Il quotidiano online di tutti gli italiani






la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
Dopo la batosta elettorale del PdL, si andrà al voto anticipato?
Sì, ne sono certo
No, si arriverà al 2013
Si vota entro l'anno prossimo
La politica mi ha stufato...
Home / Lusso e Tecnologia / Google, il mostro virtuale che fa paura a giornali e politica
Tue, 22 Dec 2009 20:28:00

Google, il mostro virtuale che fa paura a giornali e politica




L’assalto a Google rientra nel generale conflitto tra editori tradizionali e nuovi media. Ma le accuse che vengono rivolte al famoso motore di ricerca non sempre sono valide... Intanto i giornali vendono sempre meno, sono sempre più costosi e subiscono l’attacco dei mezzi di internet che sono più immediati e molto più efficienti dal punto di vista delle risorse economiche





Cosa ha trasformato in pochi mesi Google nell’impresa più odiata e temuta del mondo di internet? È la domanda che si pone Massimiliano Trovato nello studio “Google e l’assedio del 2009” realizzato per l’Istituto Bruno Leoni. Da Murdoch a De Benedetti, fino alle recenti prese di posizione del Corriere della Sera, che nel solo mese di novembre ha affidato alla penna di Massimo Mucchetti ben quattro articoli contro il maggiore motore di ricerca al mondo, tutti puntano l’indice contro Google sempre più connotato come l’ennesimo gigante cattivo. Un’ostilità, spiega Trovato che per l’Ibl si occcupa di teoria del diritto e di problemi giuridici connessi ai processi di liberalizzazione, essenzialmente riconducibile a due ragioni: da una parte a quel conflitto conclamato tra nuovi e vecchi mezzi di comunicazione, destinato ad aprire la strada ad un ineludibile ricambio generazionale; dall'altro alla rivendicazione da parte della classe politica del proprio ruolo di controllo sociale, a lungo abdicato sul web. Politica, cioè, che per tanti anni ha sottovalutato il fenomeno di internet e adesso cerca di recuperare il tempo perduto: Google è un boccone ghiotto, è la porta d’ingresso sul web e metterci le mani sopra significa prendere l’intera rete.

LE ACCUSE Diverse le accuse e gli argomenti mossi contro Google, a partire dai rapporti con il fisco. “A me sembra più che altro fumo negli occhi - dichiara Trovato al Velino -. Google ha problemi fiscali? Evade le tasse? Può essere vero o meno, ma non spetta a me dirlo e nemmeno ai critici di Google. Tocca invece alla Finanza e agli organi preposti”. C’è poi la questione della responsabilità degli intermediari. A Milano è in corso un processo perché è stato caricato su Google Video un filmato dei maltrattamenti subiti da un ragazzino Down da parte di alcuni compagni di scuola. “Il tema della responsabilità degli intermediari – suggerisce Trovato - va risolto in modo da scagionare questi dalla responsabilità dei contenuti che sono caricati dagli utenti”. Altro problema sollevato dai critici di Google quello relativo alla privacy. “È una questione scivolosa – afferma lo studioso dell’Ibl - , però la mia opinione è che l’utente che riceve da Google dei servizi a titolo gratuito, li ‘paga’ attraverso i propri dati personali. Dati che sono la vera ricchezza di Google, che permettono al motore di ricerca di raccogliere la pubblicità dagli inserzionisti. Del resto non siamo obbligati a utilizzare Google. Ma nel momento in cui adoperiamo i suoi servizi e leggiamo le condizioni di utilizzo, sappiamo che i nostri dati personali vengono utilizzati in un certo modo per renderci più appetibili agli inserzionisti”.

L’assalto a Google, sottolinea Trovato, rientra nel generale conflitto tra editori tradizionali e nuovi media. “Google viene accusata dagli editori di appropriarsi dei contenuti senza corrispondere un prezzo dovuto – spiega lo studioso dell’Ibl -. In realtà Google fornisce tutta una serie di strumenti agli editori affinché questi possano decidere di non essere presenti nel servizio Google News pur rimanendo reperibili attraverso la ricerca normale. C’è anche da dire, inoltre, che il servizio Google News retrocede agli editori, se non moneta sonante, comunque una quota notevole di accessi ai loro siti. Quindi anche accusa rivolta al motore di ricerca mi sembra alquanto discutibile”.

NUOVI MEDIA I giornali vendono sempre meno, sono sempre più costosi e subiscono l’attacco dei mezzi di internet che sono più immediati e molto più efficienti dal punto di vista delle risorse economiche. “Il bivio davanti cui si trovano di fronte gli editori tradizionali – evidenzia Trovato - è quello di cercare di cambiare il proprio modello di business e adeguarsi al progresso tecnologico, oppure di cercare di rimanere ancorati al proprio modello. In questo secondo caso, le risorse da dove possono essere prese? Solamente da un cambiamento negli orientamenti politici e regolamentari in modo che editori possano rivalersi sui nuovi media, Google e Youtube in particolare”.
 
DIRITTO D'AUTORE La scorsa settimana c’è stata un’ordinanza del Tribunale di Roma sulla causa intentata da Mediaset a Youtube per la pubblicazione di contenuti coperti da diritto d’autore. “Youtube può essere ritenuta responsabile se gli utenti caricano i video del Grande Fratello? A me sembra difficile da sostenere – dichiara Trovato -. Ma se anche fosse, Google predispone comunque un programma che permette di monetizzare in qualche modo questi contenuti. Mediaset ha due strade: tentare di sfruttare questo programma oppure seguitare con le cause processuali che comportano uno spreco di risorse. Preferiscono questa strada perché è la più semplice, la più immediata e che, nel caso andasse a buon fine, assicura i maggiori ritorni nel breve termine”. Ma viene preferita la strada processuale, aggiunge lo studioso, anche “perché domina l’idea di creare un precedente: una volta tracciato il solco si cambierebbe infatti il rapporto di forza. Un’idea che però cozza con il fatto che la regolamentazione esistente, in modo molto chiaro, esenta gli intermediari da qualsiasi responsabilità”.

LA POLITICA C’è poi la rivendicazione della politica che punta al controllo di Google, Youtube o Facebook. “Negli ultimi 15 anni – sostiene Trovato -, dal momento dell’esplosione di internet, la politica non ha capito la novità. Basti pensare che il primo politico a cavalcare con decisione il web è stato Barack Obama solamente lo scorso anno. Insomma, non sono state adeguate le modalità di governo e di controllo alla realtà di internet. Anzi, si è diffusa l’idea per cui il web sarebbe una sorta di Far West dove vige l’anarchia e nessuno risponde delle proprie conseguenze. Non è così. Perché le leggi che vigono nella vita reale vigono nello stesso modo su internet: una istigazione a delinquere fatta in piazza in un comizio non è diversa da un’istigazione fatta su Facebook. Il problema è che c’è la tendenza a demandare la funzione di polizia agli operatori di internet. Cosa improponibile perché innanzitutto non è il loro mestiere e in secondo luogo perché richiede delle risorse ingenti. Se vengono commessi reati sulla rete, questi devono essere perseguiti dalle forze di Polizia, non da Facebook o da Google”.

LIBERTA' DI PAROLA Dopo il caso dei gruppi pro Tartaglia sorti su Facebook è scoppiata la discussione sulla libertà di parola che rischia di essere minacciata. È un rischio concreto? “Credo di sì - risponde Trovato -. Perché è vero che il nostro ordinamento prevede reati come l’istigazione a delinquere, però devono essere pericoli reali e non solo lo sfogo del cittadino che dice un’idiozia che concretamente non arreca alcun pericolo all’incolumità di qualcuno. Voglio dire, con una frase un po’ paradossale, che esiste anche il diritto a essere dei cretini nella vita reale quanto su internet. Se uno dice ‘Bravo Tartaglia’ è un cretino senza il minimo dubbio. Ma da qui a dire che commette un reato ce ne passa, bisogna stare molto attenti”. E gli attacchi in serie del Corriere della Sera a Google nelle ultime settimane? “Ho avuto modo di conoscere Mucchetti: è una persona per bene e sono convinto che le cose che scrive le pensi davvero – risponde Trovato -. Però è difficile non intravedere nella campagna che ha sferrato con i suoi articoli, l’eco di quelle difficoltà di rapporti tra nuovi e vecchi media di cui parlavo prima. Del resto in precedenza c’erano state le prese di posizione di Murdoch e De Benedetti anche loro molto espliciti nel testimoniare il proprio disappunto nei confronti di Google”.

Internet, Lusso e Tecnologia: altre notizie


Italia chiama Italia


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.