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Mon, 14 Sep 2009 15:59:00

Allarme fra gli anziani: si temono 4.000 morti in più per le sequele dell’influenza




Appello di Ageing Society al Governo ed alle Regioni per una vaccinazione tempestiva



 

Il rischio di decesso legato ad un’infezione influenzale è dieci volte più elevato nelle persone di età superiore ai 65 anni rispetto a giovani adulti.

Una recente analisi, condotta per stimare l’eccesso di mortalità in Italia attribuibile all’influenza, segnala come ogni anno si registrerebbero circa 8.000 decessi. Questi decessi, tra il 75% e l’84%, si registrano nei soggetti con età superiore ai 64 anni.

E’ per questa ragione che nel nostro Paese si è raggiunta una buona copertura vaccinale, superiore al 60%, nella fascia di popolazione over 65. Vaccinazione che raggiunge il 72% negli over 75.

Gli anziani, quindi, proprio perché portatori di pluri patologie (respiratorie, cardiovascolari, metaboliche etc.), sono i principali fruitori delle vaccinazioni antinfluenzali.

“L’allarme pandemico causato dal virus A/H1N1 e la forte concentrazione di comunicazioni tese ad allertare la popolazione circa la capacità diffusiva di questo nuovo virus – dichiara il Prof. Emilio Mortilla Presidente di Ageing Society Osservatorio Terza Età – rischia di porre in secondo piano la normale ma più pericolosa sindrome influenzale, ritardando l’ annuale campagna di vaccinazione rivolta agli anziani. Infatti, mentre la vaccinazione per il virus A/H1N1 riguarda prevalentemente soggetti giovani e/o che operano in attività  particolarmente esposte al contagio ed a soggetti particolarmente fragili, la sindrome influenzale tradizionale è, come visto, pericolosa soprattutto per gli anziani.

Sono numerose le telefonate di anziani che ci pervengono quotidianamente con richiesta di informazioni circa la possibilità di fare due vaccinazioni contemporaneamente ovvero se è utile rivolgersi direttamente agli ospedali ai primi sintomi influenzali”.

Emerge, dunque, un problema di informazione corretta ed esaustiva rivolta agli anziani ed ai soggetti a rischio ma anche una strategia di calendarizzazione per i due tipi di vaccinazioni che si rivolgono a due target di popolazione differenti.

Inoltre, se non si anticipa la vaccinazione antinfluenzale annuale, come per  altro sta avvenendo nei principali paesi europei, rischiamo che ad ogni starnuto o colpo di tosse gli anziani, preoccupati per il loro stato di salute, bypassino la rete dei medici di famiglia rivolgendosi direttamente ai pronto soccorso intasando, in tal modo, le strutture pubbliche già impegnate per le infezioni causate dall’ A/H1N1.

E’ comprensibile che lo Stato sia fortemente preoccupato dal rischio che il 40-50% della popolazione contragga il virus influenzale A, in quanto ciò avverrebbe prevalentemente nei bambini e nelle fasce produttive, aggravando così i già elevati costi sociali e sanitari connessi con la tradizionale sindrome influenzale, con una forte perdita di produttività  per assenze dal lavoro.

In Italia, ad esempio, la sindrome influenzale genera ogni anno spese stimate in media nell’ordine di 2,6 miliardi di euro che, nel caso della paventata pandemia potrebbero moltiplicarsi dalle 5 alle 10 volte.

“Rivolgiamo un pressante appello al Governo ed alle Regioni affinchè, con senso di responsabilità, così come auspicato dagli igienisti della S.I.T.I e dai farmacisti della F.O.F.I. ed altri autorevoli scienziati,  procedano anticipando la vaccinazione antinfluenzale tradizionale rivolta agli anziani attraverso la ormai collaudata rete nazionale, affinchè possa intercorrere un adeguato spazio temporale per l’eventuale vaccinazione contro il virus  A/H1N1 evitando, così, un eccesso di richieste di ricovero nelle strutture pubbliche dettate dalla paura e dalla prudenza.

D’altra parte, un ritardo nei piani di vaccinazione regionali, magari dettato da improprie strategie di risparmio, non solo determinerebbe circa 4.000 morti in più tra gli anziani, ma aumenterebbe significativamente i 500 milioni di euro che il SSN sostiene ogni anno per i soli ricoveri influenzali.

Ricordiamoci tutti del problema della così detta medicina difensiva che produrrebbe, in questo caso, ulteriori  ricoveri ed indagini diagnostiche improprie.

Mai come in questo caso – ha concluso il Prof Mortilla – prevenire è meglio che curare o celebrare esequie”.


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