Professor Vittori come spiega questo boom?
Il ricorso alla cosiddetta ‘pillola del giorno dopo’ è in aumento soprattutto tra le giovanissime. Sono preoccupato perché non vorrei che la contraccezione d’emergenza venisse usata come sistema di pianificazione familiare. Questo boom significa che qualcosa non funziona nella comunicazione, che c’è poca prevenzione. Bisogna veicolare alle donne un’informazione più strutturata volta a formare una cultura della salute riproduttiva. Soltanto una ventenne consapevole di ciò a cui va incontro non utilizzando il preservativo non correrà nessun rischio ricorrendo alla contraccezione d’emergenza.
Come si trasmette questa cultura della salute riproduttiva?
È una catena che deve partire dai medici di famiglia, dai genitori, dalle scuole. È importante che tutti insegnino l’importanza della prevenzione. Ormai il primo rapporto sessuale avviene intorno ai 14 anni e sempre più spesso il primo figlio arriva dopo i 30. Bisogna quindi che una donna curi fin da giovane la propria salute riproduttiva e la tuteli proprio per poter arrivare a concepire anche in età matura. Deve sapere quando e come farlo, a quale età. Ma un così elevato ricorso alla contraccezione d’emergenza significa che tutte, e in particolare le più giovani, non sanno come prevenire la gravidanza e che quindi sottovalutano l’importanza di curare il proprio apparato riproduttivo.
Come funziona?
Il levonorgestrel, il vero nome della Norlevo e della Levonelle gli unici due farmaci venduti in Italia, blocca l’ovulazione quando il rapporto sessuale è avvenuto nella fase pre-ovulatoria. In caso contrario agisce sulla parete interna dell’utero, quella su cui si impianta la gravidanza (l’endometrio), impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato. Se, invece, si assume a gravidanza già avvenuta, non la interrompe.
E gli effetti collaterali?
Sono tollerabili dal momento che si tratta di un farmaco da assumere occasionalmente
Quindi il problema non è la pillola del giorno dopo?
Bisogna far entrare nella testa delle persone che è un contraccettivo. Da usare in casi di emergenza, ma pur sempre un contraccettivo che come tutti gli anticoncezionali ha lo scopo di impedire la gravidanza e non di interromperla. Ma un ricorso così elevato al Norlevo o alla Levonelle implica un’emergenza che si chiama scarsa cultura della propria salute riproduttiva. Il nostro obiettivo deve essere quello di informare la gente sulla possibilità di prevenire il problema a monte e non a valle.
Tra l’altro ricorrere alla cosiddetta pillola del giorno significa non usare preservativi. E questo ha anche altri effetti…
Avere un rapporto non protetto predispone al contagio delle malattie sessualmente trasmesse, come la clamidia per esempio, che è una delle cause di sterilità tubarica. Proprio per questo serve una maggiore cultura della salute. Tutelarla significa evitare di ricorrere alla contraccettivo d’emergenza, di impedire l’insorgere dell’infertilità, di avere una vita gestazionale serena.
La pillola del giorno dopo è un problema per molti medici, alcuni si rifiutano di prescriverla appellandosi alla clausola di coscienza, altri lo fanno a malincuore perché non conoscono la storia clinica della paziente. Cosa ne pensa?
Questo è vero. Ma risolvere ‘l’emergenza’, informando le donne sulla propria vita riproduttiva, consentirebbe anche a una ragazza di andare alla guardia medica e di mostrasi attenta e responsabile. E così il cerchio si chiude.
La prevenzione però passa anche per i consultori. La legge 34 del 1996 prevedeva il potenziamento di queste strutture: ce ne dovrebbe essere uno ogni ventimila abitanti mentre il rapporto è fermo allo 0,7 per cento.
La Legge 194 è un’ottima legge ma va applicata. Il nostro obiettivo è di diminuire il ricorso all’aborto. Potenziando la rete di consultori pubblici si può arrivare non solo alle ragazze più giovani ma anche alle extracomunitarie, che non possono permettersi un ginecologo. Non dimentichiamo che, secondo la Relazione annua sull'attuazione della 194 diffusa lo scorso aprile dal ministero della Salute, un aborto su tre è fatto da una straniera.
In molti Paesi europei il levonorgestrel viene venduto come farmaco da banco. Quindi per acquistarlo non serve la ricetta. E molti ginecologi italiani chiedono che ciò avvenga anche in Italia. Lei cosa ne pensa?
Nulla in contrario alla vendita da banco della Norlevo o della Levonelle. Ma è necessario che prima ci sia una campagna di informazione su larga scala per informare le donne dell’importanza della prevenzione. Altrimenti rischiamo di perdere un’occasione importante: abituare la popolazione ad avere la consapevolezza dell’importanza della propria salute riproduttiva. (kwsalute.kataweb.it)