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Wed, 17 Sep 2008 07:30:00

Tumori: un milione di persone nel mondo convivono col linfoma




La malattia e' in crescita, ma oggi e' enormemente piu' facile curare questo tumore




Oltre un milione di persone convivono oggi nel mondo con un linfoma, una patologia tumorale poco conosciuta al grande pubblico che, purtroppo, si pone al terzo posto nella graduatoria dell'Oms per i tumori in maggior crescita. E' stato sottolineato oggi a Roma al residence di Ripetta, in occasione della giornata mondiale per la conoscenza del linfoma, alla presenza del professor Franco Mandelli, padre della ematologia nazionale e presidente dell'Ail, l'Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma, della dottoressa Melania Rizzoli, intervenuta come vicepresidente dell'Ail, anche come paziente di questa difficile forma tumorale che e' riuscita a vincere e come autrice del volume 'Perche' proprio a me? Come ho vinto la mia battaglia per la vita'. Un'emergenza sanitaria che non risparmia il nostro Paese, con 50 nuovi casi ogni giorno, pari a circa 15-16.000 nuovi ammalati l'anno. Cosa sono i linfomi? Come riconoscerli? Quali sono le nuove frontiere terapeutiche? Di questo si e' parlato oggi al Residence di Ripetta e di questo si tornera' a parlare giovedi' 18 settembre in un seminario interattivo 'Ail Pazienti Linfomi', tra medici, pazienti e famiglie, promosso dall'Ail, con il sostegno di Roche, che si terra' nell'aula magna dell'Universita' degli Studi 'La Sapienza', a Roma.
 
Un incontro che il professor Mandelli ha voluto basare non tanto e non solo sulle acquisizioni medico-scientifiche del male, ma, soprattutto, sul determinante fattore del dialogo tra medico e ammalato e tra medico, paziente e contesto familiare della persona affetta da linfoma. Mandelli ha battuto piu' volte su questo tasto, pur sottolineando l'importanza della preparazione del personale sanitario e le acquisizioni che si stanno registrando nel campo della ricerca farmaceutica: "Voglio dire, senza mezzi termini, che il paziente va coccolato". La vice presidente di Ail, Melania Rizzoli, ha portato la sua testimonianza al riguardo nella duplice veste di medico e di paziente. Colpita, anni fa, da una forma molto insidiosa di linfoma, la Rizzoli e' stata curata dal professor Mandelli e dalla sua equipe. "Ho attraversato momenti terribili - ha spiegato la Rizzoli - resi ancora piu' difficili dal mio essere medico e dal conoscere l'entita' del male e delle terapie a cui dovevo sottopormi. Ho lottato, non ho perso la speranza e sono stata fortunata, anche nel mettermi nelle mani del professor Mandelli e della sua equipe". Rizzoli e Mandelli hanno ribadito che non vi e' alcun bisogno, per i pazienti italiani di linfoma, di intraprendere "viaggi della speranza" all'estero, perche' e' possibile curarsi benissimo e guarire da questo male anche in Italia.
 
 E' vero, ha detto Mandelli, che la malattia e' in crescita, ma e' altrettanto vero che oggi e' enormemente piu' facile curare questo tumore, guarirlo o aumentare le speranze di vita. L'introduzione degli anticorpi monoclonali, come per altre patologie, ha costituito una vera e propria svolta nella terapia del linfoma: non ci si basa piu' soltanto su chemio e radioterapia, strumenti ancora necessari anche se invasivi e distruttivi, ma su terapie sempre piu' mirate a rimuovere le sole cellule cancerose e cancerogene, senza colpire i rimanenti tessuti. "E' ancora troppo presto - ha detto Mandelli - per poter mandare in soffitta la chemioterapia, ma la ricerca scientifica e farmaceutica sta facendo passi importanti in tal senso". L'aumento della malattia, come per altre patologie, e' legato, anche, all'aumento della durata della vita: "la malattia - ha spiegato Mandelli - colpisce molto gli anziani, ma, purtroppo, non fa sconti alle altre fasce di eta'. Tutti possono essere colpiti, a qualunque eta', con una particolare predisposizione dei maschi compresi tra i 15 e i 40 anni. Uno dei fattori piu' determinanti - ha aggiunto il professore - e' l'immunodepressione". 

 
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