Il quotidiano online di tutti gli italiani






la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
Dopo la batosta elettorale del PdL, si andrà al voto anticipato?
Sì, ne sono certo
No, si arriverà al 2013
Si vota entro l'anno prossimo
La politica mi ha stufato...
Home / Sesso e Salute / Troppi germi sugli abiti nuovi. Meglio lavare prima di indossare - di Sara Ficocelli
Thu, 28 Jan 2010 09:56:00

Troppi germi sugli abiti nuovi. Meglio lavare prima di indossare - di Sara Ficocelli




Il dipartimento di microbiologia della New York University ha analizzato 14 capi comprati in tre noti franchising dell'abbigliamento. Su maglie e pantaloni residui di cellule vaginali, lievito e germi fecali. Gli esperti avvertono: "Meglio essere prudenti"

di Sara Ficocelli




Cosa c'è di più bello che entrare in un negozio, comprare quel vestito che da tempo ci fa l'occhiolino e metterlo la sera stessa, soffocando un po' di impazienza? Secondo il Dipartimento di microbiologia e immunologia della New York University indossare ciò che si compra senza prima fargli fare una lavatrice è una pessima abitudine: i vestiti, stando a un'indagine coordinata dal direttore del dipartimento Philip Tierno, sarebbero infatti mediamente zeppi di germi e nella migliore delle ipotesi infilarsi una camicia nuova equivale a mettersi addosso qualcosa che è già stato indossato da una ventina di persone.

"Per molti vedere la targhetta attaccata a un capo di abbigliamento è sintomo di pulizia - spiega Tierno - ma questa impressione è totalmente sbagliata". Provare un vestito infatti è una cosa che facciamo tutti quando entriamo in un negozio, per lo meno se la nostra intenzione è quella di comprarlo, ma naturalmente quei maglioni e quei pantaloni subito dopo non vengono lavati, bensì piegati e rimessi con cura al loro posto.

Insieme a tutti i germi che nel frattempo si sono depositati sui tessuti. Il dipartimento dell'università newyorkese ha analizzato 14 capi di abbigliamento acquistati dal sito "Good Morning America", che ha commissionato l'indagine, in tre popolarissimi franchising di moda. Sui vestiti c'erano batteri di ogni tipo: secrezioni respiratorie, cellule epidermiche e persino residui fecali. "Su una giacca ho trovato tracce di feci - spiega lo studioso - specialmente nell'incavo della cucitura che copre l'ascella e le natiche". Due parti delicatissime del corpo umano, quelle dove è più facile che si annidino batteri e parassiti. Ma le sorprese non sono finite.

Il direttore del dipartimento di microbiologia e il suo staff sono rimasti letteralmente a bocca aperta analizzando i residui organici di una camicetta di seta: cellule vaginali, lievito e ancora una volta gli immancabili germi fecali. Provate a immaginare quante donne l'avevano indossata prima che finisse sotto il microscopio del laboratorio. Due degli indumenti analizzati, in particolare, hanno fatto registrare al dipartimento americano un altissimo tasso di contaminazione: "In un certo senso, è come toccare l'incavo del braccio o l'inguine di qualcuno - spiega Tierno senza mezzi termini - ed è necessario proteggersi da tutto questo".

Il ricercatore precisa che non necessariamente venire a contatto con questi batteri è dannoso per la salute, ma la reazione del sistema immunitario di ognuno è imprevedibile, così come non è possibile stimare il grado di contaminazione di una maglia o di un vestito. La soluzione è senza dubbio quella di lavare tutto ciò che si compra prima di indossarlo: gli organismi, precisa l'esperto, possono sopravvivere settimane o anche mesi sui vestiti, e non è impossibile contrarre ad esempio un fungo vaginale o qualche altro tipo di infezione attraverso il contatto con abiti molto sporchi. "Diarrea, norovirus, gastroenteriti, batteri MRSA: sono solo alcuni dei disturbi che si possono contrarre", conclude Tierno. Lo studioso raccomanda di lavare ciò che si compra in acqua calda, e naturalmente anche le mani, dopo un intenso pomeriggio di shopping. (canali.kataweb.it)


Italia chiama Italia


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.