’assunzione si protrae per 15 anni. E ancora, poiché le donne contraggono questo carcinoma in età adulta, ovvero intorno ai 55 anni, prendere la pillola sin da giovani avrebbe un effetto preventivo. Il gruppo di epidemiologi coordinato dalla Beral è arrivato a questo risultato dopo aver analizzato i dati raccolti da 45 studi sull’argomento. In particolare i ricercatori hanno messo a confronto due gruppi, nel primo 23.257 donne che avevano sviluppato il tumore alle ovaie e nel secondo 87.303 sane. Prendeva o aveva preso la pillola il 31% del primo gruppo e il 37 % dell’altro. I risultati hanno evidenziato che, tra quelle che non assumevano il contraccettivo ormonale, 12 donne su mille prima dei 75 anni sviluppavano il tumore, mentre tra coloro che lo usavano se ne ammalavano 8 su mille. Lo studio inoltre aggiunge che gli effetti benefici della pillola si prolungano anche quando si smette di assumerla e che quindi per le giovani donne potrebbe essere utile prenderla per almeno 10 anni. Anche un editoriale di Lancet, una delle principali riviste di medicina britanniche, ha invitato a rendere più agevole la somministrazione dell’anticoncezionale. Tanto che già dalla fine di giugno le donne inglesi possono acquistarla senza prescrizione e su internet.

Perché la pillola previene il cancro alle ovaie. "Questo studio evidenzia un dato importante, bisogna infatti ricordare che il tumore ovarico è difficile da diagnosticare e che non esistono programmi di screening scientificamente affidabili per prevenirlo”. Spesso, continua a spiegare Melis, questo carcinoma si scopre soltanto quando è in fase avanzata per cui questa ricerca, confermando l’utilità della pillola nella prevenzione del cancro dell’ovaio, attribuisce un valore aggiunto all’anticoncezionale. “La pillola in pratica, impedendo la gravidanza e bloccando l’ovulazione, riduce il trauma ovarico che ogni donna in età fertile subisce durante le mestruazioni. Trauma che è tra le cause dell’insorgere del tumore”. Non è un caso che in passato, quando le donne avevano più figli, questo cancro era meno diffuso, durante la gravidanza infatti l’ovulazione si interrompe. Se è sbagliato dunque parlare di farmaco antitumorale, è altrettanto scorretto non riconoscere la sua azione benefica.

Intorno alla pillola ancora troppi tabù. In Italia, però, la contraccezione ormonale è ancora poco utilizzata. "A eccezione della Valle d’Aosta e della Sardegna, in linea con gli altri paesi europei, tra le donne in età fertile la diffusione della pillola non supera il 15-20%, contro una media dell’Europa centro-settentrionale superiore al 30-35%”. E i motivi di questa riluttanza sono culturali e dipendono da luoghi comuni, ancora molto diffusi. "C’è chi pensa che faccia ingrassare - spiega il professor Melis - che favorisca la formazione della cellulite e chi invece la identifica come causa dell’insorgere di carcinomi alla mammella e alla cervice uterina. Molto, quindi, deve ancora essere fatto per diffondere fiducia nei confronti di una contraccezione corretta ed efficace che, oltre a proteggere la salute, ridurrebbe anche il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza". (kwsalute.kataweb.it)


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