In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di biocarburanti ed, in particolare, di “biodiesel”. Molte le prese di posizione espresse da esperti e da personalità del mondo scientifico italiane e straniere. Ma la chiarezza in tutti noi non vi è ed anzi si fanno sempre più strada i dubbi, le perplessità e le diffidenze rispetto a queste nuove fonti energetiche.
Proviamo a capirci qualcosa. Ad aiutarci c'è il sito www.progettomeg.it, e più in particolare un articolo a firma di Roy Virgilio. Iniziamo, in questa prima disamina per il portale italiachiamaitalia.com, con alcune premesse elementari, ma indispensabili per la comprensione del fenomeno, analizzando la formula chimica della benzina; alcuni di voi diranno che non esiste una sua formula chimica; giustissimo. Essendo un idrocarburo contiene atomi di idrogeno e carbonio, ma non è un composto sempre uguale, non contiene sempre lo stesso tipo di molecole. Possiede piuttosto una serie di caratteristiche chimico-fisiche che vengono decise per legge.
E’ un bel miscuglio, cui si aggiungono vari additivi, quali coloranti, antidetonanti, antiruggine e, spesso, anche un gocciolino di acqua. Eppure viene sempre chiamata benzina ed il vostro motore la brucia senza problemi. Questo già vi fa capire che la vostra auto per funzionare non ha bisogno di un liquido particolare, piuttosto che rispetti parametri di fondo. Questo è difficile che qualcuno ve lo dica ma, di fatto, è così.
Dimostrazione di ciò è la semplicità con cui si può alimentare un motore benzina con GPL o metano (di fatto a parte il serbatoio separato è solo un problema di carburazione, la giusta miscela aria-combustibile).
Il caro petrolio, con il conseguente aumento del prezzo della benzina, il settore trasporti diventato la prima causa di inquinamento dell’aria più delle industrie e di qualsiasi attività produttiva. Tutto questo e molto altro ci pone nella condizione di incominciare a valutare soluzioni alternative.
Molte nazioni in Europa ed, in genere, nel mondo occidentale (America compresa) si sono già attrezzate o si stanno attrezzando.
Ma in Italia stiamo vivendo ancora in un paradosso; siamo il terzo produttore europeo di biodiesel, ma invece di utilizzarlo sul posto, nell’interesse della salute, del benessere e del mercato dei nostri concittadini, lo esportiamo totalmente, o, al massimo, lo si miscela, in bassissima percentuale (5per cento) al gasolio tradizionale, per ridurne la percentuale di zolfo.
In Italia non esistono piani di sviluppo per i distributori di questo carburante " verde " ( bioetanolo E85, biodiesel, biometano, etc.), come invece esistono in Germania, Francia, Olanda, Spagna, etc. (senza portare ad esempio Paesi lontani come il Brasile, dove il 53% del parco vetture viene "mosso" con etanolo) .
In Italia solo pochissimi comuni prevedono la loro installazione, ma non esiste un accordo completo, unitario, strutturato a livello " Paese ". Mancherebbero forse le vetture? No, molti produttori di auto, quasi tutti, già producono modelli che possono funzionare a bioetanolo ( Toyota, Honda, Mercedes, Volvo, GM, Ford, Fiat, Audi, Peugeot, Bmw, Saab, Hyunday, Citroen, etc. ).
Ma i costi dei biocombustibili sarebbero elevati? I costi di produzione dei biocarburanti, con la repentina ed irreversibile impennata del prezzo del petrolio, rendono inoltre, i biocombustibili sempre più economici e molto meno dannosi per l'ambiente.
Già l'ambiente, l'intorno in cui tutti noi viviamo. Quanto influiscono i motori delle nostre vetture, attraverso le emissioni di CO2 sull'ambiente ?
Per le auto a benzina le emissioni di CO2 sono di 205 g/km, per i diesel il valore scende a 167 g/km, passando a 154 nel caso di vetture a Gpl e a 150 per quelle a metano. Si tratta di differenze sensibili tra i diversi tipi di alimentazione e, soprattutto, di livelli di emissione elevati, considerando i 130 g/km da raggiungere entro il 2012, secondo le direttive della UE. Le emissioni di CO2 delle vetture a bioetanolo, sono invece mediamente, intorno ai 115 g/km con punte anche di 90 g/km di alcuni modelli già in commercio.
Negli ultimi tempi, abbiamo assistito inoltre ad una campagna di disinformazione, pilotata, dove si metteva in relazione diretta l'aumento dei costi dei prodotti alimentari con l'aumento della produzione e della domanda, dei biocombustibili. Tutto questo è falso, come è facilmente dimostrabile e verificabile. Il prezzo delle derrate alimentari è ben legato alle politiche agricole europee e/o mondiali, più o meno restrittive del libero scambio, oltre ai periodi climatici sfavorevoli degli ultimi due anni nel mondo, piuttosto che all'andamento della domanda delle culture energetiche.
Dove sono gli ostacoli maggiori che si frappongono allo sviluppo dei biocarburanti? Principalmente, nella riluttanza del mondo petrolifero ad incorporare bioetanolo o altri biocombustibili, direttamente nella benzina. Ciò è dovuto al fatto che specialmente l'industria petrolifera europea si trova a fare i conti con il progressivo ed apparentemente inesorabile, travaso dei consumi di benzina a quelli del gasolio. Il parco auto, infatti, sta diventando sempre più dominato dalle motorizzazioni diesel. La mancanza di un'informazione chiara ed imparziale sui biocombustibili, induce, inoltre, l'utente finale a non pretendere e/o prendere in esame, ancora, questa soluzione.
Possiamo perciò arrivare ad una prima conclusione : se non viene modificato il sistema legislativo, con i conseguenti incentivi, il target europeo fissato per il 2012 sarà irraggiungibile, il nostro portafoglio sarà sempre più vuoto ed il nostro ambiente sempre meno vivibile. Ma torneremo sull’argomento molto presto.
Marco Fattorini – Italia chiama Italia