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Tue, 28 Oct 2008 07:30:00

Generazione Facebook, adolescenti a rischio - di Adele Sarno




Giocare con la propria identità, vivere rapporti virtuali e non reali durante la crescita può compromettere la formazione di una struttura psichica forte e autonoma in un giovane. E i genitori sono spesso inconsapevoli dei rischi che corrono i propri figli

di Adele Sarno


Usare troppo Facebook o Myspace può influire negativamente sullo sviluppo psichico delle giovani generazioni. Secondo uno studio condotto dallo psichiatra londinese Himanshu Tyagi, del West London Mental Health NHS Trust, i social networks possono contribuire a sviluppare una visione del mondo ‘potenzialmente pericolosa’ nei ragazzini che passano le ore a giocare con identità virtuali. Secondo il ricercatore i giovani che non hanno nessuna esperienza di un mondo senza una società online assegnano uno scarso valore alla loro identità nel mondo reale e questo potrebbe renderli più vulnerabili a comportamenti impulsivi. In pratica è come se ai più piccoli mancasse quel legame con la vita reale che mette alla prova una relazione di qualunque tipo, rendendola duratura o destinata a finire.

“È un mondo dove tutto si muove velocemente e cambia in continuazione – scrive Tyagi – dove le relazioni sono regolate dal clic di un mouse, dove puoi cancellare il tuo profilo se non ti piace e in un secondo sostituire un’identità inaccettabile con una più accettabile”. L’anonimato garantito dalla rete annulla le difficoltà dovute alla differenza di età, di sesso, di razza e di status sociale, favorendo comunicazione e scambio. E poi vengono meno i problemi di una relazione reale: piccole insofferenze, la noia e l’abitudine, i contrattempi della vita quotidiana. Anche le distanze geografiche si annullano.

I rischi per lo sviluppo mentale. Passare ore e ore a chattare con gli amici, cambiare continuamente il proprio profilo e inventarsi identità diverse può quindi influenzare lo sviluppo psichico. “Ma attenzione – spiega la dottoressa Mirella Galeota, responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Moscati di Avellino – individuare in Facebook, in Myspace o in internet il problema è sbagliato. Il vero turbamento per un ragazzo di dieci anni è l’uso che si fa di questo mezzo di comunicazione. Bisognerebbe chiedersi perché si passano giornate intere ad avere rapporti che non sono di apertura ma di chiusura in se stessi”. Specie dai dieci anni in poi il ragazzo vive una fase importante della sua vita, lascia gli investimenti familiari per investire su quelli extrafamiliari. “Se in questo momento di crescita – spiega l’esperta – i rapporti reali lasciano il posto a quelli virtuali, il ragazzo blocca una fase importante del proprio sviluppo. Dovrebbe conoscere il proprio corpo, sperimentarsi con altre persone, e invece tutto resta congelato”.

La conseguenza è il blocco dello sviluppo psicoaffettivo. “La mancanza di rapporti reali impedisce che nel ragazzo si costituisca una struttura psichica forte e autonoma. E così accade che questo avverta la necessità di crearsi una dipendenza che appaghi i bisogni. Dal computer all’alcol, dai videogame al fumo”. Si crea una catena che è difficile da spezzare, anche per i genitori. “È sbagliato però accusare madri e padri di lasciare i propri figli ore davanti al computer. Se è vero infatti che a loro fa comodo liberarsi dalle responsabilità di occuparsi dello sviluppo psichico del bambino, è altrettanto vero che lo fanno inconsapevolmente, essendo loro stessi vittime di una psicopatologia, in cui il male si confonde con il bene e viceversa”. In pratica, conclude la Galeota, i genitori non si rendono conto dei danni che possono fare non garantendo ai propri figli la possibilità di avere rapporti reali in quell’età in cui, proprio grazie a quelli, dovrebbero formare un’identità psichica forte e indipendente, da internet come dall’alcol e così via. (kataweb.it)


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