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Sat, 27 Sep 2008 07:30:00

Cardiologia: con i nuovi 'nanostent' rischio zero trombosi/infarto


CARDIOLOGIA: CON NUOVI ’NANOSTENT’ RISCHIO ZERO TROMBOSI-INFARTO


Si tratta di un test con un potere di risoluzione 40 volte superiore




Dalla sperimentazione presentata a Bologna risulta che gli stent nanotecnologici riducono inoltre la formazione della cicatrice nel vaso trattato, evitando la comparsa di una sorta di “callo” che puo’ di nuovo occluderlo e che si forma spesso con gli stent metallici non ricoperti; i nuovi stent con nanopolimeri potrebbero per questo diventare l’opzione preferibile nei casi in cui il rischio di trombosi e’ particolarmente elevato, ad esempio nei pazienti con infarto e in chi non puo’ assumere doppia terapia antiaggregante piastrinica per lunghi periodi di tempo. Sempre in tema di nanotecnologie, continuano le sperimentazioni con gli stent che richiamano le cellule endoteliali.

“Sono ricoperti di anticorpi che funzionano da “calamita” per queste cellule” - riferisce Tamburino. - “In questo modo in una o poche settimane si ottiene uno strato di endotelio continuo e simile a quello che ricopre il resto dei vasi: la probabilita’ di trombosi si riduce del 60 per cento e percio’ anche questi dispositivi sono adatti per i pazienti a maggior rischio trombosi”. Per gli stent che attirano le cellule endoteliali e’ in partenza un Registro Nazionale per censire e gestire i dati di tutti i pazienti trattati, cosi’ da ottenere il maggior numero di informazioni possibili sulla loro efficacia e la sicurezza.

Al congresso bolognese e’ stata infine presentata anche una nuova tecnica di indagine - la Optical Choerence Tomography (OCT)- a raggi infrarossi che serve per scoprire se lo stent funziona: si tratta di una “mini-telecamera” ad altissimo potere di risoluzione che non utilizza raggi dannosi ma innocui infrarossi per “navigare” dentro le coronarie, riuscendo a fotografarne i piu’ piccoli dettagli e a verificare l’esito dell’ angioplastica. “Si tratta di un test con un potere di risoluzione 40 volte superiore rispetto a quello dell’ecografia endocoronarica - ha spiegato il professor Corrado Tamburino- Si puo’ cosi’ apprezzare anche un singolo strato di cellule e definire l’anatomia intima delle coronarie con una precisione senza precedenti, senza l’impiego di radiazioni e con una tecnica che puo’ essere eseguita agevolmente durante una normale coronarografia”.

In Italia questa tecnica viene sperimentata presso il dipartimento cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo, il reparto di cardiologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma e la divisione di cardiologia dell’ospedale Ferrarotto dell’Universita’ di Catania: non e’ ancora di routine, ma gli esperti confidano che presto possa essere utilizzata in un ampio numero di pazienti.

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