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Home / Sesso e Salute / Quei narcisi troppo magri, quando è lui a perdere peso
Mon, 22 Feb 2010 10:27:00

Quei narcisi troppo magri, quando è lui a perdere peso




L'anoressia è una patologia che continua a prediligere le donne ma si sta diffondendo anche tra i ragazzi. Gli esperti la chiamano visnoressia. Per ogni dieci malate c’è un uomo che si sente troppo grasso. Per la bulimia invece il rapporto è diverso, è di uno a venti. Nei ragazzi è più difficile da diagnosticare perché inseguono il sogno di un corpo perfetto





Si guardano allo specchio e si vedono grassi
. Anche quando hanno i muscoli ben scolpiti si sentono comunque inadeguati e non sono come vorrebbero essere. Anche gli uomini si ammalano di anoressia. E gli esperti del settore la chiamano visnoressia. A ricordare la diffusione di questa malattia il congresso della Societá italiana di psicopatologia. "Se per le donne la stima di sé è proporzionata alla magrezza - spiega il professor Gianfranco Placidi, direttore dell'unitá psichiatrica all'Universitá di Firenze – in questi casi è messa in stretta relazione con il muscolo, che diventa il fattore chiave per la propria accettazione".

Sebbene l’anoressia sia una patologia che continui a prediligere le donne si sta diffondendo anche tra i ragazzi: per ogni dieci malate c’è un uomo che si sente troppo grasso. Per la bulimia invece il rapporto è di uno a venti. E gli effetti sono diversi. “Per 'lei' – spiega il professore Giovanni Spera, ordinario di medicina interna dell’Università la Sapienza e membro del consiglio direttivo della società italiana per i disturbi alimentari – l’anoressia tende a comparire tra i 14,5 e 18, mentre negli uomini tutto si sposta di due anni. Per cui la malattia tende a comparire tra i 16 e 27 anni, con un picco tra 16 e 20”. Le più giovani sono ossessionate dall’idea di avere un corpo magro, rifiutano il cibo e sono terrorizzate dal pensiero di ingrassare. Tendono a evitare i pasti o a consumarli con un’eccessiva lentezza. Nel caso della bulimia invece la ragazza dopo aver mangiato in modo eccessivo si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi per dimagrire.

“Nel ragazzo invece – continua il professor Spera – tutto è diverso. Sono rarissimi i casi in cui si sviluppa la bulimia. E in questi casi il corpo non vuole essere magro, ma un involucro muscoloso e perfetto dentro il quale nascondere e proteggere le proprie insicurezze”. Molti proprio questo pensano che gli anoressici siano prima di tutto gay, ma non è così. Sono soltanto persone più fragili, con problemi, che devono completare un percorso di crescita. Veri e propri narcisi che inseguono il sogno di un corpo perfetto.

Più di un milione di persone combatte la propria battaglia con anoressia o bulimia, anche se spesso chi ne soffre non riesce a riconoscere la malattia e la sottovaluta. Ma ogni 20 anni di malattia il 10 per cento degli anoressici muore. L’anoressia è un disturbo complesso – continua l’esperto – perché intervengono numerosi fattori. E questo vale per entrambe i sessi. All’origine possono esserci degli elementi di ereditarietà e influenze di fattori familiari e sociali. Il malato si sente sotto pressione, avverte il peso delle aspettative e delle cure dei propri genitori, percepisce un senso di derisione per la propria forma fisica. Oppure ha un comportamento autodistruttivo. Ma non bisogna dimenticare che molto spesso ciò che spinge una ragazza verso una dieta eccessiva è la necessità di aderire a un determinato canone estetico che premia la magrezza.

Diagnosticare l’anoressia non è semplice, nei ragazzi spesso infatti si confonde con i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza. “Per i bambini invece – continua l’esperto – è più comune che si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il sentimento di non fame. Nelle ragazze la spia invece può essere l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi”. Ad ogni modo la cura è ugualmente lunga e complicata per tutti. Dura in media due o tre anni e il malato va messo in contatto con il proprio stato emotivo. “Per aiutarlo a fare tutto ciò però è necessario che ci sia un’equipe di medici, come un endocrinologo, uno psicologo e un nutrizionista, che segua il paziente”. Infine un ruolo fondamentale, conclude Spera, è quello della famiglia. Soltanto attraverso l’interazione con il malato si possono affrontare le difficoltà, capire quali siano i limiti e individuare i cambiamenti da introdurre tra le pareti domestiche. (canali.kataweb.it)


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